Martedì, 6 Ottobre 2026
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Il maoismo postmoderno dell’Eurocrazia oligarchica

Tutto è eurocrazia oligarchica

Di Raffaele Iannuzzi 5 Ottobre 2026 – 18:40 3 min di lettura

 (ASI) Nella “caoslandia” contemporanea, tutto parla la neolingua dell’eurocrazia oligarchica. Comandano i capi delle fazioni avanzate e la narrazione è già dettata: non dobbiamo esporci al voto degli elettori. L’elettore è pericoloso, in questa visione del mondo, perché vota contro le élites al comando. Quindi, appartiene alla categoria dei brutti, sporchi e cattivi. Ce ne sono tanti in Germania, con l’AfD, e anche in Svezia, mentre si prepara la battaglia anche nel Regno Unito.

Cosa fare? Semplice e testato, è l’usato sicuro, funziona sempre: rieduchiamoli. L’aveva fatto Mao a suo tempo, a partire dal 1966, in Cina, con tanto di guardie rosse e “libretto rosso”, il catechismo del rivoluzionario, copyright Mao Tse-Tung. Niente di nuovo sotto il sole?

Qualcosa di nuovo c’è. Al posto dei campi di lavoro e della disciplina imposta alla collettività, gli oligarchi “democratici”, in Germania e Svezia, vogliono imporre regole per “bannare”, come si fa sui social, i dissidenti. Costituzione alla mano, chiudiamo le porte ai neonazisti tedeschi e svedesi. Niente bagno di sangue, tutto costituzionalmente corretto e procedurale.

Ci sono naturalmente dei limiti anche ai desideri dei comandanti delle divisioni corazzate europee, quindi qualcuno meno analfabeta in politica, ha già ricordato loro che queste cose non sono praticabili e che, tra l’altro, producono l’effetto secondario opposto, la famosa eterogenesi dei fini. Tradotto: li vuoi far fuori e quelli tornano fuori dalle tombe con più adepti di prima. Ma qui la politica non c’entra e purtroppo, da tempo, non c’entra più con l’Europa. La politica contiene lo strapotere della finanza e dei poteri extra-politici per favorire il bene comune. Fatta fuori la politica, da ormai trent’anni a questa parte, rimangono soltanto la finanza, i faccendieri in carriera al servizio dei nuovi faraoni, e questi si chiamano lobbisti, e poi c’è un esercito di burocrati che venderebbero anche la propria moglie al miglior offerente pur di fare carriera, ossia pur di stare vicino alle commissioni non elette dell’Ue e delle cancellerie più in vista dell’Europa. Non a caso nelle democrazie postmoderne, che vivono di procedure ma non di principi non negoziabili, si moltiplicano gli scandali sessuali con uno sfondo affaristico e i files Epstein diventano agenda politica.

Ritorno al reale: il popolo

Ciò che manca all’appello è il popolo che vuole vivere meglio, non vuole subire la disoccupazione permanente come un destino e non intende ingoiare il cammello, facendo poi sputare il moscerino ai padroni dell’eurocrazia rampante. Se le classi dirigenti tedesche non riescono a governare gli effetti di lunga durata dell’annessione dei territori della ex DDR comunista al blocco occidentale, che conduce alla situazione di disgregazione sociale ed economica di oggi, le conseguenze sono quelle che vediamo. Non sono gli elettori a dover essere “rieducati”, è la politica dei “buoni” ad aver prodotto effetti cattivi.

Perché la liberaldemocrazia oggi non gode più di prestigio e credibilità? La Germania ci offre una chiave per rispondere a questa domanda.

Un filosofo marxista ungherese, György Lukács, spiega con chiarezza cristallina la dinamica in corso: «Quanto meno la libertà è collegata, per il contenuto, con gli ideali (e le illusioni) dell’origine, quanto più la vita reale è dominata dagli interessi delle grandi lobbies e tanto più grandi sono gli onori che si tributano a questo feticcio come avvio e coronamento di ogni espressione propagandistica».

Cos’è un feticcio? Una cosa fatta oggetto di culto da parte di un gruppo, che diventa dominante, e capace, quindi, di influenzare l’intera società.

La liberaldemocrazia, contrariamente alla democrazia nella sua forma originaria, la quale nasce in opposizione radicale al liberalismo, è un “ircocervo”, per dirla con Croce, uno strano fenomeno di laboratorio inventato, nel tardo Novecento, per dare legittimazione al Welfare state, da un lato, e per ridurre le aspettative di trasformazione sociale dell’ideologia democratica prima versione. Il punto di connessione è la libertà, la quale, oggi, si brandisce per la campagna elettorale, ma si riduce a niente se la usano i nemici. Si riduce a niente, appunto, come si conviene con il nichilismo, l’ultimo “ismo” delle élites al comando.

 

Raffaele Iannuzzi - Agenzia Stampa Italia

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