(ASI) Lo scorso 8 giugno, la nona sessione della 14a Assemblea Nazionale del Vietnam ha ratificato il testo dell'Accordo di Libero Scambio con l'Unione Europea (EVFTA) e dell'Accordo per la Protezione degli Investimenti (EVIPA) alla presenza dei 483 deputati e, nella seduta mattutina, dell'Ambasciatore del Vietnam presso l'UE e dei rappresentanti diplomatici di 18 Paesi europei in Vietnam, tra cui Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Austria, Ungheria ed altri ancora. Il testo ha ricevuto un'approvazione quasi unanime: il 94,62% del corpo legislativo vietnamita si è espresso a favore dell'EVFTA ed il 95,65% a favore dell'EVIPA.

Il Parlamento Europeo aveva già ratificato i due accordi lo scorso 12 febbraio mentre il 30 marzo il Consiglio Europeo ha approvato la ratifica, completando le procedure previste dalla legislazione dell'UE per l'EVFTA, che entrerà definitivamente in vigore a partire dal prossimo primo agosto. Per quanto riguarda l'EVIPA, invece, l'accordo dovrà prima essere ratificato dai singoli parlamenti nazionali degli Stati membri. Tale complesso iter giuridico, come spesso accade, allungherà i tempi presentando alcuni inevitabili fattori di rischio, anche intrecciati tra loro: il crescente atteggiamento protezionista di molte forze politiche - non solo populiste - nei Paesi europei; la necessità di alcuni settori di ripensare la dinamica delle catene produttive a seguito delle criticità emerse durante la pandemia da Covid-19; le incertezze legate alla Brexit, alla guerra commerciale Cina-USA e alle turbolenze sui mercati internazionali.

Al netto della particolare congiuntura internazionale, i due accordi mantengono la loro intrinseca potenzialità, specie per l'Italia che, con il Vietnam, ha già siglato nel 2013 un partenariato strategico. Da qualche anno, l'Italia è ormai il quarto maggior partner commerciale UE del Vietnam ma, soprattutto, il Vietnam è il primo partner ASEAN dell'Italia, un posizionamento importante in uno dei mercati più aperti e dinamici della regione del Sud-est asiatico, dove primeggiano anche le economie di Indonesia, Malesia, Singapore e Thailandia, già notevolmente integrate con quella vietnamita e di altri cinque Paesi (Brunei, Cambogia, Filippine, Laos e Myanmar) in virtù dell'architettura AFTA/AEC messa in piedi nella regione tra il 1992 e il 2015, che a sua volta già beneficia di accordi di libero scambio con tutti i principali partner della regione Asia-Pacifico (CAFTA con la Cina, JAFTA con il Giappone, KAFTA con la Corea del Sud, IAFTA con l'India e AANZFTA con Australia e Nuova Zelanda)

Come evidenzia la Farnesina, il volume di interscambio commerciale bilaterale tra Italia e Vietnam ha sfiorato quota 4,44 miliardi di euro nel 2019, in crescita rispetto ai circa 3,85 miliardi dell'anno precedente. Al momento, la bilancia commerciale ci è sfavorevole: ammontano infatti a 1,3 miliardi le nostre esportazioni verso il Paese asiatico, mentre sfiora quota 3,14 miliardi di euro il volume delle nostre importazioni dal Vietnam, trainate da computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi, beni - questi - che assommano un valore complessivo di poco inferiore ad 1,3 miliardi. Tra i beni italiani più esportati in Vietnam nel 2019 spiccano invece macchinari e apparecchiature (€ 378,2 mln), articoli in pelle (€ 220,06 mln), prodotti tessili (€ 99,66 mln), prodotti chimici (€ 95,76 mln), apparecchiature elettriche e per uso domestico (€ 82,95 mln). Restano indietro i prodotti alimentari (€ 72,85 mln) e le bevande (€ 14,03 mln).

Con l'entrata in vigore dell'EVFTA sarà subito eliminato il 65% dei dazi sulle esportazioni UE verso il Vietnam e il 71% dei dazi sulle importazioni UE dal Vietnam. L'obiettivo di lungo termine di quello che i vertici europei definiscono «il più ambizioso accordo di libero scambio mai concluso con un Paese in via di sviluppo» è la quasi completa eliminazione delle barriere tariffarie in entrambe le direzioni: nel giro di 7 anni per l'export vietnamita e nel giro di 10 anni per l'export UE.

Secondo le stime, nei primi cinque anni, i vantaggi introdotti dall'accordo commerciale dovrebbero aumentare le esportazioni vietnamite verso l'UE del 42% e le esportazioni UE verso il Vietnam del 33%. Non è difficile immaginare che, anche in virtù della continua ascesa di una nuova classe media nel Paese asiatico, a beneficiare delle nuove dinamiche di scambio potrebbero essere in particolare i beni di consumo tipici del Made in Italy, dall'agroalimentare all'arredo, dall'auto al lusso. Questo consentirebbe all'Italia di iniziare a ridurre il suo deficit commerciale nei confronti del Vietnam.

Al promettente quadro commerciale, specie nell'ottica del rilancio economico nella fase post-Covid, si aggiungono le nuove opportunità garantite dall'EVIPA in tema di protezione degli investimenti. Stando ai dati di Dezan Shira & Associates, nel 2018 - con flussi di capitale pari a 948,4 miliardi di euro - l'UE si è attestata al sesto posto tra gli investitori diretti esteri in Vietnam, alle spalle di Giappone, Corea del Sud, Singapore, Cina e RAS di Hong Kong. Gli investitori UE in Vietnam operano nell'ambito di 18 settori, in particolare manifatturiero, elettrico ed immobiliare, e sono presenti in 52 delle 63 suddivisioni di livello provinciale del Paese asiatico, con una forte concentrazione nelle aree più infrastrutturate come Hanoi, Quang Ninh, Ho Chi Minh City, Ba Ria-Vung Tau e Dong Nai.

Tra i 24 Paesi europei presenti in Vietnam, il podio per volume di IDE al 2018 è appannaggio di Paesi Bassi, Francia e Regno Unito. Come indica la Farnesina, l'Italia, tra il 2008 e il 2013 ha triplicato i suoi investimenti in Vietnam, che «a fine 2017 ammontavano a 381,86 milioni di dollari [339,63 milioni di euro, ndt] per 84 progetti». Sebbene il manifatturiero sia ancora dominante, lo spettro degli investimenti italiani nel Paese si sta velocemente diversificando, coinvolgendo macchinari e applicazioni, idrocarburi, infrastrutture, energie rinnovabili e ambiente.

Proprio lo spirito di "nuova generazione" del duplice accordo tra UE e Vietnam - che mette in campo anche l'adeguamento del sistema Paese agli standard ILO, in materia di condizioni e sicurezza sul lavoro, e UNFCCC, in materia di sostenibilità e contrasto ai cambiamenti climatici - crea nuovi spazi di inserimento nel mercato vietnamita per molti settori della nostra economia, non solo nel quadro della green economy in senso stretto.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

 

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