(ASI) Mentre alle orecchie dell'opinione pubblica occidentale giungono le minacce di Hilary Clinton nei confronti della Siria, da Damasco Assad pone le sue condizioni. Finchè non "prevarranno pace e sicurezza" nel Paese, le truppe siriane non si ritireranno, afferma il presidente. Anche perchè, aggiunge, "esse stanno proteggendo i civili e mantenendo la sicurezza".
La posizione del governo siriano è stata comunicata attraverso la tv di Stato da Jihad Makdessi, ministro degli Esteri, che ha inoltre affermato, come elemento determinante per un pacifico scenario futuro, che "l'Onu deve riconoscere la sovranità del governo siriano".
Dal canto loro, gli oppositori sembrano intenti a ostacolare ogni proposta alla pace da parte del governo, giacché annunciano che non deporranno le armi per primi almeno fin quando non verrà rimosso Assad dalla presidenza, così annullando la condizione necessaria al fine del ritiro delle truppe da parte dell'esercito.
Intanto ad Istambul è avvenuta nella giornata di domenica la seconda riunione degli "Amici della Siria", organizzazione che vede riuniti i Paesi che osteggiano Assad e foraggiano le ribellioni. Si è stabilito che il Consiglio nazionale siriano (Cns) viene riconosciuto "rappresentante legittimo" del popolo siriano.
Da registrare infine un rapporto impietoso delle Nazioni Unite: in poco più di un anno di rivolte, il bilancio delle vittime in Siria ammonta ad oltre 9.000 persone.
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