(ASI) L'attacco congiunto USA-Israele alla Repubblica Islamica dell'Iran del 28 febbraio 2026 non è solo un atto bellico che scuote il Vicino Oriente, ma rappresenta un "terremoto" politico per il governo italiano.
La gravità dell'episodio è doppia: non solo l'attacco è avvenuto mentre erano in pieno svolgimento le delicate trattative diplomatiche tra Washington e Teheran a Mascate e Ginevra, ma l'Italia, alleato chiave nello scacchiere mediterraneo, è stata tenuta totalmente all'oscuro.
Diplomazia sabotata e Italia ignorata
Mentre il Ministro della Difesa Guido Crosetto e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadivano il valore del dialogo e del diritto internazionale come uniche vie per evitare l'escalation nucleare, i partner che l'Italia definisce "fraterni" hanno scelto la via dei missili. Il fatto che l'attacco sia scattato proprio nel cuore dei negoziati trasforma la diplomazia in una farsa e l'Italia in una comparsa irrilevante.
Roma, che ha sempre cercato di accreditarsi come ponte tra Occidente e Vicino Oriente, si ritrova oggi umiliata: USA e Israele hanno agito senza nemmeno una telefonata di cortesia a Palazzo Chigi, dimostrando che la "fedeltà assoluta" sbandierata dal governo Meloni non è ricambiata con la necessaria trasparenza.
Il peso del "silenzio" degli alleati
Per l'Italia, il danno d'immagine è immenso. Essere esclusi dalla comunicazione di un'operazione di tale portata significa che:
- L'influenza italiana è nulla: Nonostante le basi concesse e il supporto logistico, l'Italia non viene considerata un partner strategico degno di essere consultato su decisioni che possono scatenare una guerra mondiale.
- Il rischio di ritorsioni è reale: L'Italia ospita basi USA che potrebbero diventare bersagli, eppure il governo è stato informato a "esplosioni avvenute", mettendo a rischio la sicurezza nazionale senza preavviso.
Un governo alle strette
Come possono Meloni, Crosetto e Tajani giustificare davanti agli italiani un'alleanza così sbilanciata? Se l'Italia è stata davvero tenuta all'oscuro mentre i suoi alleati sabotavano attivamente le trattative in corso, la narrazione di un'"Italia protagonista nel mondo" crolla sotto il peso del fatto compiuto.
Calpestare il tavolo negoziale e, contemporaneamente, ignorare il principale alleato europeo nel Mediterraneo è un segnale di arroganza che Roma non può ignorare. Il popolo italiano ha il diritto di sapere se la propria sovranità è stata compromessa da alleati infedeli e per nulla rispettosi di patti concordati e da tutti sottoscritti.
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