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Umbria Jazz

Umbria Jazz 16 luglio 2014 Arena Santa Giuliana di Perugia: Herbie Hancock and Wayne Shorter Duo

Di Giuseppe Nardelli 17 Luglio 2014 – 09:29 3 min di lettura

(ASI) Perugia. Un concerto di rilievo per la presenza  di due musicisti storici e storicizzati che hanno come ci si aspettava registrato un pubblico da tutto esaurito. Siamo in presenza di atmosfere da musica colta e ampiamente concettuale occidentale.

Frutto di una rielaborazione matura, di un approdo, che prescinde dal Jazz e che giunge nella musica pura come già accaduto dagli anni ’50 ed in particolare dagli anni ’60 e ‘70 in avanti grazie ad autori colti della modernità e contemporaneità (Hindemith, Copland, Stockhausen, Dallapiccola e poi Procaccini, Mantovani ecc.). Non si tratta di sperimentalismo ma di forme autonome, informali ripeto molto occidentalizzate e indubbiamente alte. Musica quasi sempre atonale che ammicca alla dodecafonia, a Satie e ad autori nipponici, dalla quale emergono sprazzi di luce musicale tonale e melodica, costruita su una intelaiatura sintetica, essenziale, apparentemente semplice ma assolutamente non banale, che non si preoccupa della qualità del suono virtuosistico tradizionale ma dell’effetto ottenuto anche non convenzionalmente. Siamo in un piano differente dal Jazz di Club o di Concert hall e piuttosto si è stati alla presenza di un approdo musicale di due musicisti maturi, totalmente affiatati, fusi insieme. È una musica “emozionale” (quantomeno nel significato di non ludica) volta a scavare negli animi degli spettatori che devono perdersi in essa. La loro è una evidente fase di “ricerca” e proprio il “ricercare” musicale (già rinascimentale e barocco) credo che identifichi bene lo sforzo fatto dai due strumentisti. Tutto infatti è rivolto a creare e dare tangibilità e consistenza a panorami  sonori ed a scenari in cui l’ascoltatore ha l’onere di dovere capire e di dovere penetrare, all’interno dei quali esso deve riuscire ad entrare per poterci vagare dentro. Un concerto che punta alla evocazione in cui spunti melodici e tonali non sono abusati, che raramente giungono al romanticismo e che sono sapientemente utilizzati per alleggerire un contesto tutto psicologico dai toni foschi. Suoni che suscitano sapientemente disagio o che arrivano ad essere drammatici, generando quelli che definisco “panorami psichici”. Curioso l’uso della scala naturale ascendete in opposizione a quella per semitoni discendente come stilema per raggiungere delle “anomalie” acustiche che dovrebbero corrispondere e quindi evocare delle anomalie dell’anima, dei sentimenti. Il Jazz e spunti Blues tradizionali emergeranno tardi e solo in modo funzionale a quello che chiamo “un lungo discorso musicale”. È stato evidentemente un concerto per intenditori, facile per coloro che seguono da quando sono  nati rassegne di musica colta o per i diplomati in Conservatorio, difficile per altri, forse stancate e poco comprensibile. Il pubblico, che sono convinto si aspettasse altro al momento dell’acquisto del biglietto, ha infatti dato evidenza di perplessità e si solleva il dubbio su cosa abbia realmente compreso e gradito; non si capisce infatti come colleghi della Radio nazionale affermino di avere ascoltato applausi caldi e molto prolungati, che abbiano sbagliato concerto? A rendere difficile il tutto per chi non è solito ad un lavoro musicale storicizzato in altri ambiti, per esempio, c’è il problema di ciò che identifico come “disgregazione strumentale”, in cui l’aspetto esecutivo tradizionale e virtuosistico scompare in modo esasperato a favore dell’effetto, dell’emozione finale.   Dispiace che i musicisti verso la fine del concerto abbiano dovuto spiegare quanto avevamo percepito dalle prime note “la loro musica è una ricerca, una esplorazione di ciò che è all’interno dell’universo interiore di ciascuno spettatore”; un universo che però spesso esprime inquietudine. Due grandi maestri e una lezione per il pubblico, per una musica che in altri settori è ormai già di genere.

Giuseppe Marino Nardelli – Agenzia Stampa Italia

Foto: Matteo Marzella

Umbria Jazz. Herbie Hancock and Wayne Shorter Duo -La Galleria Fotografica

 

 

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