(ASI) Roma - Nella giornata di lunedì 19 Febbraio c’è stato l’incontro a Roma tra il governo e il gruppo Whirpool che ha deciso di delocalizzare in Slovacchia la produzione di Embraco, lo stabilimento piemontese di Chieri. Sul tavolo c’era il licenziamento di 500 lavoratori della fabbrica.

A nulla sono servite le trattative al Ministero del Lavoro con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha chiamato i dirigenti di Embraco a rispondere della proposta del governo di non effettuare i licenziamenti ma di utilizzare una cassa integrazione momentanea in attesa che la produzione dell’azienda riprenda. I vertici Whirpool hanno però rifiutato dicendo di essere preoccupati per le conseguenze che ci sarebbero state per il titolo in Borsa. La procedura di licenziamento rimarrà aperta fino al 25 Marzo; per trovare una soluzione, Calenda ha attivato ‘Invitalia’ la società pubblica controllata dal ministero, per tentare di trovare una soluzione per re industrializzare l’azienda senza l’aiuto di Embargo. Rimane tutto ancora molto incerto.
Il problema della delocalizzazione delle aziende sta diventando molto serio e sta danneggiando molte famiglie italiane. Da qualche anno infatti un gran numero di imprese, in particolare quelle automobilistiche, ha spostato la propria produzione in Slovacchia. Perché? Esiste infatti un’agenzia slovacca creata per attrarre gli investimenti nell’Est Europa che si chiama ‘Sario’; questa prevede solo il 21% delle aliquote fiscali sulle imprese e lo 0% sulle compravendite immobiliari. Il costo della manodopera è molto basso, uno sconto del 35% sulle tasse e un contributo fino a 30.000 euro per ogni assunzione. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio caso di ‘dumping fiscale’ che letteralmente sarebbe il ribasso di aliquote e pressione per attrarre contribuenti da altre parti del mondo in modo tale da ottenere guadagni sul fronte delle imposte dirette e sui loro consumi in loco.

Qui di seguito le parole di alcuni esponenti politici italiani.

Ecco le dichiarazioni del ministro Carlo Calenda a Radio 24: “Non possiamo avere Paesi con una fiscalità enormemente differente che prendono aziende da altri Stati con un dumping interno al mercato unico europeo”. Il ministro ha anche inviato una lettera al Commissario alla concorrenza in Europa, Margrethe Vestager, chiedendo di controllare se le condizioni fiscali della Slovacchia e di altri Paesi dell’Est Europeo e gli aiuti, siano illegittimi.

In merito alla vicenda è intervenuta anche Giorgia Meloni, candidato premier di Fratelli d’Italia: "Quando saremo al Governo faremo in modo che non si ripeta più un caso Embraco in Italia: un’azienda che licenzia e sposta la sua produzione in Slovacchia per pagare meno tasse e meno i lavoratori. Noi difenderemo il lavoro italiano e sosterremo chi crea occupazione con due proposte: flat tax (tassa unica) alle imprese che producono in Italia con manodopera locale e super deduzione del costo del lavoro per le imprese ad alta intensità di manodopera. Da FdI piena solidarietà e vicinanza ai lavoratori di Embraco". Inoltre aggiunge: “La Embraco è guidata da gentaglia e il Governo da incompetenti. Fratelli d’Italia denuncia da anni la concorrenza sleale e il dumping salariale e fiscale all’interno della UE nel silenzio complice degli ‘europeisti’. Contro le delocalizzazioni selvagge serve un drastico cambio di rotta della politica italiana. Al Governo Fratelli d’Italia metterà in campo 4 iniziative per le imprese: più assumi in Italia, meno tasse paghi; flat tax ridotta solo a chi crea occupazione in Italia; obbligo di restituzione di tutti gli aiuti e delle agevolazioni ricevuti dallo Stato italiano per chi delocalizza all’estero; revoca delle commesse pubbliche per chi non mantiene l'attività produttiva in Italia".

Queste invece le parole delle europarlamentari del Movimento 5 Stelle Laura Agea e Tiziana Beghin: “Basta fare campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori Embraco. Il ministro Calenda a Bruxelles arriva tardi. In Slovacchia ci sono costi di produzione e costi del lavoro di gran lunga più bassi che in Italia. Perché in questi anni al governo Calenda e il Pd non hanno tagliato le tasse alle imprese? Delocalizzazioni e licenziamenti sono conseguenze dei disastri dei partiti come il Jobs Act che ha massacrato i diritti dei lavoratori senza creare nuova occupazione”. Continuano dicendo: “Anche Salvini si dovrebbe vergognare: è stato per anni in Europa a riscaldare la sedia e adesso si lamenta che è stato fatto poco, lui che è alleato con Forza Italia che il Jobs Act l’ha voluto e l’ha votato! Finora dai partiti sono arrivate sole promesse e illusioni. Il Movimento 5 Stelle è al fianco dei lavoratori Embraco che stanno vivendo momenti difficilissimi. La cassa integrazione non è la soluzione definitiva, bisogna investire per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni. In questi anni il governo doveva allentare la pressione fiscale e favorire assunzioni a condizioni sostenibili per le imprese. L’impegno del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo è stato quello di difendere i diritti dei lavoratori, come dimostrano le vicende analoghe di AST di Terni, Perugina e Almaviva, e quello di creare politiche fiscali armonizzate per scongiurare il pericolo delle delocalizzazioni. La proposta dal Movimento 5 Stelle di abbassare il costo del lavoro è l’unica strada per non perdere posti di lavoro e attrattività del sistema Paese. Il problema è strutturale e il governo deve mettere le aziende in condizione di restare e investire in Italia”.

Mentre l'eurodeputata di Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Mercedes Bresso  sulla vicenda si è così espressa: "Ho parlato oggi della questione Embraco a Bruxelles con il ministro Calenda. Condivido la sua proposta di un fondo per il contrasto alle politiche di delocalizzazione interne all’Ue che potrebbe essere usato per reindustrializzare l’area. Inoltre occorre rivedere le regole d’uso dei fondi europei. Io mi muoverò in tal senso a Bruxelles (nuovo bilancio e nuova politica regionale) e ho posto più volte la questione. Segnalo anche che la posizione del nostro gruppo è di armonizzare la fiscalità sulle imprese per evitare questi fenomeni di concorrenza sleale. Credo che a breve, poiché i tempi per modificare le politiche europee sono lunghi, il ministro potrebbe chiedere l’autorizzazione a un intervento in deroga in attesa della nuova misura e del suo finanziamento.".

Ha parlato anche Matteo Renzi (PD) in un’intervista a Radio Capital: “Tutti noi contestiamo le regole che permettono una delocalizzazione sbagliata all‘interno dell‘Europa. La posizione del governo è ampiamente condivisa, noi siamo a fianco dei lavoratori. Cerchiamo tutti insieme di salvare quei 500 posti di lavoro e spero che per Embraco non sia crollato tutto, la situazione è difficilissima”.

Infine sulla questione è intervenuto il presidente nazionale delle Acli Roberto Rossini che ha dichiarato: “La vertenza Embraco pone in maniera drammatica il tema del lavoro al centro del dibattito pubblico. In questi anni abbiamo registrato dei segnali di risveglio, e in questi mesi anche una lieve ripresa economica. Ma alcuni processi negativi rimangono, anzi permangono, e da anni mettono in crisi lo sviluppo. Per questo auspichiamo in prima battuta che il licenziamento dei dipendenti venga scongiurato e che la vicenda possa dare lo spunto per ripensare il tema della delocalizzazione in modo nuovo e contemporaneo”.

 

Claudia Piagnani – Agenzia Stampa Italia

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