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Politica Estera

Istria: ripopolare i borghi italiani abbandonati e creare una vera regione a statuto speciale

Di Cristiano Vignali 18 Febbraio 2020 – 15:30 3 min di lettura
triesteistria(ASI) Capodistria - In Istria, terra irredenta d'Italia, a seguito dell'esodo degli Italiani, a causa dell'occupazione jugoslava alla fine della Seconda Guerra Mondiale, a tutt'oggi ci sono dei paesi fantasma in cui il  tempo si è fermato al 1954, quando la Zona B del Territorio Libero di Trieste venne assegnata alla Jugoslavia, nonostante la popolazione fosse in gran maggioranza italiana.                                                                                            
Territorio libero di Trieste carta(ASI) Capodistria - In Istria, terra irredenta d'Italia, a seguito dell'esodo degli Italiani, a causa dell'occupazione jugoslava alla fine della Seconda Guerra Mondiale, a tutt'oggi ci sono dei paesi fantasma in cui il  tempo si è fermato al 1954, quando la Zona B del Territorio Libero di Trieste venne assegnata alla Jugoslavia, nonostante la popolazione fosse in gran maggioranza italiana.                                                                                            
Alcuni borghi istriani sono stati ripopolati da genti di etnia slava, altri sono rimasti abbandonati e ora si possono ancora ammirare come all'epoca, ma  con i segni del tempo trascorso:  le case,  i palazzi pubblici, i luoghi di culto, sono diroccati e invasi dalla vegetazione come le strade e i campi agricoli prima fiorenti, ora pressoché solo boscaglia e sterpaglia. 
 
Si  incontra solo ogni tanto, soprattutto nel fine settimana, qualche esule  o suo parente tornare sul posto per rivedere il luogo natio, per sistemare le chiesette, le cappelle e le tombe nei piccoli cimiteri dove riposano i cari. Se ci si ferma con educazione e tatto a parlarci, con molta sofferenza e dignità raccontano la loro esperienza, come le ferite di un trauma mai guarite. 
 
Ci sono diversi borghi abbandonati dagli Italiani di Istria, attualmente brutalmente divisi dalla frontiera sloveno - croata, di cui riporteremo i nomi sia in Italiano sia in lingua slava: Vergnacco (Vrnjak) vicinissimo al confine con l'Italia, Portole (Oprtalj in croato, anch'esso a pochi chilometri da Trieste all'interno), San Pelagio (Sillich), San Giorgio di Piemonte (Sveti Juraj),Grisignana  (Groznjan), Villa Amorosa (Martincici), Cuberton (Kuberton), Sterna (Sterna), Stridone(Zrenj), Pinguente (Buzet), discorso a parte per Salise (Sales in Croato) acquistato da un ricco inglese per farci un albergo diffuso e per Piemonte d'Istria (Zavsrje) per cui il governo croato ha stanziato dei finanziamenti per la stessa destinazione d'uso. 
 
Sulla questione di questi borghi da ripopolare e riqualificare con le famiglie degli esuli italiani d'Istria, abbiamo ottenuto il parere più che favorevole ovviamente del presidente dell'Unione Italiana Maurizio Tremul che ci ha spiegato: "l'apertura deve esserci da parte dei governi Sloveno e Croato. Se in Slovenia ci stiamo battendo per il riconoscimento di una nostra provincia / regione a statuto speciale, nella Regione Istriana della Croazia (in croato Istarska Zupanija), abbiamo il riconoscimento del bilinguismo e la possibilità di avere documenti bilingue, ma di fatto esistono pochi funzionari pubblici che parlano italiano e non ci arrivano nei Comuni copie di documenti prestampati in doppia lingua".
 
La Croazia e la Slovenia sono nell'Unione Europea e dovrebbero pertanto adattarsi agli standard  di tutela delle minoranze etniche, soprattutto in un sistema economico interconnesso anche con l'Italia. Il modello da seguire per l'Istria, e abbiamo avuto anche il consenso dell'Unione Italiana, è quello del Trentino -  Alto Adige, dove sono garantiti dalla Repubblica Italiana i più ampi diritti agli Altoatesini.
 
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
Nota della Redazione

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