Ettore Muti il soldato più decorato d'Italia, eliminato il 24 agosto 1943 dai Badogliani
(ASI) Ettore Muti resta una delle figure militari più audaci, discusse e leggendarie del Novecento italiano. Soldato indomito, aviatore spericolato e figura di primo piano del ventennio, incarnò fino all’estremo sacrificio il mito dell’azione pura, guadagnandosi sul campo il riconoscimento di militare tra i più decorati d'Italia.
Nato a Ravenna nel 1902, manifestò fin da ragazzo un temperamento irrequieto e votato al pericolo. A soli quindici anni arrivò a falsificare i documenti di nascita pur di arruolarsi volontario nella Prima Guerra Mondiale, unendosi al corpo d'élite degli Arditi e distinguendosi per il feroce coraggio mostrato sul fronte del Piave. Conclusa la Grande Guerra, fu tra i primi a rispondere all'appello di Gabriele d'Annunzio seguendolo nell’Impresa di Fiume. Fu proprio il Vate, colpito dall'audacia e dall'incredibile numero di medaglie che già ornavano la divisa di quel giovanissimo combattente, a ribattezzarlo celebremente come «il più bel petto d'Italia».
Negli anni a seguire, Muti trasferì la propria sete di azione nella Regia Aeronautica, affermandosi come un pilota di eccezionale perizia. Dai cieli d'Etiopia a quelli della guerra civile spagnola, operò costantemente in missioni di bombardamento ad altissimo rischio che gli valsero la Medaglia d'Oro al Valor Militare insieme a un ricco medagliere di decorazioni d'argento e di bronzo, per poi prendere parte attiva anche alle operazioni in Albania. L'apice della sua fama aviatoria giunse però nell'ottobre del 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale: al comando di una squadriglia di trimotori, condusse una leggendaria sortita di oltre quattromila chilometri fino al Golfo Persico, riuscendo a colpire a sorpresa le raffinerie britanniche di Manama, in Bahrein, in quella che restò la più lontana incursione aerea bellica mai compiuta dall'aviazione italiana.
Nonostante la parentesi politica come Segretario del PNF tra il 1939 e il 1940, incarico presto abbandonato per tornare ai comandi di volo tra bombardieri e aerosiluranti, con la caduta del regime nel luglio 1943 Muti si ritrovò improvvisamente isolato e guardato con sospetto dalle nuove autorità. La tragedia si consumò nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 nella pineta di Fregene, dove un reparto di carabinieri inviato dal governo Badoglio fece irruzione per arrestarlo. In circostanze mai del tutto chiarite, a soli quarantuno anni, Muti venne colpito a morte alle spalle. La tesi ufficiale di una fuga fu immediatamente smentita dalle testimonianze e dal risentimento di quanti videro nell'episodio un'esecuzione mirata a neutralizzare un soldato troppo carismatico, chiudendo tragicamente l'esistenza di un uomo votato per tutta la vita al culto del coraggio.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
*Immagine prodotta da I.A. con bombardamenro in Bahrain dello squadrone aereo di Ettore Muti e uccisione alle spalle del soldato più decorato d'Italia
ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Il giornale ASI è a disposizione degli interessati per pubblicare comunicati o repliche. Invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati e a consultare più fonti.