(ASI) Si è appena concluso Umbria Jazz! In questi giorni di musica e divertimento da oltre 50 anni, Perugia smette di essere una tranquilla città medievale e si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto.
La geniale intuizione di Carlo Pagnotta e di chi lo accompagnò in quell'avventura nel 1973, ha firmato un vero e proprio capolavoro di sociologia urbana, prima ancora che di direzione artistica. Definirlo un genio non è un'esagerazione, ma la semplice constatazione di un fatto: ha capito come trasformare un genere musicale storicamente considerato "difficile", in un gigantesco evento per tutti .
La vera genialità sta nell'aver creato un evento inclusivo , capace di abbattere le barriere tra i generi e le generazioni. Se Umbria Jazz fosse rimasta confinata nei teatri per soli intenditori, oggi sarebbe un festival per pochi intimi. Invece, l'intuizione di portare la musica nelle piazze,anche con eventi gratuiti , ha fatto sì che sia un format per tutti.
C’e’ il vero appassionato, che trova pane per i suoi denti nei concerti pomeridiani al Teatro Morlacchi o con i grandi nomi al Santa Giuliana.
C’e’ il giovane, che magari non sa distinguere un tempo musicale dall’ altro , ma che viene travolto dall'energia in Corso Vannucci e si gode l'atmosfera internazionale.
Poi c’e chi cerca la socialità, la movida o l'occasione di incontri , vedendo l’evento come un grande catalizzatore di relazioni , soprattutto all’ Arena Santa Giuliana, dove ci sono strette di mano fra imprenditori, professionisti, politici e sponsor.
Quindi l’evento va oltre le note, dove la musica diventa lo sfondo di riti, appartenenze e dinamiche di status ben precise.
L'invenzione di Umbria Jazz ha dimostrato che la musica può diventare il collante di un'intera comunità, anche con interessi e passioni diverse. È questa capacità di coinvolgere tutti un’ anche chi il jazz non lo ascolterebbe mai in cuffia a casa a rendere questa formula un'opera di puro genio.
Ed e’ proprio per questo che Umbria Jazz, è bella : riesce a far convivere lo smoking e lo zaino in spalla, il business e l’improvvisazione.
Francesca Castellani - Agenzia Stampa Italia



