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DEMOCRAZIA DIRETTA E STATO SOCIALE

un binomio indissolubile 

di Gianfredo Ruggiero


Fin dalla sua comparsa sulla terra l’uomo si è caratterizzato, al pari di molte altre specie animali, come essere sociale. Come persona individuale, ma propensa ad associarsi per condividere e sviluppare con altri i comuni interessi e per meglio tutelare e difendere le proprie conquiste lavorative e sociali.

Escludendo le società collettivistiche dove tutto e messo in comune e l’individualità annullata, possiamo affermare che le associazioni o microcomunità - da quella base rappresentata dalla famiglia unita da vincoli di amore e di sangue a quelle in ambito lavorativo come i sindacati e le associazioni di categoria - rappresentano le cellule del tessuto connettivo di una moderna, pluralista e ordinata società.

Questa premessa è necessaria per comprendere lo spirito e le finalità della Democrazia Diretta che si collocano all’interno di un ampio e articolato processo teso al superamento del modello liberal-capitalista e al ridimensionamento del ruolo dei partiti finalmente ricondotti nell’alveolo istituzionale.

Dimentichiamoci, per il momento, dell’attuale sistema e pensiamo ad un qualunque lavoratore, operaio, impiegato o professionista, inserito in un sistema a Democrazia Diretta. Questi è chiamato ad eleggere, su base territoriale, secondo il principio delle primarie e senza il filtro dei partiti, il rappresentante della categoria di appartenenza.

Il nostro lavoratore sarà motivato ad andare a votare e lo farà con la massima attenzione e competenza affinché gli interessi della sua categoria siano ampiamente tutelati.
Lo stesso vale per le altre espressioni significative della società. Medici e insegnanti, sindacati e industriali, uomini di scienza e di cultura, casalinghe, sportivi, pensionati e immigrati...ogni realtà importante del Paese avrà il suo rappresentante in Parlamento che, di fatto, sarà lo specchio della società.

I parlamentari risponderanno direttamente e senza il filtro dei partiti agli elettori da cui hanno ricevuto il mandato e non avranno bisogno, come avviene ora, di crearsi le clientele per assicurarsi la rielezione. E’ sufficiente lavorare bene, nell’interesse della categoria di appartenenza e di quello supremo della Nazione. Non ci saranno più le tangenti ai partiti e le mazzette ai politici.

Il Parlamento sarà composto da tecnici qualificati e da persone competenti. Non avremo più il tuttologo, il politico che un giorno fa il Ministro della Sanità e il giorno dopo il Ministro dei trasporti, bensì un medico a capo della Sanità, un ingegnere al dicastero dei Trasporti e un magistrato al Ministero della Giustizia.

Al vertice dello Stato vedremo, anch’esso eletto direttamente dal Popolo e con il meccanismo delle primarie, un Presidente della Repubblica con funzioni di Primo Ministro svolgere il delicato compito di governo della Nazione e di garante della pace sociale, in grado di intervenire con autorevolezza e senso dello Stato quando interessi di categoria o di parte, pur legittimi, sono in contrasto con quello generale. I principi guida saranno l’interesse nazionale e l’autosufficienza, soprattutto in campo alimentare ed energetico (basta mortificare la nostra agricoltura per importare le arance dalla Spagna e i pomodori dalla Cina, abbandonare le centrali idroelettriche per importare la corrente da Francia e Svizzera…).

A livello locale prevarranno le liste civiche che si confronteranno sulla base di programmi concreti sfrondati da demagogie e interessi di partito.

Con l’avvento della Democrazia Diretta i partiti continueranno ad esistere, ma saranno ricondotti nel loro ruolo essenziale d’indirizzo e di garanti delle libertà, senza ingerenze nella società civile e sconfinamenti nella gestione della cosa pubblica. Usufruiranno di finanziamenti statali, ma saranno tenuti alla compilazione della denuncia dei redditi sottoposta al vaglio della Guardia di Finanza. Sarà inoltre introdotta l’incompatibilità tra una qualunque carica di governo o istituzionale e cariche di partito: chi decide di servire la Patria lo deve fare senza alcun condizionamento o interesse di parte.

Il Parlamento sarà, come ora, costituito da due rami, ma con composizione e compiti diversi: la Camera dei Deputati, espressione della società civile, si occuperà delle questioni sociali e il Senato della Repubblica, espressione della politica, avrà compiti di indirizzo e di politica estera. Le leggi dovranno passare al vaglio di entrambe le Camere ed essere approvate dal Capo dello Stato, previa verifica da parte della Corte Costituzionale.

Di provenienza politica saranno i presidenti delle Regioni (le provincie saranno soppresse) e il Presidente della Repubblica. Nel Consiglio Direttivo delle Regioni siederanno, con pari potere, i politici e le rappresentanze sindacali interne e delle associazioni degli utenti.

La concertazione tra le parti sociali, che oggi avviene all’esterno delle Istituzione con la saltuaria e pavida intermediazione del Governo, domani avverrà direttamente in Parlamento dove il confronto coinvolgerà non solo le parti in causa, ma anche le altre realtà a cui oggi è negata voce. Non avranno più senso gli scioperi, il diritto sarà comunque garantito, ed i ricatti tipo Fiat: finanziamenti statali in cambio della promessa del mantenimento dei posti di lavoro.

La nuova Costituzione si armonizzerà in un rinnovato Stato Sociale con il ripristino di tutte le conquiste sociali oggi sacrificate sull’altare del libero mercato e della globalizzazione economica e si completerà con la Socializzazione delle Imprese (ingresso nel Consiglio di Amministrazione delle grandi aziende della rappresentanza sindacale interna e suddivisione degli utili d’impresa tra gli azionisti e i lavoratori) e con il diritto alla proprietà della prima casa attraverso l’Istituto del Mutuo Sociale finanziato e gestito direttamente dalle Regioni senza alcuna finalità di lucro.

La sovranità monetaria sarà ristabilita con il ritorno allo Stato della Banca d’Italia, ora in mani private, e conseguente superamento del “signoraggio bancario” causa primaria dell’enorme e inestinguibile debito pubblico(1).

Il ridimensionamento del potere bancario, il superamento della dipendenza economica dai mercati internazionali e dei vincoli europei saranno i primi obiettivi del nuovo governo nazionale, come pure la chiusura di tutte le basi NATO e americane presenti sul nostro territorio, fermo restando gli accordi di alleanza che dovranno essere ridefiniti a partire dalla nostra partecipazioni alle guerre “umanitarie”.

I settori strategici (energia, sicurezza, sanità, istruzione e trasporti) e i servizi pubblici locali devono essere sottratti alle logiche del mercato e del profitto per essere gestiti direttamente dallo Stato, con uomini dello Stato motivati e ben pagati e non dai partiti come avviene attualmente. Da questa riorganizzazione anche il nostro disastrato ambiente ne trarrà giovamento.

Sono certo che queste proposte faranno saltare sulla sedia (o meglio... sulla poltrona) i politici di mestiere e quanti in questo sistema ci sguazzano. Lotteranno con i denti e con le unghie per mantenere i loro privilegi e le accuse di attentato alla democrazia e di ritorno al Fascismo si sprecheranno, come pure i tentativi di bollare le nostre idee come demagogiche e irrealizzabili.

In effetti, come avrete compreso, non si tratta di semplici riforme, bensì di una rivoluzione, prima culturale e di pensiero e poi politica.

La spinta deve venire dal basso, da un serrato e approfondito dibattito ed i promotori non possono che essere i circoli culturali, le associazioni di qualunque tipo e persone estranee ai partiti.

Le rivoluzioni nascono dal malcontento popolare, ma rimangono sterili o sfociano nel terrorismo se alla loro testa non si pone una Elite costituita da uomini puri che sappiano trovare, forte del consenso popolare, le giuste strategie.

Questa è la strada da perseguire. Senza ricorrere alla violenza o farsi tentare dalle scorciatoie militaristiche, non lo vogliamo e non ne abbiamo bisogno perché la nostra forza è nelle ...idee.

Gianfredo Ruggiero, Presidente Circolo Culturale Excalibur - Varese (Italia)

Note. (1) La Banca d’Italia, ora filiale della Banca Centrale Europea anch’essa privata, stampa le banconote che poi vengono prestate allo Stato al suo valore nominale a cui sono aggiunti gli interessi e le spese di stampa, pur cui una banconota da 500 euro che a Bankitalia costa solo 30 centesimi noi la paghiamo, attraverso i titoli di debito pubblico, 500 euro + stampa e gli interessi che si moltiplicano ogni anno. Di questo perverso meccanismo, nell’era dell’informazione e a dispetto della tanto decantata democrazia e libertà, in televisione e sui giornali non si fa neppure cenno.

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