(ASI) Sarà la città portuale di Ningbo, metropoli da circa 9,4 milioni di abitanti della provincia dello Zhejiang, ad ospitare la prossima edizione, in programma tra l'8 e l'11 giugno prossimi, dell'Expo Fiera Internazionale dei Beni di Consumo Cina-CEEC, ovvero la piattaforma, lanciata nel 2012 con il vertice di Varsavia, che coinvolge la Cina e sedici Paesi dell'Europa centro-orientale: Grecia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia, Serbia, Slovenia, Croazia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord.

A meno di clamorosi dietrofront dell'ultimo momento, il ritiro dalla piattaforma recentemente annunciato dalla Lituania ridurrà a sedici i Paesi europei coinvolti, modificando il format da "17+1" a "16+1". La settimana scorsa, il ministro degli Esteri Gabrielius Landsbergis si era espresso a proposito adducendo motivazioni di carattere pratico e lamentando lo scarso vantaggio derivato dalla partecipazione di Vilnius alla cooperazione Cina-CEEC, ma è piuttosto evidente che dietro la decisione possano nascondersi ragioni di carattere geopolitico, considerando la forte influenza esercitata dalla NATO sui Paesi baltici.

Pesa inoltre il clima di tensione creatosi tra Pechino e Bruxelles dopo le sanzioni approvate in sede europea per la presunta violazione dei diritti umani nella regione autonoma dello Xinjiang ai danni della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri. Al momento, a nulla è servito il rapporto pubblicato poche settimane fa da alcuni ricercatori svedesi per la Transnational Foundation for Peace & Future Research (TFF) in risposta al precedente rapporto, ritenuto «politicizzato», «propagandistico» e «non credibile», presentato lo scorso marzo dall'American Newlines Institute in collaborazione con il canadese Raoul Wallenberg Center for Human Rights, che aveva evidentemente influenzato i decisori politici europei tanto da convincerli a congelare l'Accordo sugli Investimenti (CAI) in discussione tra UE e Cina.

La quasi definitiva uscita di scena della Lituania, tuttavia, non cambierà in alcun modo il trend delle relazioni diplomatiche, economiche e commerciali tra Pechino e i Paesi CEEC costruite nel corso degli ultimi nove anni, a partire da Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Serbia e Grecia, dove gli investimenti cinesi sono stati fin'ora ben accolti. La forte crescita dei consumi registrata in Cina nell'ultima decade e l'aumento dell'import di beni e servizi dalle economie avanzate ha fatto sentire i suoi effetti anche in questa parte dell'Europa, storicamente più arretrata rispetto ai più competitivi vicini occidentali. Il ritardo accumulato dalle aziende di questi Paesi sui mercati esteri, ed in particolare in Cina, sembra infatti poter cominciare a ridursi grazie anche a questo evento dedicato, che permetterà ai consumatori cinesi di acquisire maggiore familiarità con i prodotti provenienti dall'Est Europa.

In aggiunta al più vasto appuntamento di novembre della China International Import Expo (CIIE) nella vicina Shanghai, manifestazione fieristica lanciata per la prima volta nel 2018 e già ampiamente consolidata come piattaforma di accesso al mercato cinese per aziende, fornitori e distributori di tutto il mondo, l'imminente nuova edizione dell'Expo Fiera Internazionale dei Beni di Consumo Cina-CEEC si preannuncia particolarmente importante, con più di 300 aziende dell'Europa centro-orientale partecipanti ed oltre 6.000 buyer in arrivo da tutta la Cina.

Secondo Ren Hongbin, assistente del Ministro del Commercio cinese, intervistato da Xinhua, l'evento «fornirà ai consumatori e alle aziende cinesi un'ampia varietà di scelta di produzioni tipiche dei Paesi CEEC». Stando ai dati ufficiali, tra il 2012 e il 2020 l'interscambio commerciale tra la Cina e questi mercati è cresciuto ad un ritmo medio annuo dell'8%, più del doppio del dato relativo all'interscambio tra la Cina e l'intera UE nello stesso periodo.

Sebbene l'export cinese costituisca ancora la voce più pesante in termini assoluti nel commercio con l'Europa centro-orientale, in particolare per quanto riguarda componenti e beni intermedi, Pechino si è da tempo impegnata ad importare beni dai Paesi CEEC per un valore complessivo pari a 170 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, di cui 20 miliardi destinati a concentrarsi nel solo Zhejiang, adottando una serie di misure specifiche che - sottolinea lo stesso Ren Hongbin - contribuiranno a riequilibrare l'interscambio. Confermano la tendenza i dati relativi al primo trimestre di quest'anno, durante cui la Cina ha importato beni per 8,17 miliardi di dollari dai mercati CEEC, una crescita del 44,7% rispetto allo stesso periodo del 2020.

La provincia dello Zhejiang, chiamata ad ospitare l'evento di giugno, si affaccia sul Mar Cinese Orientale ed è compresa tra la municipalità di Shanghai e la provincia del Fujian. Si tratta di una delle aree più dinamiche del Paese, con un PIL che nel 2020 ha raggiunto quota 6.460 miliardi di yuan, pari a circa 832 miliardi di euro, in crescita del 3,6% su base annua, registrando una delle migliori performance nella fase di ripresa dopo una significativa contrazione (-5,6%) nel primo trimestre 2020 a causa della pandemia.

Caratterizzato da una forte industria leggera, da un massiccio e-commerce e da una poderosa logistica, lo Zhejiang presenta un fiorente settore privato che genera, a livello provinciale, il 56% del gettito fiscale, il 77% dell'export, il 65% del PIL e l'80% dei posti di lavoro [Dati 2018 China Briefing - Dezan Shira & Associates]. I suoi principali punti di forza risiedono nei poli produttivi e direzionali di Hangzhou, città ospitante del G20 2016, e Ningbo-Zhoushan, confermatosi nel 2020 primo porto al mondo per tonnellaggio merci con un volume pari a 1,17 miliardi di tonnellate e terzo per carico container, dietro Shanghai e Singapore, con un volume pari a 28,72 milioni di TEU.

Secondo il vicegovernatore provinciale Zhu Congjiu, l'obiettivo delle autorità locali è quello di trasformare lo Zhejiang in un «centro per la cooperazione Cina-CEEC» e in un «ponte di ingresso in Cina» per i Paesi dell'Europa centro-orientale. Negli auspici degli organizzatori, l'Expo Fiera Internazionale dei Beni di Consumo Cina-CEEC dovrà garantire inoltre l'opportunità di «ampliare nuove aree di cooperazione tra le parti», fra cui la green economy e i settori digitali.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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