Vertice SCO. Tianjin centro propulsivo di un nuovo mondo, l’organizzazione si allarga ancora

1756801047169 627(ASI) Tra domenica e lunedì scorsi, la città cinese di Tianjin, nel Nord del Paese, ha ospitato il 25° Vertice del Consiglio dei Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

Questa racchiude ormai ventisette Paesi che vi aderiscono a vario titolo tra Stati membri, osservatori e partner per il dialogo. L’incontro era molto atteso dagli osservatori, ricevendo grande attenzione da parte di tutti i media internazionali.  A questo proposito, il collaboratore di ASI Andrea Fais è intervenuto sulle “colonne” di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “Opinioni”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.

 

“Gli Stati membri della SCO sono tutti amici e partner”. Con questa considerazione, semplice ma essenziale, il presidente cinese Xi Jinping ha accolto a Tianjin, nel Nord del Paese, i leader partecipanti al 25° Vertice del Consiglio dei Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). “Siamo stati i primi a stabilire un meccanismo difensivo di costruzione della fiducia nelle nostre aree frontaliere, trasformando i nostri lunghi confini in un legame di amicizia, fiducia reciproca e cooperazione”, ha aggiunto Xi, che ha ricordato come gli attori protagonisti dell’organizzazione abbiano proposto per primi anche una visione di governance globale fondata “sulla consultazione ampia e sul contributo congiunto al beneficio condiviso, quale tentativo di mettere in pratica un autentico multilateralismo”.

Nel giugno 2001, quando fu creata, pochi potevano immaginare che, ventiquattro anni più tardi, l’organizzazione avrebbe attirato un numero così elevato di nazioni, estendendo il suo raggio d’azione ad una corposa serie di ambiti e sfere di competenza. “La SCO è diventata la più grande organizzazione regionale al mondo”, ha affermato senza mezzi termini il leader cinese, sottolineando che i ventisei Paesi aderenti, ai quali proprio ieri si è ufficialmente aggiunto il Laos, cooperano in oltre cinquanta ambiti ed assommano una produzione complessiva pari a quasi 30.000 miliardi di dollari. Xi ha specificato inoltre che “l’influenza e l’attrattività dell’organizzazione stanno aumentando di giorno in giorno”. L’attività della SCO ha sempre trasceso la contingenza ed evitato la programmazione di breve termine, privilegiando un percorso di paziente lavoro diplomatico. I pilastri del multilateralismo e della cooperazione reciprocamente benefica (win-win) caratterizzano il cosiddetto ‘spirito di Shanghai’ sin dalla fondazione dell’organizzazione, accrescendone il consenso a livello globale. Tra il 2005 e il 2021, la SCO ha così firmato memorandum d’intesa con enti e organizzazioni internazionali di primo piano, tra cui l’ONU, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e l’Unione Economica Eurasiatica (UEE/EAEU).

Nel suo intervento di ieri, il presidente della Repubblica Popolare ha ricordato che gli Stati membri dovrebbero “perseguire il beneficio reciproco e risultati di mutuo vantaggio”, invitando i partner a “sfruttare i punti di forza dei loro grandi mercati e la complementarietà economica tra gli uni e gli altri, nonché rafforzare le politiche di facilitazione degli scambi commerciali e degli investimenti”. In questo senso, il lancio dell’Iniziativa Belt and Road (BRI) nel settembre 2013, con lo scopo dichiarato di ricostruire in chiave moderna l’antica Via della Seta, ha chiaramente intensificato l’attività diplomatica e tecnica in seno all’organizzazione, imprimendo un’accelerazione significativa all’espansione della sua architettura istituzionale ed incrementandone il peso specifico dal punto di vista geopolitico ed economico. I numerosi documenti sottoscritti al termine del vertice, su tutti la Dichiarazione finale di Tianjin, testimoniano la volontà di procedere ulteriormente in questa direzione, esplorando al contempo nuove aree di cooperazione.

Il commercio cumulativo tra la Cina e gli altri membri SCO ha raggiunto un valore pari a 2.300 miliardi di dollari centrando l’obiettivo che lo stesso Xi si era posto, mentre quello annuale ha oltrepassato quota 500 miliardi di dollari nel 2024. Determinante, a questo proposito, è stato il netto miglioramento della connettività infrastrutturale con circa 14.000 km di rotte terrestri di trasporto pienamente operative. L’Asia Centrale torna così a riscoprire la sua antica funzione di snodo intercontinentale, soprattutto grazie al servizio merci ferroviario China-Europe Railway Express (CRE), che lo scorso giugno ha superato i 110.000 viaggi totali, a circa quattordici anni dalla prima storica corsa tra Chongqing e Duisburg. Gli stock di investimenti esteri cinesi nei mercati degli altri Paesi membri hanno invece totalizzato più di 84 miliardi di dollari.

Le prospettive delineate dal presidente cinese guardano ai comparti del futuro. Niente a che vedere con l’immagine – ancora inspiegabilmente diffusa in Occidente – di un’Asia arretrata, autocratica e illiberale. Nelle parole di Xi c’è l’auspicio di aumentare la cooperazione in settori strategici, nei quali il Dragone già eccelle, quali l’energia, le infrastrutture, l’industria verde, l’economia digitale, l’innovazione scientifico-tecnologica e l’intelligenza artificiale. Malgrado l’approccio paritario alle relazioni coi partner resti centrale, il ruolo di Pechino all’interno della SCO è determinante per definire la visione generale e il paradigma operativo dell’intera organizzazione.

Quando Xi rammenta che “i Paesi membri devono rafforzare la comprensione reciproca e l’amicizia tramite scambi fra persone, sostenersi fermamente l’un l’altro nella cooperazione economica e coltivare insieme un giardino delle civiltà in cui tutte le culture possano fiorire nella prosperità e nell’armonia attraverso un’ispirazione vicendevole”, non è difficile individuare alcuni rimandi alle tre iniziative globali presentate dalla Cina tra il 2021 e il 2023 in tema rispettivamente di sviluppo (GDI), sicurezza (GSI) e civiltà (GCI). A queste, il leader del gigante asiatico ne ha aggiunta una quarta proprio durante il Vertice SCO Plus, andato in scena lunedì pomeriggio: si tratta dell’Iniziativa di Governance Globale (GGI), proposta per rendere il sistema internazionale più giusto ed equo e per avanzare verso una “comunità dal futuro condiviso per l’intera umanità”, celebre concetto ormai cardinale nel pensiero di Xi Jinping.

“Dobbiamo promuovere una prospettiva storica corretta sulla Seconda Guerra Mondiale ed opporci alla mentalità da Guerra Fredda, allo scontro tra blocchi e alle pratiche prepotenti”, ha insistito il presidente cinese, ad appena due giorni dalla grande parata in programma a Pechino per celebrare l’ottantesimo anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’aggressione giapponese (1931-1945) e nella Guerra Mondiale contro il Fascismo. Ferma restando la libertà di ricerca e di espressione, il tentativo di distorcere o alterare i fatti incontrovertibili del passato per finalità geopolitiche rappresenta un rischio che l’umanità non può permettersi di correre. I 35 milioni di morti e feriti, tra civili e militari, che il Paese asiatico commemorerà domani non possono essere derubricati o semplicemente dimenticati per evitare di riconoscere alla Cina un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ordine post-bellico e, quindi, anche nel contesto internazionale dei giorni nostri.

La decisione di erogare 2 miliardi di yuan entro l’anno in corso a favore degli altri Stati membri della SCO e 10 miliardi aggiuntivi in prestiti nei prossimi tre anni alle banche inserite nel Consorzio Interbancario dell’organizzazione, così come l’intenzione di raddoppiare, a partire dal prossimo anno, il numero delle borse di studio SCO, di lanciare un innovativo programma di dottorato di ricerca SCO in ambito accademico, scientifico e tecnologico, di istituire, nei prossimi cinque anni, dieci Luban Workshop nei Paesi membri e di offrire 10.000 candidature nella formazione delle risorse umane, mostrano che per la Cina promuovere il multilateralismo e la cooperazione non è un mero esercizio di retorica, ma una pratica concreta. Il nuovo mondo è già realtà. Bisogna soltanto prenderne atto.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

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