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Evergrande, Cina: molti i timori per la tenuta dell’ impresa immobiliare, pochi i rischi per l’ economia mondiale

Di Marco Paganelli 21 Settembre 2021 – 20:25 2 min di lettura

borsahongkong(ASI) Non è, a parere di molti esperti, una nuova Lehman Brothers. Aumenta tuttavia la preoccupazione per il possibile fallimento  di Evergrande, il colosso immobiliare di Shenzhen, in Cina,  oppresso da 305 miliardi di dollari di debiti. Molti pensano che possa trascinare con sé il settore finanziario, innescando un grande contagio anche al di fuori dei confini del gigante asiatico.

 

La seconda società immobiliare cinese ha lasciato, ieri sul terreno, più del 10% alla Borsa di Hong Kong. Le piazze finanziarie ne hanno risentito, andando in profondo rosso. C’è il rischio che l’ azienda non riesca a rispettare la scadenza di giovedì, quando è in calendario il pagamento di interessi su bond offshore, né a ripagare i suoi debiti a breve scadenza (secondo Standard&Poor’s più di 35 miliardi nei prossimi dodici mesi).

L’ impresa possiede più di 1300 progetti in oltre 280 città e ha sette sussidiarie impegnate in altri settori come veicoli elettrici, servizi sanitari, tv. Offre lavoro direttamente a 200mila dipendenti e in modo indiretto a più di 3,8 milioni di persone, si legge sul sito.

“Le differenze tra Evergrande e Lehman” - ha affermato in un’ intervista all’Huffington Post Alessia Amighini, analista dell’Ispi - “sono numerosissime. Ma prima di tutto bisogna ricordare che Lehman era una banca d’investimento che aveva strumenti finanziari sparsi in mezzo mondo, per giunta cartolarizzati con un po’ di tutto, in particolare mutui e titoli spazzatura come abbiamo visto.  Evergrande invece è una società immobiliare. E anche se nel 2008 tutto iniziò con lo scoppio della bolla immobiliare dei subprime, il vero problema da cui nacque il mega-contagio finanziario derivò dall’eccessivo ricorso alla cartolarizzazione di mutui e titoli junk”, ha sottolineato.

“Il caso non solo di Evergrande ma di tutto il settore immobiliare cinese”, ha aggiunto, “nasce nel 2009. Dopo la crisi finanziaria, di fronte al crollo della domanda estera, l’economia cinese aveva bisogno di un puntello, e questo puntello è stato trovato nei settori dell’immobiliare e delle infrastrutture, principalmente. Ha quindi deciso di inondare di credito le aziende di costruzioni attraverso le banche statali perché, seppur private, queste società assecondavano nei fatti gli obiettivi politici di Pechino. Sono anni, non da oggi, che gli istituti bancari cinesi hanno in pancia questi crediti”., ha concluso l’ esperta.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

 

 

Fonte foto: WiNG, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

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