Iran sotto le bombe: anatomia di un'aggressione che ha già cambiato il Medioriente

(ASI) L'eliminazione di Khamenei, le stragi di civili, la dottrina della «decapitazione della leadership» e gli scenari di una guerra illegale che i suoi artefici vorrebbero rapida — ma che potrebbe rivelarsi tutt'altro.

28 febbraio 2026: un attacco senza mandato internazionale
All'alba del 28 febbraio 2026, una coalizione militare a guida statunitense e israeliana ha sferrato contro l'Iran quello che le prime analisi già descrivono come il più imponente attacco militare nella regione dai tempi della Guerra del Golfo del 1991. In dodici ore, quasi novecento strike hanno investito obiettivi distribuiti in ventiquattro province iraniane: centri di comando delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), rampe missilistiche, sistemi di difesa aerea, aeroporti militari. E, come si vedrà, scuole e infrastrutture civili.
Occorre dirlo senza ricorrere al linguaggio sterilizzato con cui troppo spesso vengono narrate le guerre altrui: ciò che si è consumato il 28 febbraio 2026 configura, sul piano del diritto internazionale, un atto di aggressione. L'articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite proibisce il ricorso alla forza contro l'integrità territoriale di uno Stato sovrano. L'Iran non aveva attaccato né gli Stati Uniti né Israele. Non esisteva alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Non era invocabile alcuna legittima difesa. Vi era soltanto la volontà di due potenze militari di decidere unilateralmente le sorti di un paese terzo.
Non è un caso che il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres, in una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza, abbia espresso profondo rammarico per lo spreco di ogni opportunità diplomatica, mettendo in guardia sul rischio che l'azione militare innescasse una spirale di eventi fuori controllo. Il colpo più devastante alla leadership iraniana è giunto con l'uccisione dell'Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica per trentasei anni, raggiunto da un attacco israeliano nel compound dove era riunito con i vertici militari. Con lui sono stati eliminati il generale Mohammad Pakpour, comandante dell'IRGC, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh e Ali Shamkhani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
La morte di Khamenei è stata ufficialmente confermata nella notte dall'agenzia di stato iraniana IRNA, dopo ore in cui Tasnim e Mehr avevano riportato che la Guida Suprema era «salda e ferma nel guidare il fronte».

I civili: nomi, numeri e una scuola che non c'è più
Si chiamava Shajareh Tayyebeh la scuola elementare femminile di Minab, città costiera nella provincia di Hormozgan, nel sud dell'Iran, affacciata sullo Stretto di Hormuz. Sabato mattina, con circa 170 bambine sedute ai banchi, un attacco israeliano l'ha ridotta in macerie. Secondo i dati forniti dal governatore della provincia Mohammad Ashouri e ripresi dall'agenzia di stato IRNA, il bilancio è di 108 morti e almeno 92 feriti. I soccorritori hanno scavato per ore tra le rovine in cerca di sopravvissuti.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto sui propri canali social: «Decine di bambini innocenti sono stati assassinati. L'edificio distrutto è una scuola elementare femminile nel sud dell'Iran.» Minab non è stata l'unico istituto colpito: un secondo attacco ha riguardato una scuola a est di Teheran, con un bilancio di vittime ancora in corso di accertamento. I dati sono stati riportati sia dall'agenzia Mizan News — organo ufficiale del sistema giudiziario iraniano — sia da Al Jazeera, che ha inviato i propri corrispondenti sul campo.
Il bilancio complessivo dei civili iraniani uccisi nell'aggressione, secondo la Società della Mezzaluna Rossa Iraniana, superava le 200 persone già nelle prime ore. Si tratta di un dato parziale e destinato ad aggiornarsi: le comunicazioni erano gravemente compromesse — la connettività internet in Iran era crollata al 4% a causa degli attacchi informatici che avevano paralizzato i media statali, compresa IRNA — e numerose aree colpite rimanevano inaccessibili ai soccorsi.
Il Central Command americano ha dichiarato di stare «esaminando i rapporti sui danni civili risultanti dalle operazioni militari in corso», senza aggiungere dettagli. Né Washington né Tel Aviv hanno rilasciato dichiarazioni specifiche riguardo alle scuole colpite. Questi fatti mettono sotto una pressione insostenibile le giustificazioni addotte da USA e Israele: quella di mirare esclusivamente a obiettivi militari, colpendo il governo e non il popolo iraniano. Il corrispondente di Al Jazeera da Teheran, Mohammed Vall, ha osservato come gli attacchi alle scuole contraddicano apertamente tali dichiarazioni, aggiungendo che «è qualcosa su cui il governo iraniano insisterà come violazione del diritto internazionale e come aggressione contro il popolo iraniano».

"Epic Fury": la dottrina della decapitazione totale
L'aggressione, battezzata in codice "Epic Fury" dal Pentagono e "Roaring Lion" dall'esercito israeliano, non è stata né improvvisata né casuale. Settimane di pianificazione congiunta tra i comandi militari americani e israeliani l'hanno preceduta, con un grado di integrazione operativa senza precedenti: per la prima volta nella storia, caccia F-22 Raptor dell'USAF sono stati schierati operativamente in territorio israeliano, con base sull'aeroporto militare di Ovda nel Negev.
Gli obiettivi dichiarati, secondo le analisi del JINSA (Jewish Institute for National Security of America), vanno ben oltre la mera neutralizzazione nucleare che aveva caratterizzato le operazioni del giugno 2025. La strategia è esplicitamente «massimalista»: distruzione dell'arsenale missilistico, annientamento della marina iraniana, eliminazione fisica della leadership e creazione delle condizioni per un cambio di regime a Teheran. Trump stesso, nelle ore successive all'inizio dei bombardamenti, ha dichiarato: «Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Annientaremo la loro marina. E, come ho detto per tutta la vita, l'Iran non avrà mai un'arma nucleare.»
Sul piano operativo, la coalizione ha agito su tre assi simultanei. Il primo è la superiorità aerea schiacciante: circa 200 velivoli dell'IAF israeliana — F-35I Adir, F-15I Ra'am e F-16I Sufa — affiancati da circa 270 aeromobili americani, tra cui i bombardieri strategici B-2 Spirit armati con le GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, le bombe bunker-buster capaci di perforare decine di metri di cemento armato. Il secondo asse è la guerra elettronica e l'intelligence, con sistemi come l'EA-18G Growler, i satelliti spia KH-11 a risoluzione decimetrica e la raccolta SIGINT in tempo reale. Il terzo è la precisione nell'eliminazione della leadership, resa possibile dall'integrazione tra CIA e Mossad.


Un paese in lutto: il popolo iraniano intorno alla sua Guida
Mentre le bombe cadevano e i canali diplomatici si paralizzavano, nelle strade delle principali città iraniane si consumava qualcosa che la narrazione bellica occidentale ha quasi interamente ignorato: milioni di persone si riversavano in piazza per piangere la Guida Suprema. Le immagini trasmesse dai media iraniani e da osservatori internazionali mostrano folle vastissime a Teheran, Mashhad, Isfahan, Qom. Il governo ha proclamato quaranta giorni di lutto nazionale. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l'Iran considera «un diritto e un dovere legittimo» la vendetta contro gli autori di quello che ha definito «un crimine storico».
Khamenei non era soltanto una figura istituzionale: per una larga parte degli iraniani rappresentava il simbolo di una sovranità nazionale conquistata con la rivoluzione del 1979 e difesa per decenni contro le pressioni esterne, le sanzioni economiche e le minacce militari. La sua morte per mano di potenze straniere — agli occhi di molti iraniani — non è la liberazione auspicata da Washington e Tel Aviv, ma un atto di guerra contro l'intera nazione.
Il lutto di piazza, reale e documentato, è un dato politico di primaria importanza che smentisce la premessa strategica centrale dell'aggressione: che la popolazione avrebbe accolto le bombe come una liberazione.

L'Iran non era impreparato: la dottrina della «mano morta»
Sarebbe un errore analitico leggere la situazione iraniana come un collasso improvviso. Nei mesi precedenti all'attacco, Khamenei aveva lavorato con determinazione alla costruzione di un sistema di sopravvivenza istituzionale. Secondo quanto riportato dal New York Times e confermato dal Jerusalem Post, la Guida Suprema aveva emanato direttive esplicite per meccanismi di successione a quattro livelli: per ciascuna posizione chiave — militare e politica — fino a quattro successori designati in ordine di priorità, ognuno tenuto a nominare a sua volta quattro vice.
Questo meccanismo, paragonato dagli analisti al "dead hand" nucleare sovietico, garantisce la continuità del comando anche in caso di decapitazione del vertice. Sul piano operativo, i piani militari predisposti non richiedono ordini continui dall'alto: i comandanti locali possono eseguire direttive preconfezionate per tre fasi distinte — risposta immediata e dimostrazione di forza; guerra asimmetrica e logoramento; gestione della stabilità interna tramite IRGC, polizia e milizie Basij.
La figura emergente in questa fase di transizione è Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, investito da Khamenei di poteri eccezionali nei mesi precedenti il conflitto. Non è detto che diventi il successore formale nella carica di Guida Suprema — la designazione richiede il Consiglio degli Esperti — ma di fatto costituisce il punto di raccordo tra i centri di potere della Repubblica Islamica.

La risposta iraniana: reazione riflessiva o strategia deliberata?
Nonostante la perdita del proprio vertice, l'Iran non si è fermato. L'IRGC ha comunicato via IRNA di aver condotto sei ondate successive di attacchi missilistici e con droni contro Israele e contro basi americane in Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Iraq. L'Iran ha dichiarato di aver preso di mira 27 basi americane nella regione. Gli Houthi yemeniti hanno annunciato la ripresa degli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso. La Russia, in sede di Consiglio di Sicurezza, ha esplicitamente condannato l'aggressione chiedendo la cessazione immediata delle ostilità.
Lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall'agenzia Tasnim, è chiuso al traffico commerciale. Il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale è diventato un'arma nelle mani di Teheran, con effetti immediati sui mercati energetici globali. È la dimensione asimmetrica del conflitto quella che preoccupa maggiormente gli strateghi occidentali: l'Iran non può vincere la guerra combattuta con gli stessi strumenti della coalizione avversaria, ma può rendere il costo della vittoria politicamente insostenibile per gli attaccanti.

Il nodo irrisolvibile: vincere la guerra, perdere la pace
È qui che si apre la contraddizione più profonda della strategia della coalizione. "Epic Fury" è stata concepita per essere breve: l'amministrazione Trump ha bisogno di una vittoria rapida e visibile, non di un pantano. Israele, per la sua struttura economica e la sua collocazione geografica, non può reggere un conflitto prolungato su più fronti. Il piano puntava a un effetto shock nelle prime 48-72 ore: neutralizzazione delle difese aeree, eliminazione della leadership, paralisi della catena di comando.
Ma il governo di Teheran non è collassato. Gravemente colpito, sì. Disorientato, forse. Eppure ancora capace di sparare, di coordinare sei ondate di attacchi, di attivare la propria rete di alleati regionali. Hezbollah, le milizie sciite irachene, gli Houthi yemeniti moltiplicano i fronti e disperdono le forze della coalizione. La guerra cibernetica è già attiva contro le infrastrutture energetiche e finanziarie dei paesi avversari.
La domanda strategica a cui nessun analista sa ancora rispondere è: come si converte una vittoria militare in una vittoria politica senza occupare il paese? La coalizione non dispone di truppe di terra sufficienti né della volontà politica di invadere un territorio di 87 milioni di persone. Se le istituzioni iraniane, pur private della propria guida suprema, mantengono sufficiente coesione, gli attaccanti si troverebbero di fronte a un conflitto senza fine — esattamente come accaduto in Iraq dopo il 2003. I wargame condotti dalle università strategiche americane avvertono inoltre che in un conflitto ad alta intensità alcune categorie di munizioni di precisione potrebbero esaurirsi in meno di una settimana.

Conclusione: la guerra che vuole finire in fretta, ma che potrebbe non farlo
La logica di questo conflitto può essere sintetizzata in una formula: la coalizione vince se le istituzioni iraniane implodono rapidamente; l'Iran vince se reggono nei primi giorni e riescono a trascinare il conflitto verso un logoramento politicamente insostenibile per gli attaccanti. Ogni giorno che trascorre senza il crollo del governo di Teheran è, paradossalmente, un successo strategico per Teheran stessa.
La morte di Khamenei è un evento storico di portata difficile da misurare a caldo. Per la Repubblica Islamica, è il colpo più duro subito dai tempi della guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta. Ma non è detto che sia quello finale. Le istituzioni iraniane hanno costruito la propria continuità con anni di preparazione metodica. E il popolo iraniano — come testimoniano le piazze in lutto e i quaranta giorni di cordoglio nazionale — non sembra disposto a recitare la parte del popolo liberato che accoglie le bombe come una benedizione.
Rimane, incancellabile, l'immagine delle bambine della scuola Shajareh Tayyebeh di Minab: 108 morti, 92 feriti, un edificio raso al suolo mentre le lezioni erano in corso. Quell'immagine non appartiene ad alcuna narrativa strategica, a nessun calcolo geopolitico. Appartiene alla storia di ciò che gli esseri umani si infliggono gli uni con gli altri quando la guerra viene dichiarata lecita, necessaria, inevitabile. Non lo è. Non lo è mai.
Il Medioriente è entrato in una nuova era. Il problema è che nessuno sa ancora dove conduce — né a quale prezzo in vite umane.
Redazione | ilsudest.it | 1 marzo 2026
Fonti e riferimenti
Le analisi e i dati contenuti in questo articolo si basano sulle seguenti fonti, verificate e consultate in data 1 marzo 2026.

Stefano Orsi - Agenzia Stampa Italia


Fonti iraniane
IRNA (Islamic Republic News Agency) — Copertura in tempo reale degli attacchi del 28 febbraio 2026. Fonte primaria per il bilancio delle vittime civili, la conferma della morte di Khamenei, i dati sulla scuola di Minab (108 morti, 92 feriti), i dettagli sulle ondate di attacchi IRGC. Parzialmente irraggiungibile nelle prime ore a causa degli attacchi informatici che hanno ridotto la connettività internet al 4%. https://en.irna.ir/
Tasnim News Agency — Fonte per: conferma chiusura dello Stretto di Hormuz; comunicati IRGC sulle ondate di attacchi missilistici; dichiarazione iniziale che Khamenei era «salda e ferma». https://www.tasnimnews.com/en
Mehr News Agency — Dichiarazioni istituzionali iraniane nelle prime ore; conferma congiunta con Tasnim dello status iniziale di Khamenei. https://en.mehrnews.com/
Mizan News Agency — Fonte primaria per il dato di 108 morti nella scuola elementare femminile di Minab, ripreso da Al Jazeera e CNBC. https://www.mizanonline.ir/
IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) — Le immagini del sito della scuola di Minab distrutta, diffuse via AFP, provengono dall'IRIB. https://www.irib.ir/
Ministero degli Esteri iraniano — Dichiarazione dell'ambasciatore all'ONU Amir-Saeid Iravani e del ministro Araghchi. https://en.mfa.ir/
Mezzaluna Rossa Iraniana — Fonte del dato di oltre 200 morti civili iraniani nelle prime ore degli attacchi. https://en.rcs.ir/
Fonti internazionali non occidentali
Al Jazeera — Fonte fondamentale per il bilancio aggiornato: 108 morti alla scuola di Minab, seconda scuola colpita a est di Teheran, 201 vittime civili totali, dichiarazione ONU di Guterres, condanna russa in CdS. Unico grande network con corrispondenti sul campo a Teheran. https://www.aljazeera.com/news/2026/2/28/israel-strikes-two-schools-in-iran-killing-more-than-50-people
Al Jazeera Liveblog — Aggiornamenti in tempo reale sulle sei ondate di attacchi iraniani, chiusura dello Stretto di Hormuz, dichiarazione lutto nazionale. https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/2/28/live-israel-launches-attacks-on-iran-multiple-explosions-heard-in-tehran
Fonti istituzionali e think tank
Wikipedia — 2026 Israeli–United States strikes on Iran. https://en.wikipedia.org/wiki/2026_Israeli%E2%80%93United_States_strikes_on_Iran
JINSA — U.S.-Israel Joint Operations Against Iran's Regime (28 febbraio 2026). https://jinsa.org/jinsa_report/u-s-israel-joint-operations-against-irans-regime/
JINSA — Operations Epic Fury and Roaring Lion: 2/28/26 Update. https://jinsa.org/jinsa_report/operations-epic-fury-and-roaring-lion-2-28-25-update/
CSIS — Operation Epic Fury and the Remnants of Iran's Nuclear Program. https://www.csis.org/analysis/operation-epic-fury-and-remnants-irans-nuclear-program
Council on Foreign Relations (CFR) — Gauging the Impact of Massive U.S.-Israeli Strikes on Iran. https://www.cfr.org/articles/gauging-the-impact-of-massive-u-s-israeli-strikes-on-iran
Council on Foreign Relations (CFR) — After Khamenei: Planning for Iran's Leadership Transition. https://www.cfr.org/reports/leadership-transition-in-iran
Atlantic Council — Experts react: The US and Israel just unleashed a major attack on Iran. What's next? https://www.atlanticcouncil.org/dispatches/experts-react-the-us-and-israel-just-unleashed-a-major-attack-on-iran-whats-next/
Stimson Center — Experts React: What the Epic Fury Iran Strikes Signal to the World. https://www.stimson.org/2026/experts-react-what-the-epic-fury-iran-strikes-signal-to-the-world/
Stimson Center — Iran After Khamenei: Recalibration or Retrenchment? https://www.stimson.org/2026/iran-after-khamenei-recalibration-or-retrenchment/
Foreign Policy — 6 Questions About Operation Epic Fury (28 febbraio 2026). https://foreignpolicy.com/2026/02/28/iran-strikes-israel-us-questions/
TRT World Research Centre — Weaponising 'Freedom': Regime Change Narratives in the 2026 Iran War. https://researchcentre.trtworld.com/publications/analysis/weaponising-freedom-regime-change-narratives-in-the-2026-iran-war/
Fonti giornalistiche occidentali
NPR — Iran's supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei, has been killed. https://www.npr.org/2026/02/28/nx-s1-5730158/israel-iran-strikes-trump-us
CNBC — Ayatollah Ali Khamenei is dead, state news media confirms. https://www.cnbc.com/2026/02/28/trump-iran-strikes-live-updates.html
The Jerusalem Post — Khamenei takes steps to ensure succession (New York Times report). https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-887492
The Times of Israel — Feb. 28 liveblog. https://www.timesofisrael.com/liveblog-february-28-2026/
Wikipedia — 2026 Iranian Supreme Leader election. https://en.wikipedia.org/wiki/Next_Supreme_Leader_of_Iran_election
Tutte le fonti sono state consultate in data 1 marzo 2026. I dati sulle vittime civili, in particolare quelli provenienti da fonti iraniane, sono soggetti ad aggiornamenti data la difficoltà di accesso alle aree colpite e l'interruzione delle comunicazioni. La connettività internet in Iran è scesa al 4% nelle prime ore dell'aggressione, rendendo parziale la raccolta delle informazioni.

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