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Ettore Muti il soldato più decorato d'Italia, eliminato il 24 agosto 1943 dai Badogliani

Di Cristiano Vignali 25 Agosto 2026 – 18:24 2 min di lettura

(ASI) Ettore Muti resta una delle figure militari più audaci, discusse e leggendarie del Novecento italiano. Soldato indomito, aviatore spericolato e figura di primo piano del ventennio, incarnò fino all’estremo sacrificio il mito dell’azione pura, guadagnandosi sul campo il riconoscimento di militare tra i più decorati d'Italia.

​Nato a Ravenna nel 1902, manifestò fin da ragazzo un temperamento irrequieto e votato al pericolo. A soli quindici anni arrivò a falsificare i documenti di nascita pur di arruolarsi volontario nella Prima Guerra Mondiale, unendosi al corpo d'élite degli Arditi e distinguendosi per il feroce coraggio mostrato sul fronte del Piave. Conclusa la Grande Guerra, fu tra i primi a rispondere all'appello di Gabriele d'Annunzio seguendolo nell’Impresa di Fiume. Fu proprio il Vate, colpito dall'audacia e dall'incredibile numero di medaglie che già ornavano la divisa di quel giovanissimo combattente, a ribattezzarlo celebremente come «il più bel petto d'Italia».

​Negli anni a seguire, Muti trasferì la propria sete di azione nella Regia Aeronautica, affermandosi come un pilota di eccezionale perizia. Dai cieli d'Etiopia a quelli della guerra civile spagnola, operò costantemente in missioni di bombardamento ad altissimo rischio che gli valsero la Medaglia d'Oro al Valor Militare insieme a un ricco medagliere di decorazioni d'argento e di bronzo, per poi prendere parte attiva anche alle operazioni in Albania. L'apice della sua fama aviatoria giunse però nell'ottobre del 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale: al comando di una squadriglia di trimotori, condusse una leggendaria sortita di oltre quattromila chilometri fino al Golfo Persico, riuscendo a colpire a sorpresa le raffinerie britanniche di Manama, in Bahrein, in quella che restò la più lontana incursione aerea bellica mai compiuta dall'aviazione italiana.

​Nonostante la parentesi politica come Segretario del PNF tra il 1939 e il 1940, incarico presto abbandonato per tornare ai comandi di volo tra bombardieri e aerosiluranti, con la caduta del regime nel luglio 1943 Muti si ritrovò improvvisamente isolato e guardato con sospetto dalle nuove autorità. La tragedia si consumò nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 nella pineta di Fregene, dove un reparto di carabinieri inviato dal governo Badoglio fece irruzione per arrestarlo. In circostanze mai del tutto chiarite, a soli quarantuno anni, Muti venne colpito a morte alle spalle. La tesi ufficiale di una fuga fu immediatamente smentita dalle testimonianze e dal risentimento di quanti videro nell'episodio un'esecuzione mirata a neutralizzare un soldato troppo carismatico, chiudendo tragicamente l'esistenza di un uomo votato per tutta la vita al culto del coraggio.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

*Immagine prodotta da I.A. con bombardamenro in Bahrain dello squadrone aereo di Ettore Muti e uccisione alle spalle del soldato più decorato d'Italia

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