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Cultura

Premio Luchetta, il reporter perugino Fabio Polese tra i finalisti

Di Redazione ASI 15 Settembre 2026 – 15:51 3 min di lettura

(ASI) Il reporter perugino Fabio Polese è tra i tre finalisti della sezione Fotografia della XXIII edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta.

Polese è stato selezionato per una fotografia scattata durante il suo ultimo reportage nel Myanmar in guerra e pubblicata dal quotidiano spagnolo El País. L’immagine cattura lo sguardo di alcuni bambini in una trincea di fortuna vicino a una chiesa trasformata in scuola.

Insieme a Polese, nella terna dei finalisti della sezione Fotografia, figurano Marco Gualazzini, con un lavoro pubblicato da InsideOver sulla difficile situazione sanitaria a Cuba, e Giovanni Morgavi, per Kritica, con immagini dedicate alle condizioni di chi intraprende la rotta balcanica.

«Dietro questo scatto ci sono settimane trascorse insieme a chi questa guerra la combatte e la vive ogni giorno. Ci sono chilometri percorsi, notti passate nella giungla, bombardamenti, incontri e storie», spiega Polese, che dal colpo di Stato militare del 2021 è entrato più volte nelle zone di guerra del Myanmar per documentare il conflitto al fianco delle forze della resistenza e delle minoranze etniche.

«Ho cercato di testimoniare tutto questo con parole e immagini, per mantenere l’attenzione su una guerra che dura da oltre cinque anni e della quale si parla ancora troppo poco. Essere in finale al Premio Luchetta, uno dei più prestigiosi riconoscimenti del giornalismo italiano dedicati al reportage, è per me una grande soddisfazione», aggiunge il reporter perugino.

Giornalista, fotografo e documentarista freelance con base nel Sud-est asiatico, Polese si occupa principalmente di conflitti, diritti umani, questioni sociali, identità e luoghi dimenticati. I suoi reportage sono stati pubblicati da media italiani e internazionali, tra cui Sky, CNN, Al Jazeera, Rai, Channel 4, El País e Corriere della Sera.

Il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, giunto alla XXIII edizione, è promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin e porta avanti da oltre vent’anni un impegno rivolto alla tutela e alla promozione dei diritti dell’infanzia. È dedicato alla memoria di Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, della sede Rai di Trieste, uccisi a Mostar Est nel gennaio del 1994 mentre stavano realizzando un servizio sui bambini vittime della guerra nei Balcani, e di Miran Hrovatin, assassinato a Mogadiscio meno di due mesi dopo insieme a Ilaria Alpi.

Per l’edizione 2026 la giuria tecnica, presieduta dal giornalista Marco Damilano e composta da esponenti del giornalismo italiano e internazionale, ha valutato oltre 120 lavori, selezionando 21 finalisti nelle sette categorie in concorso. Tra i giurati figurano, tra gli altri, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana Vittorio Di Trapani, il direttore della Sala stampa della Santa Sede Matteo Bruni, il responsabile ANSA Friuli Venezia Giulia Francesco De Filippo e il coordinatore nazionale di Articolo 21 Beppe Giulietti.

Al centro dei lavori selezionati quest’anno ci sono guerre e crisi geopolitiche, diritti dell’infanzia violati e nuove vulnerabilità sociali, con reportage provenienti dall’Italia e da diversi Paesi del mondo. Un’impostazione che, nelle parole del presidente della giuria Marco Damilano, ribadisce il ruolo del giornalismo indipendente nel portare alla luce le condizioni dei più fragili e di chi viene privato del diritto di vivere in pace.

I vincitori dell’edizione 2026 saranno proclamati a Trieste nel mese di novembre, in occasione delle iniziative legate alla Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nota della Redazione

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