(ASI) Perugia. Cominciamo dalla fine: come ci si attendeva un pubblico enorme (paragonabile a quello che era presente per Bennett e Gaga) entusiasta, plaudente, eccitato, desideroso di bis e per certi versi fin troppo invasato si scaraventava al disotto sotto del palco ballando e cantando le parole di brani famosi.

Ciò a consacrazione di un pezzo di storia della musica popolare brasiliana. Sono artisti effettivamente storici, famosi nel mondo che propongono da decenni la musica più melodica brasiliana rielaborando tradizioni popolari. "Un concerto-evento dedicato alla musica brasiliana con due maestri sul palco. Molte volte protagonisti al festival, tornano insieme a Perugia dopo l'esibizione del 1994, che festeggiava il venticinquesimo anniversario del Tropicalismo, che contribuirono a fondare nel '68 e che ha influenzato in modo decisivo lo sviluppo della musica e della cultura brasiliana. Veloso e Gil inventarono a Bahia una nuova musica, in un paese sottoposto a una dura dittatura militare, che guardava al rock ma che al tempo stesso cercava di recuperare le radici popolari e soprattutto l'immenso patrimonio ritmico africano. Tutto questo non fu gradito al regime, tanto da costringerli all'esilio fino agli inizi degli anni settanta. Da allora la loro musica è stata l'ideale colonna sonora di una terra che oggi corre velocemente verso il futuro in un equilibrio precario tra progresso sfrenato e sottosviluppo latente. Di questo mondo Veloso è la coscienza critica, l'autore che più di ogni altro ha contribuito a stravolgere il senso stesso della forma canzone, Gil l'anima creativa, capace di concentrare in uno stile unico e riconoscibile il rock, il samba, il funk, il reggae e perfino la bossa nova, con la magia della sua voce a fare da amalgama. Forse più di altri colleghi, Gil ha manifestato anche una visione ''politica'' del patrimonio culturale del Brasile. E' stato nominato ambasciatore della FAO, ha partecipato a iniziative contro la fame nel mondo, e il suo impegno civile lo ha portato infine a diventare ministro della cultura, (www.umbriajazz.it)". Veloso ha una voce molto delicata, aggraziata, elegante che piace a tanti intenditori di musica; Gill è più caldo e come notano molti del pubblico nel corso del concerto ha dato molto di se stesso. Il tutto per un ottimo assortimento. Il concerto è leggero e coinvolgete e gli artisti creano un rapporto stretto ed intenso col pubblico. Sono musicisti generosi e non elitari e ciò li ripaga negli applausi e nel gradimento. Con la canzone "Terra" si tocca una delle vette più alte e commoventi del concerto: una "PREGHIERA LAICA" come la definisce l'amico e compagno di concerti Bartolo, anche grazie alla grande espressività con cui è proposta. In tutto il concerto il registro è unico: melodico, romantico, sussurrato, spesso in modalità minore, pur nella varietà dei ritmi tra cui il samba. Sono i ritmi che spiccano infatti rispetto ai testi, abbastanza banali. Compare tra i brani proposti anche un Io che non vivo senza te (è un singolo di Pino Donaggio, pubblicato nel 1965 dalla EMI Italiana. Presentata al Festival di Sanremo 1965 si classifica al settimo posto della manifestazione ed al primo posto in classifica per tre settimane. Un'altra cantante presente alla stessa edizione del Festival, Dusty Springfield, decide di farla sua e di inciderla una volta tornata a Londra. Nella sua versione in lingua inglese, intitolata You Don't Have to Say You Love Me, il brano fa il giro del mondo entrando nelle classifiche di vendita di moltissimi paesi. Numerosi artisti di fama internazionale, tra cui Elvis Presley, vorranno includerla nel loro repertorio e tra gli ultimi la cantante country Shelby Lynne in una stupenda versione acustica, tanto che è divenuta con gli anni un classico di tutti i tempi. Nel 2012 viene interpretata sia in inglese che in italiano da Morgan, che inserisce entrambe le versioni nel proprio album Italian Songbook Volume 2. Nel 2014 la Nannini incide la canzone nell'album Hitalia). Sostanzialmente quello che abbiamo ascoltato ieri sera all'Arena di Santa Giuliana a Perugia per Umbria Jazz 2015, sarà tra i concerti evento che rimarranno nella memoria di UJ data non solo l'importanza degli artisti ma soprattutto per il genere musicale da loro presentato e rappresentato. Un genere a cui tutta la musica leggera del mondo ha attinto compreso il Jazz.
Segue a questo concerto una esibizione elaborata e tecnicamente eccellente di una formazione di ottoni: gli SPOKFREVO ORQUESTRA. Si tratta di musica abbastanza popolare, un "liscio brasiliano" espressione del Nord del Brasile, che viene eseguito da una formazione impeccabile. Raramente si trova una formazione che ha una pulizia di suono, una contemporaneità e una "brillanza" simile. Sono un gruppo maturo e jazzisticamente valido. L'evidente scopo è la divulgazione del FREVO che è un genere musicale di danza originario dello Stato del Pernambuco (nel nordest del Brasile), derivato dalla marcia e dal maxixe. Nato nella città di Recife alla fine del XIX secolo, è caratterizzato da un ritmo accelerato e si esegue soprattutto durante il carnevale pernambucano. Le sue origini sono dovute alle risse ed ai tafferugli che avvenivano durante le parate del carnevale. Per garantire il passaggio ai carri venivano assoldati gruppi di capoeristi che si disponevano in testa alla sfilata aprendo così la strada con calci a ritmo di musica.
Voglio infine segnalare un eccellente e meritevole gruppo italiano che si esibisce ai Giardini Carducci alle 20,00 : SUGARPIE & THE CANDYMEN. Due chitarre eccellenti, un contrabbassista vero, simpatico esatto, raffinato e soprattutto una ammaliante, tecnicamente brava e dalla potente voce ma soprattutto bellissima, bellissima cantante, Giorgia di Piacenza. Versatili, molto americani, ottimi musicisti di scuola, ironici e che rendono merito ai generi che eseguono.

Giuseppe Nardelli – Agenzia Stampa Italia

Foto: Matteo Marzella

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