(ASI) Il decreto interministeriale per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine dei derivati del pomodoro firmato dal Ministro Calenda e dal Ministro Martina rappresenta un passo avanti per la tutela del consumatore.
 Il provvedimento stabilisce che, analogamente a quanto previsto per prodotti lattiero caseari, pasta e riso, anche per conserve, concentrato di pomodoro, sughi e salse composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro prodotti in Italia, sia obbligatorio indicare il Paese di coltivazione e di trasformazione della materia prima. L’applicazione è prevista per una fase transitoria di due anni.

“Come Federconsumatori ci siamo battuti a lungo, e continuiamo a farlo, per la tracciabilità dei prodotti e perché venga riportato in etichetta il maggior numero possibile di informazioni: poter scegliere consapevolmente cosa acquistare e cosa mangiare è fondamentale per la salute dei cittadini” – dichiara Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori Nazionale.

I consumatori informati sono consumatori consapevoli nonché meno vulnerabili al rischio di acquistare prodotti non certificati. Sapere da dove provengono e cosa contengono i beni che acquistiamo è un nostro diritto inviolabile, soprattutto se si tratta di prodotti alimentari.

A tale proposito emerge però una criticità importante: per quanto si possa valutare positivamente il provvedimento emanato sul piano nazionale, è urgente raggiungere un grado di omogeneizzazione a livello comunitario, per evitare che la normativa abbia efficacia solo in Italia e che uno Stato membro sia costretto a procedere per decreti che stabiliscono l'obbligo di indicazione dell'origine per i singoli prodotti. Il Regolamento n. 1169 sull’etichettatura, entrato in vigore alcuni anni fa, prevede che l’origine dell’ingrediente primario di un prodotto debba essere specificata nel caso in cui si tratti di un luogo differente rispetto a quello in cui è stato confezionato il bene finito. La legge attuativa per rendere operativa questa parte della normativa non è stata ancora emanata, quindi sollecitiamo i parlamentari europei a fare in modo che l’Unione Europea dia piena e tempestiva applicazione ad una normativa che per troppo tempo è rimasta lettera morta e che invece è fondamentale per tutelare il diritto alla sicurezza alimentare in tutti i Paesi europei.

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