La testimonianza della bellezza e dell’unità profonda delle chiese dell’Umbria
(ASI) Lettere in Redazione - Ieri sabato 31 agosto, alle ore 17, nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola di Assisi, otto giovani seminaristi umbri con “vocazioni adulte” di cinque Diocesi (Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Città di Castello, Orvieto-Todi, Perugia-Città della Pieve e Terni-Narni-Amelia) sono stati ordinati diaconi.
E’ un desiderio che è maturato nel cuore degli otto seminaristi durante l’ultimo anno di Seminario, pur essendo giovani di diverse età e provenienti dalle più varie esperienze ecclesiali ed umane: dalle missioni in Asia e America Latina alle comunità diocesane di accoglienza agli ultimi, dalla catechesi itinerante all’impegno parrocchiale. «Pur provenendo da punti di partenza tanto distanti – scrivono i seminaristi –, ci siamo ritrovati insieme in cammino verso il ministero sacerdotale nella Chiesa cattolica al servizio delle diverse Diocesi umbre sperimentando il dono di una comunione profonda, oltre che di autentica amicizia, che mai avremmo immaginato e che solo il Signore poteva regalarci. Alla luce di quanto vissuto in questi anni, riconosciamo come particolarmente vere per noi le parole che il Santo Padre ci ha indirizzato nella sua Lettera ai Seminaristi del 2010: “Nella convivenza, forse talvolta difficile, dovete imparare la generosità e la tolleranza non solo nel sopportarvi a vicenda, ma nell’arricchirvi l’un l’altro, in modo che ciascuno possa apportare le sue peculiari doti all’insieme, mentre tutti servono la stessa Chiesa, lo stesso Signore. Questa scuola della tolleranza, anzi, dell’accettarsi e del comprendersi nell’unità del Corpo di Cristo, fa parte degli elementi importanti degli anni di seminario”. Avendo tutti noi accettato secondo le nostre capacità tale sfida – sottolineano il seminaristi –, abbiamo anche avuto la grazia di constatare l’avverarsi della parola dell’Apostolo Paolo: “Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione”».
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