(ASI) Washington - La storia si ripete col miraggio del "Crollo". Gli organi di informazione istituzionali italiani non riescono a dare una informazione equilibrata e corretta sulla nuova guerra scoppiata in Medioriente tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, perché troppo influenzati dalla alleanza con il governo sionista di Tel Aviv e con Washington.
Dopo la morte dello Ayatollah Khamenei, ucciso dal fuoco israelo - americano, i Mass media filogovernativi italiani sostengono che ci sarà un cambio di governo a Teheran, con una svolta democratica in Iran, facendo vedere immagini di cittadini iraniani che manifestano in piazza con la bandiera iraniana e non con quella americana o israeliana, senza nemmeno porsi il dubbio se forse lo stanno facendo in appoggio del governo dei Pasdaran.
Niente di più falso perché la Repubblica Islamica sta combattendo rispondendo colpo su colpo agli attacchi israelo - statunitensi.
Si tratta invece della classica propaganda della anglosfera che cambia i contesti ma segue sempre lo stesso copione, un po' come il lupo che perde il pelo ma non il vizio.
A tal proposito, citerò un altro esempio calzante del passato che conosco molto bene, quella della campagna mediatica liberale contro il Regno delle Due Sicilie di Ferdinando II di Borbone prima e poi nel 1859 - 1860 del figlio Francesco II di Borbone; la tecnica di dare già per sconfitto e finito un nemico che ancora combatte ed è vivo, è utilizzata, dalla anglosfera e dai propri fiancheggiatori, fin da quando nel Meridione d'Italia ci fu l'invasione garibaldina. All'epoca andò bene e la propaganda funzionò per mistificare la realtà e favorire l'invasione, ma non sempre può andare così e niente è più calzante del detto popolare "Non dire gatto se non c'è l'hai nel sacco".
Esiste infatti un vizio di forma che accompagna la narrazione dei media istituzionali occidentali ogni volta che un avversario geopolitico vacilla o subisce un colpo: la vendita immediata di una "svolta democratica" imminente. È una tecnica di comunicazione che non serve a informare, ma a creare una realtà parallela utile a demoralizzare il nemico e rassicurare l’opinione pubblica interna che la guerra è facile o già vinta e che é giusta perché appoggiata anche dalla popolazione locale che vuole farsi liberare dal proprio governo antidemocratico.
In merito, sulla situazione iraniana attuale va detto che le recenti notizie riguardanti la Guida Suprema e le speculazioni su una Repubblica Islamica al collasso sono l'ultimo esempio di questa strategia. Mentre i media dell'anglosfera e i loro ripetitori istituzionali italiani dipingono un Iran pronto a trasformarsi in una democrazia liberale sotto il peso del fuoco israelo-americano, la realtà sul campo parla una lingua diversa.
La Repubblica Islamica non è un castello di carte. È un sistema che sta rispondendo "colpo su colpo", con un apparato militare (i Pasdaran) e una struttura teocratica che non mostrano segni di cedimento strutturale. Parlare di "cambio di governo" in questo contesto non è giornalismo, è propaganda di guerra che ignora deliberatamente la resilienza di un sistema che ha fatto della resistenza il suo pilastro ideologico.
Per comprendere il presente, occorre guardare al precedente storico del 1860 in Italia. Il parallelismo con l'invasione garibaldina e la caduta del Regno delle Due Sicilie è calzante. All'epoca, i media liberali (soprattutto inglesi) misero in atto una vera e propria operazione di "character assassination" nei confronti di Francesco II di Borbone.
Mentre l'esercito borbonico combatteva ancora con onore da Messina a Gaeta, fino a Civitella del Tronto, la stampa internazionale dava il regno duosiciliano già per spacciato, dipingendo il governo napoletano come un "mostro", ovvero "la negazione di Dio" in decomposizione. Quella narrazione servì a coprire un'invasione che, lungi dall'essere una sollevazione popolare spontanea, fu un'operazione geopolitica complessa guidata da interessi stranieri.
Pertanto, ieri come oggi, l'obiettivo della comunicazione istituzionale non è descrivere i fatti, ma tentare di accelerare i processi politici desiderati. Sostenere che l'Iran sia prossimo alla capitolazione democratica è lo stesso "miraggio" offerto nel 1860: una promessa di libertà che spesso nasconde una strategia di conquista e la distruzione di una sovranità nazionale che ha tentato di sopravvivere strenuamente con la resistenza legittimista (bollata come Brigantaggio) fra il 1860 e il 1870.
Oggi la Repubblica Islamica continua a combattere, e chi ignora questo dato di fatto sta solo scegliendo di leggere un copione scritto altrove, preferendo la favola della "svolta" alla dura e complessa realtà della cronaca della forte resistenza di un governo iraniano che se non avrà un colpo di Stato dall'interno, costerà attaccarlo migliaia di perdite di uomini e mezzi agli USA e a Israele.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
la foto è stata creata dalla intelligenza artificiale gemini




