(ASI L'aumento della povertà e la mancanza di politiche di protezione sociale efficaci in Ecuador hanno costretto oltre 279mila bambini e adolescenti a entrare nel mercato del lavoro, in sfregio ad ogni norma internazionale.
In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, che si celebra ogni anno il 12 giugno, i dati ufficiali rivelano che il 7,01% della popolazione di età compresa tra i 5 e i 14 anni è coinvolta in attività lavorative di sfruttamento nelle strade, nei mercati e nelle aree agricole, evidenziando un profondo debito sociale che lo Stato ha nei confronti delle famiglie delle comunità impoverite e operaie.
Questi dati confermano il progressivo deterioramento delle condizioni di vita nell'ultimo decennio, con un picco critico negli ultimi anni a causa delle politiche neoliberiste e dell'instabilità economica. Secondo sociologi e ricercatori del lavoro ciò non è dovuto a episodi isolati, bensì a un problema strutturale radicato nella mancanza di un'occupazione dignitosa per gli adulti, che costringe le famiglie a dipendere dal reddito dei figli per la sopravvivenza quotidiana. In conseguenza di ciò l'abbandono scolastico, dettato da necessità economiche, perpetua il ciclo dell'esclusione, mentre le lacune istituzionali fanno sì che solo il 12% delle segnalazioni di sfruttamento del lavoro minorile si traduca in sanzioni efficaci, lasciando i bambini indifesi di fronte alle dinamiche dell'economia informale.
Attualmente il paese indiolatino si trova ad affrontare una profonda crisi di sicurezza e dei diritti umani che rende i bambini i più vulnerabili alla violenza criminale, registrando un aumento dell'87,1% degli omicidi di minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni nel periodo 2024-2025.
Fabrizio Di Ernesto
L'Italia continua a essere una terra di poeti. Forse ciò che manca non è il talento, ma la volontà di costruire ponti più solidi tra la nostra tradizione letteraria e il pubblico internazionale. Perché una nazione che ha insegnato al mondo la bellezza della parola non può rassegnarsi all'idea di essere diventata invisibile nel panorama poetico globale.
Il Nobel non è l'unica misura del valore artistico, ma resta un simbolo importante. E dopo oltre cinquant'anni dall'affermazione di Montale, è legittimo chiedersi quando la poesia italiana tornerà a occupare il posto che merita sulla scena mondiale.



