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(ASI)Lettere in Redazione -«Saremo un movimento capace di trasmettere ideali e valori. La protesta è sacrosanta, ma da sola non serve». Così il segretario nazionale del PSDI Renato d’Andria annuncia la nascita del Movimento “Democratici e Socialisti”, un annuncio che cade nello stesso giorno in cui Beppe Grillo infiamma le piazze a Testaccio tuonando contro il “golpettino dei furbetti” che ha portato alla rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Poche ore prima che Grillo si agitasse al microfono, fino al punto di dover ammettere «mi devo calmare, io grido troppo, lo so…», Renato d’Andria dichiarava: «Certo, i grillini sono la punta dell’iceberg di una rivolta popolare che è forte, e che cresce all’indomani di scelte come quella che ha portato ieri alla rielezione di Napolitano. Ma gridare, o usare sapientemente tecniche di psicologia delle masse, come fa Grillo, non basta per un Paese ridotto come il nostro. E non basterebbe neppure se non ci fosse una crisi che sta falcidiando la popolazione. Pensiamo a nazioni come la Svezia, dove il benessere economico non è mai venuto meno per le imprese e per le famiglie, eppure si continua a registrare un alto tasso di suicidi». Un esempio che, per d’Andria, apre la strada all’esigenza di movimenti «che non siano solo espressione della pur giusta protesta popolare, ma contengano in sé il seme fertile di quei valori che aiutano a vivere».
Ed è su questa strada che un partito di antiche tradizioni ed ideali forti, qual è il PSDI, annuncia la nascita di un Movimento che sappia parlare più da vicino ai giovani e alla gente comune, aprendo la strada ad un percorso condiviso che non abbia nel suo programma solo riforme come la pur sacrosanta abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, bensì il lievito di ideali ispirati alla giustizia sociale ed alla pacificazione, su cui far crescere progetti concreti di cambiamento. Ma lo scenario che si apre all’indomani del voto per il Quirinale – e il segretario non se lo nasconde – non sembra certo idoneo per attuare riforme dalla parte dei cittadini.
«Sono state compiute scelte nel segno della conservazione assoluta, ma sarebbe sbagliato – continua d’Andria - pensare che in tutto questo vi siano dei vincitori. Non ha vinto Silvio Berlusconi, che ha bruciato una credibilità popolare straordinaria conquistata in una campagna elettorale-lampo. E ha perso Pierluigi Bersani, che se davvero avesse avuto a cuore l’interesse del Paese sarebbe andato subito a un governo con il centrodestra, seguendo le indicazioni di voto espresse dai cittadini, per rispondere con provvedimenti urgenti al grido di un Paese stremato. Gli italiani – Partito Socialista Democratico Italiano Ufficio Stampa Segreteria Nazionale www.partitosocialistademocraticoitaliano.it aggiunge il segretario –avrebbero compreso lo sforzo di cercare un’alleanza per il bene del Paese. Ma era impensabile che gli elettori del PD potessero accettare questa scelta a quasi due mesi dal voto, con le gravi ferite dell’Italia rimaste tutte aperte mentre la politica continuava ad occuparsi solo di se stessa». «Sarebbe bastato – aggiunge d’Andria – condividere fin dal primo momento una riforma che rendesse meno lunghi i tempi delle prescrizioni. E a chi obietta che di un simile provvedimento si sarebbe avvantaggiato il solo Berlusconi, rispondo che le lungaggini dei processi e quel senso indefinito di “giustizia sospesa”, quando non “negata”, che ammanta il Paese, ha già allontanato tutti gli investitori stranieri, e condotto gli imprenditori italiani a delocalizzare in Stati esteri nei quali i tempi e i modi della giustizia sono certi». «Al presidente Napolitano – conclude Renato d’Andria – va dato atto di una grande prova di coraggio. Ma al Paese ora non resta che affidarsi a un “amministratore di condominio”, che sia Mario Monti o un suo omologo fa poca differenza, per preparare la strada a nuove elezioni, facendo, quanto meno, la riforma elettorale». «Quanto al Partito Democratico, la strada è tracciata: o Matteo Renzi riuscirà ad assumerne la guida, prevalendo sulla compagine conservatrice, oppure assisteremo all’ennesima scissione. In cui coloro che si chiamavano un tempo “comunisti” mostreranno, oggi più che mai, il loro vero volto: quello di “egoisti”».

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