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(ASI) Lettere in Redazione. Le dichiarazioni del vice ministro al Lavoro Michel Martone, riguardo l’appellativo di “sfigati”, rivolto agli studenti che conseguono la laurea dopo i 28 anni, non sono rimaste inosservate, destando indignazione nel mondo universitario italiano.

Anche Azione Universitaria ha preso posizione sulla questione, con i vice presidenti nazionali Dario Moscato e Matteo Petrella: « Le dichiarazioni del Vice Ministro Martone ci trovano in assoluto disaccordo. È a dir poco inopportuno offendere e generalizzare su una situazione così delicata. In Italia esistono tanti giovani che ricorrono a lavori part-time o stagionali per pagarsi gli studi, per conseguire poi, titoli di studio che in molti casi si rivelano inadeguati o carenti rispetto alle domande specifiche del mercato del lavoro».

Dure anche le parole di Erio Buceti, capogruppo Studenti per le Libertà-Azione Universitaria CNSU: «È raccapricciante notare come il nuovo sistema universitario del “3+2”, introdotto con la riforma Zecchino in Italia, si ritorca ancora una volta contro gli studenti. Per la serie “oltre il danno la beffa”, non bastava infatti essere svantaggiati per un tardivo inserimento nel mondo del lavoro, dobbiamo anche subire una simile offesa da parte di un membro del Governo».

Pareri favorevoli, invece, sulla volontà manifestata dal Governo di abolire il valore legale del titolo di studio. Per Buceti, Moscato e Petrella, questo progetto rappresenterebbe infatti « un grande passo in avanti verso la meritocrazia, soprattutto se verrà attuato con gli stessi metodi seguiti dagli altri paesi occidentali dove, ad essere premiata è la capacità di ricoprire un ruolo, e non il voto di laurea o l’Università di provenienza. Il nostro unico auspicio è che questo provvedimento non subisca le influenze dei poteri forti del mondo accademico, che potrebbe degenerare in ulteriore declassamento delle Università pubbliche in favore di quelle private».

 

 

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