(ASI) Ci risiamo. Arrivano le elezioni e con esse gli immancabili sondaggi. E quel che più salta agli occhi, e dovrebbe preoccupare, è il numero di chi non vuole andare a votare, l’astensionismo. I motivi sono diversi, ma certamente la corruzione dilagante e il discredito crescente della classe politica, sono le principali ragioni del rifiuto.
“I lavoratori nelle assemblee - ha confidato Susanna Camusso, segretario della Cgil - non hanno voluto sentir parlare di politica. I partiti non ci riconoscono, accusano, e noi non li riconosciamo, non ci meritano. Non c’è di sicuro corsa al voto, semmai c’è la corsa a non votare”. Nell’ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, nel 2014, andò a votare solo il 38 %. I dati sarebbero allarmanti e la cosa gravissima, ma i politici se ne infischiano, al di là dello stucchevole ed intollerabile bla bla negli studi televisivi, il giorno dopo le elezioni. Siccome bisogna tenere conto del volere popolare (come dicono sempre in tv i nostri “eroi”) è giunto il momento di dare il peso che meritano a tutti coloro che non vanno a votare perché è, comunque, una manifestazione della volontà, sì, di rigetto e di protesta. Allora che fare? C’è un solo modo. Si devono adeguare i seggi, in tutte le assemblee elettive, parlamento, regioni e comuni, alla partecipazione e alle volontà degli elettori. Vista la tanta voglia di modificare la Costituzione, sarebbe necessario cambiare così anche il secondo comma dell’art. 56. “Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. I seggi definitivi saranno fissati, in maniera proporzionale, dal numero dei votanti”. Così, se a votare va il 50% degli aventi diritto, i deputati rimarrebbero solo 315. Modifica da apportare ovviamente anche, direi soprattutto, ai seggi nei consigli regionali e comunali. Con una fava non due ma ben tre piccioni. Si darebbe finalmente dignità (e importanza) a chi non va a votare. Qualcuno non ci va per pigrizia, altri perché impossibilitati fisicamente, ma la stragrande maggioranza non ci va perché ritiene i candidati non meritevoli della fiducia e del voto. Il secondo piccione sarebbe la drastica riduzione delle poltrone e delle spese, finalmente una vera spending review. E, infine, si costringerebbero i partiti (meglio: i segretari dei partiti) a scegliere candidati seri e qualificati con una attenta e scrupolosa selezione. Sarebbero così costretti ad evitare quelle candidature che spesso, troppo spesso, sono addirittura imbarazzanti. Non pretendo il copywriter, se c’è qualche anima pia (in parlamento e nei consigli regionali e comunali) la può utilizzare liberamente, con la soddisfazione e - immagino - la gratitudine di milioni di italiani.

Fortunato Vinci - Agenzia Stampa Italia

 

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