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Lettere in redazione

I soliti magliari sono capaci di tutto. Dopo Alitalia rischiano di far fallire pure le Poste?

Di Redazione ASI 15 Ottobre 2013 – 10:17 3 min di lettura

(ASI)Lettere in Redazione - Mandiamoli tutti via, prima possibile e a calci nel sedere, questi magliari che ci governano e che ci stanno rovinando facendo il gioco delle tre carte. Ho scritto così qualche giorno fa, riferendomi alle questioni riguardante l’Imu per la prima casa e l’aumento (sì e no per mesi) dell’aliquota Iva. Ora la necessità di mandarli via diventa ancora  più impellente. Qual è l’ultima che hanno combinato? Il pasticcio Alitalia. Non sono bastati i cinque miliardi di debiti di Alitalia che qualche anno fa Silvio Berlusconi ha fatto pagare a noi contribuenti, quando ha individuato i “patrioti” ai quali regalare Alitalia, salvandola così dall’imminente bancarotta. Ai suoi amici imprenditori la compagnia, a noi contribuenti i debiti: un capolavoro straordinario da vero uomo di Stato. Alitalia dopo cinque anni ha già accumulato un debito di circa un miliardo di euro e perde un milione e mezzo il giorno (capito? il giorno!) allora Enrico Letta, con il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi e il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato (da autentici geni della finanza) e tutta la maggioranza delle larghe intese, con le loro straordinarie capacità di governo, che abbiamo già avuto modo di apprezzare, hanno pensato ad un’altra operazione altrettanto sciagurata e patriottica: hanno deciso di far diventare socio Poste italiane, partecipando alla ricapitalizzazione (rinazionalizzazione) di Alitalia con 75 milioni di euro. Coinvolgendo anche Unicredit e Intesa Sanpaolo con 100 milioni di euro. Dio solo sa quanto, per le banche, possano essere utili questi spregiudicati investimenti mentre incombe l’obbligo dell’allineamento alle regole di Basilea3.

Poste Italiane è al 100 % dello Stato, cioè del Tesoro (chiamato ancora così nonostante quell’enorme montagna di debiti) a cui la stragrande maggioranza degli italiani ha affidato i propri sudati, sudatissimi risparmi. Massimo Sarmi, l’amministratore delegato di Poste, è intervenuto per  precisare che per entrare in Alitalia “non può essere utilizzata alcuna risorsa proveniente né dai conti correnti postali né da buoni e libretti postali” ma esclusivamente quelle derivanti “dai ricavi delle attività industriali e di servizio (servizi postali, telefonia, servizi digitali)”. Ammesso che sia tutto vero quello che sostiene Sarmi, è altrettanto vero che se si comincia a “investire” tante risorse, che peraltro verranno, di fatto, bruciate in nemmeno di due mesi, in un’operazione ad altissimo rischio, le Poste potrebbero avere dei contraccolpi, mettendo in discussione la solidità patrimoniale che è la principale garanzia per milioni di piccoli (ed indifesi) risparmiatori. Tra l’altro, secondo British Airways e l’associazione dei consumatori, Codacons, sarebbe un “aiuto di Stato” e come tale vietato dalle leggi europee. Della questione si occuperà prestissimo la Commissione Europea.

Tenere in vita a tutti i costi Alitalia, una società che non è in condizione, per molteplici ragioni, di fare profitti, utilizzando a fondo perduto immense risorse pubbliche è pazzesco. Lo è ancora di più in questo momento di crisi, quando non si riescono a trovare i soldi (così ci dicono, all’unisono) per ridurre la pressione fiscale che essi stessi ammettono sia insostenibile. Cinque miliardi di euro ce li ha fatti perdere Berlusconi, adesso ci prova Letta & C. Intanto stanno elaborando una nuova legge, cosiddetta di stabilità (per loro) e nelle anticipazioni il Corriere della Sera titola: “Tagli alla sanità e nuove tasse”, che è poi la stessa cosa. Di tagli agli sprechi e alle ruberie, invece, non se ne parla.  Ma che cosa devono ancora fare, questi incapaci ed incompetenti, per cacciarli via a calci nel sedere?

F.V.

Nota della Redazione

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