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Cinema

Borghi e Marinelli incantano in Otto montagne.

Di Daniele Corvi 6 Gennaio 2023 – 10:23 2 min di lettura

(ASI) Due amici. Due vite che si incrociano per quanto uno alla ricerca di sé stesso nelle otto montagne del mondo, un altro sempre e solamente nella sua. Pietro Guasti (Luca Marinelli) e Bruno Guglielmina (Alessandro Borghi) sono legati da un’amicizia che attraverserà la loro vita dalla preadolescenza fino all’età matura. Entrambi però segnati da un rapporto conflittuale con il padre. Pietro, torinese, figlio di Giovanni, un colto dirigente d’azienda (Filippo Timi), appassionato di montagna;

Bruno, montanaro e che vorrebbe vivere in città da ragazzo, ha un padre ubriacone che gli negherà le possibilità di una vita migliore offerta dalla famiglia dell’amico. Pietro non viene capito per le sue aspirazioni da scrittore, Bruno è “prigioniero” della sua montagna. I due protagonisti fanno un percorso inverso di maturazione, ricercandosi e alternando lunghi silenzi: nella preadolescenza Pietro sembra un ragazzo ben educato e inquadrato, mentre Bruno era un disastroso caso scuola; nella giovinezza Pietro è smarrito e alla ricerca di sé stesso, mentre Bruno sembra un uomo già fatto e sicuro di sé; nell’età matura invece Pietro raggiunge le sue aspirazioni e il suo posto nel mondo, mentre Bruno si autodistrugge per intestardirsi a identificarsi con la sua montagna.

Un film lento e solenne, come le bellissime montagne che sono raffigurate nel film di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermersch. Una produzione italo-francese-belga, con partner importanti come Wildside, Vision distribuition (anche distributore) che prende spunto dall’omonimo libro, vincitore del Premio Strega di Paolo Cognetti che ha già vinto il Premio della Giuria a Cannes (ex aequo con EO) e che si lancia ai prossimi David di Donatello.

Da segnalare in particolare modo la trasformazione di Alessandro Borghi in un testardo e orgoglioso montanaro, alter ego di un esistenziale e malinconico Luca Marinelli.

“La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura” e in un certo qual modo la vera protagonista della storia, che permette allo spettatore una sorta di catarsi interiore toccando temi come il rapporto padre-figlio e l’amicizia. Il film offre diversi spunti, sempre in un continuo richiamo alla montagna. Infatti, “ognuno di di ha una quota prediletta, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene”. La vita dei protagonisti scorre nel tempo in una continua alternanza di stagioni, che ne condizioni l’esistenza: “l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiaccio è la neve degli inverni lontani è un ricordo di inverno che non vuole essere dimenticato”.

Daniele Corvi - Agenzia Stampa Italia

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