Vertice sulla cooperazione asiatica: dal Kazakhstan la grande sfida di Putin all’Occidente

(ASI) Astana – “Il mondo sta diventando multipolare e l'Asia, sede di nuovi centri di potere, svolge un ruolo importante se non addirittura centrale in questo contesto” ha esordito Vladimir Putin al discorso di apertura del sesto incontro della Conferenza sulla cooperazione e il rafforzamento della sicurezza in Asia (CICA).

Istituito nel 1992 per volontà dell’esecutivo kazako, il gruppo intergovernativo conta oggi 28 Stati impegnati a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità di una vasta area geografica. Tra i membri figurano le più influenti nazioni asiatiche, arabe, mediorientali, assieme a diverse ex repubbliche sovietiche. Dalla Turchia alla Cina, dal Qatar agli Emirati Arabi Uniti, dal Bahrain al Kuwait, dall’India all’Iran, dall’Iraq fino a Israele e alla Corea del Sud, sono molti i paesi che hanno affollato la due giorni di riunioni e tavole rotonde inaugurata lo scorso 13 ottobre nella capitale kazaka dal presidente Kassym-Jomart Tokayev.

“L’Asia è il motore della crescita economica globale” ha sostenuto senza indugi Putin, lanciando una chiara sfida all’Occidente e alle sue organizzazioni internazionali, all’Unione europea e ai suoi organismi. Il presidente russo, infatti, non ha esitato a puntare il dito contro il “sistema finanziario globale che per decenni ha utilizzato i flussi di capitale e tecnologia a suo esclusivo interesse vivendo a spese degli altri”. Nell’epoca della sanguinosa guerra in Ucraina, è fin troppo facile intravedere in queste parole taglienti una decisa critica a quella parte del mondo che più di tutte sta contrastando la condotta del Cremlino.

È altrettanto facile, al contempo, scorgere il tentativo di costituire un polo economico di potenze alleate, alternativo all’Occidente e in grado di competere con esso, dove dirottare gli affari perduti in seguito all’approvazione delle sanzioni per il conflitto ucraino. “La Russia è pronta a lavorare per lo sviluppo e la prosperità dell'Asia, è determinata a creare uno spazio libero di cooperazione commerciale e finanziaria e ad approfondire la collaborazione in vari settori economici” ha esclamato Putin.

In una fase storica caratterizzata dall’aumento dei prezzi di energia, generi alimentari e materie prime, il presidente russo ha esortato gli Stati partecipanti al vertice a fare squadra con Mosca, a rafforzare la cooperazione in ambito economico, sociale, culturale, umanitario. Per convincerli, ha prospettato loro la costituzione di un sistema governato dai principi di eguaglianza e sicurezza secondo le norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Un sistema di assistenza reciproca in cui, a differenza dell’ordinamento occidentale ed europeo, i paesi membri rimangono pienamente sovrani della propria moneta. “È necessario ricorrere più attivamente alle valute nazionali nei nostri scambi. Ciò contribuirà a rafforzare la sovranità finanziaria dei nostri Stati, a sviluppare mercati di capitale nazionali, a intensificare l'integrazione economica regionale” ha spiegato Putin.

Un sistema cucito su misura dell’Asia, dove alla promessa di fiorenti accordi commerciali si unisce l’impegno a fronteggiare fianco a fianco l’insorgere di fattori destabilizzanti come il terrorismo internazionale, gli attacchi di gruppi estremisti, la diffusione di ideologie radicali e violente, i traffici illeciti di risorse e materie prime.

Un sistema edificato in larga parte sullo screditamento del modello occidentale. A tal proposito, Putin non si è lasciato sfuggire un esempio a suo dire illuminante per illustrare la poca efficienza e affidabilità degli Stati Uniti e della Nato. In riferimento alla complessa vicenda dell’Afghanistan, paese membro del gruppo intergovernativo per la cooperazione asiatica, il presidente russo ha affermato: “Dopo oltre venti anni di presenza militare, la politica fallimentare degli Stati Uniti e della Nato ha reso la nazione incapace di affrontare autonomamente la minaccia terroristica. Dobbiamo lavorare insieme per favorire la ripresa economica e compensare i danni causati alla popolazione”.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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