(ASI) Amélie è una giovane ventenne belga innamorata del Giappone, il Paese nel quale è nata e dove ha vissuto per i suoi primi cinque anni di vita. A distanza di anni decide di imbarcarsi in un volo di sola andata per Tokyo, mossa dal chiaro intento di ritagliarsi un futuro nella capitale gipponese. Per guadagnarsi da vivere la ragazza si offre di impartire lezioni di francese ed è in questo modo che conosce Rinri, coetaneo giapponese.

 L’intesa è immediata, la scintilla tra i 2 scatta immediatamente ed i ragazzi intraprendono una relazione sentimentale.
Partendo dal romanzo autobiografico della scrittrice belga Amélie Nothomb “Né di Eva né di Adamo”, il regista Liberski ci catapulta nei sogni della giovane protagonista, il cui unico desiderio è diventare giapponese a tutti gli effetti ed integrarsi definitivamente nella cultura nipponica.
Rinri al contrario è affascinato da tutto quello che è francese, con i suoi amici ha formato una società segreta di filofrancesi.

La delicata pellicola si dedica quindi ad una storia d’amore “non banale” fra due coetanei appartenenti a culture diverse, un confronto diretto fra abitudini lontane che irrimediabilmente li avvicina.

Nel corso del suo viaggio di scoperta Amélie vive la sua iniziazione alla sessualità con Rinri passando all’età adulta, e piano piano prende coscienza di tutte quelle che sono le differenze tra due tradizioni apparentemente inconciliabili, due culture che fanno fatica a convivere. La giovane donna sarà costretta a rivedere le sue certezze e cercherà il significato del vero amore che prova per il Giappone durante la sua scalata sul monte Fuji alla fine della quale la crisalide sarà diventata finalmente una farfalla.

A differenza del romanzo al quale si ispira, Stefan Liberski colloca la storia nel 2011, periodo in cui avviene la catastrofe di Fukushima, il terribile tsunami che porta morte e distruzione nel territorio nipponico.
Il devastante lutto apportato dalla calamità naturale, spinge la popolazione giapponese a stringersi in cerchio e ad allontanare tutti coloro che non appartenengono alla loro cultura.
Amélie sarà quindi costretta a tornare in Belgio e lasciare Rinri, ma conserverà nel cuore tutta la meraviglia scoperta nel corso del suo viaggio.

La deliziosa Pauline Etienne, interprete di Amélie, riesce a rappresentare al meglio le sfumature del suo personaggio. La giovane protagonista risulta estrosa e sbarazzina, ma denota anche una spiccata sensibilità ed un carattere piuttosto deciso ed insieme a Rinri riesce a coinvolgere lo spettatore in una narrazione fresca, che a tratti sfocia nel fiabesco.

Alessandro Antoniacci –Agenzia Stampa Italia

 

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