(ASI) "Le liste di proscrizione contro i giornalisti non fanno ridere. Non sono una battuta. Sono un metodo antico e pericoloso che appartiene alla cultura dell'intimidazione verso l'informazione libera.
Ha ragione il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli: la libertà di stampa è un pilastro della democrazia e non può essere messa sotto accusa ogni volta che un giornalista racconta fatti sgraditi al potere. Del resto, cosa ci si può aspettare da chi continua ad alimentare una cultura politica fondata sulla contrapposizione tra 'amici' e 'nemici', tra informazione fedele e informazione da colpire? Le liste di proscrizione hanno una lunga storia nella destra italiana. Basta ricordare il clima che portò nel 2002 al cosiddetto Editto bulgaro, quando furono indicati pubblicamente giornalisti e professionisti dell'informazione considerati sgraditi. Il generale Roberto Vannacci se ne faccia una ragione: in una democrazia i giornalisti non si scelgono, non si schedano e non si mettono all'indice. Fanno il loro lavoro. Possono piacere o non piacere, si possono criticare, ma non si costruiscono campagne contro chi esercita il diritto-dovere di informare i cittadini. La libertà di stampa è garantita dalla Costituzione repubblicana nata dall'antifascismo. E proprio per questo ogni tentativo di delegittimare il giornalismo indipendente merita una risposta ferma. Chi oggi scherza sulle liste di proscrizione dovrebbe ricordare che senza una stampa libera non c'è democrazia. C'è soltanto propaganda. E l'Italia ha già conosciuto, nella sua storia, dove porta quella strada". Così, in una nota, Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd.


