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Lettera a Vittorio Sgarbi L’ultimo dei grandi Maestri

Di Salvo Nugnes 18 Marzo 2025 – 08:45 3 min di lettura

(ASI) Caro Vittorio, sono passati più di quarant’anni da quando la tua voce ha iniziato a risuonare nel panorama culturale italiano con forza, chiarezza e, soprattutto, passione. In tutto questo tempo non sei mai stato un semplice critico d’arte: sei stato un interprete, un custode, un combattente.

E oggi, in un’epoca che sembra dimenticare troppo in fretta, possiamo dire con gratitudine che sei l’ultimo dei grandi Maestri, di quelli che non si sono mai stancati di dire che l’arte è una cosa viva, urgente, necessaria.

Ricordo con molto piacere gli anni trascorsi assieme a lavorare, una decade intensa, e quanto ho imparato da te. Anni in cui, giorno dopo giorno, ho cambiato il mio punto di vista, ho affinato lo sguardo, fino a potermi formare e forgiare una vera e propria passione per l’arte. Una passione che oggi è parte viva della mia identità e che ti devo.

Ci hai insegnato che l’arte non si guarda soltanto: si vive. Che non si può relegare nei musei come in mausolei del passato, ma che va portata nelle strade, nei dibattiti, nei cuori delle persone. La tua visione ha superato ogni confine accademico o elitario: l’arte, hai sempre detto, non è riservata a pochi eletti, ma appartiene a tutti, e ognuno ha il diritto e il dovere di fruirne, difenderla, goderne. In tutti i modi possibili.

Hai riportato l’arte alla sua funzione originaria: servire la vita. L’arte che consola, che scuote, che provoca. L’arte che ci fa pensare, sognare, reagire. Hai riportato Caravaggio, Pasolini e molti altri tra la gente comune. Hai risvegliato l’Italia più bella, quella nascosta nei piccoli musei, nelle chiese dimenticate, nei borghi lontani dai riflettori. E hai sempre fatto tutto questo con la passione travolgente di chi crede davvero in ciò che dice.

Spero tanto che finisca presto questo surreale periodo complicato. È urgente restituirti la libertà piena di essere dove devi essere: tra le persone, a parlare, scrivere, raccontare. Perché sono in tanti, siamo in tantissimi, ad aspettarti. I tuoi estimatori vogliono tornare ad ascoltarti, leggerti, seguirti nelle tue imprese. Perché nessuno, come te, ha mai fatto vincere l’arte nel quotidiano della gente. Nessuno ha saputo renderla così necessaria, così concreta, così nostra.

Sei stato e sei ancora voce scomoda, pungente, irrinunciabile. E proprio per questo necessaria. In un tempo in cui tutto si consuma in fretta, tu sei rimasto saldo, coerente nella tua missione: educare, provocare, ricordare. A noi, e soprattutto ai giovani, che l’arte è memoria, libertà, identità.

Oggi ti scrivo con riconoscenza profonda. Perché attraverso di te abbiamo imparato a guardare con occhi nuovi, a riconoscere la bellezza anche dove altri non la vedevano. Abbiamo capito che un quadro, una scultura, un monumento non sono solo oggetti, ma frammenti della nostra storia e del nostro futuro.

Sei l’ultimo dei Grandi Maestri. Ma anche il primo, in un certo senso, dei veri appassionati. E per questo ti dobbiamo molto.

Con stima, ammirazione e affetto,

Salvo Nugnes

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