(ASI) È di due giorni fa l'annuncio del governo cinese in merito a nuove importanti agevolazioni per le aziende, sia cinesi che straniere, attive nel Paese asiatico. Già la nuova legge sugli investimenti, approvata durante la Doppia Sessione del marzo 2019 ed entrata in vigore il primo gennaio di quest'anno, aveva sostanzialmente parificato le condizioni di trattamento sul mercato cinese tra aziende locali e aziende estere, semplificando procedure ed oneri. Ora, con le misure che Pechino sta mettendo in campo per il prossimo futuro, quando ci sarà da lavorare alacremente per recuperare il terreno perduto in questi primi mesi dell'anno, il percorso tracciato appare più lineare.

Tre giorni fa, il viceministro dell'Economia Wang Bingnan ha affermato che «la situazione rimane delicata, come è normale che sia, ma la maggior parte delle imprese legate al commercio estero nel Paese sta riprendendo la capacità produttiva». Secondo l'alto funzionario del Paese asiatico, «governi locali ed imprese stanno collaborando per implementare politiche mirate a creare un ambiente economico sano ed alleviare gli oneri per le imprese, mettendo al primo posto la preoccupazione per la salute dei dipendenti».

Effettivamente, le immagini che arrivano quotidianamente dalla Cina mostrano una graduale ma decisa ripresa delle attività lavorative, con migliaia di operai, tecnici ed operatori dotati di protezioni per evitare qualsiasi rischio di contagio. Le misure intraprese in tutto il Paese dalla fine dello scorso mese sembrano aver sortito i loro primi effetti: al di fuori della Provincia dello Hubei, focolaio dell'epidemia, partita proprio dal capoluogo Wuhan, il numero dei contagi registrati negli ultimi quattordici giorni è in costante calo. Nella giornata di oggi, infatti, sono stati confermati 79 nuovi casi rispetto agli 890 registrati il 3 febbraio scorso. Nello Hubei, invece, i nuovi casi sono 1.807. Alla mezzanotte di ieri, il dato totale nazionale aveva toccato quota 72.436 contagiati: di questi, 12.552 sono stati curati e già dimessi dalle strutture ospedaliere mentre purtroppo 1.868 sono deceduti. Tutti gli altri restano sotto osservazione.

Rimane dunque delicatissima la situazione di Wuhan e dello Hubei in generale, dove circa 60 milioni di persone sono tutt'ora isolate dal resto del Paese in virtù del "cordone sanitario" imposto dal governo, dapprima alla città e poi a tutta la provincia. Misure drastiche ma necessarie per impedire una diffusione su vasta scala di questo nuovo coronavirus (COVID-19), sulla cui origine si sta ancora cercando di fare piena chiarezza. Pare quasi certa la derivazione animale della patologia ma si sta provando a capire all'interno di quale specie l'agente patogeno possa aver compiuto il "salto" evolutivo diventando contagioso anche per l'uomo. L'ultimo "imputato", in ordine di tempo, è il pangolino, una sorta di formichiere squamoso, a forte rischio di estinzione, che vive nelle zone tropicali dell'Asia Meridionale. Il commercio di questo, così come di altri animali selvatici, è già illegale in Cina ma tale specie mammifera è purtroppo vittima di un intenso traffico clandestino perché alcuni in Asia ritengono che le sue scaglie abbiano effetti curativi benefici.

Se la ricerca sul ceppo virale attende ancora conferme definitive, non solo in Cina ma in tutto il mondo, sono invece già da giorni in servizio i due ospedali prefabbricati di Huoshenshan e Leishenshan, costruiti in tempi record (appena 10 giorni) nei pressi di Wuhan per ospitare i pazienti affetti dal nuovo coronavirus più gravi. Per quelli con sintomi meno pesanti, oltre agli ospedali cittadini, si è deciso per il trasferimento all'interno di palasport o palestre della città, trasformati per l'occasione in veri e propri ospedali da campo. L'obiettivo è evidente: isolare quanto più possibile i contagiati dal resto della popolazione. È a Wuhan, difatti, che si gioca la partita decisiva per il contenimento e la distruzione del virus che ha quasi paralizzato l'intero Paese nelle ultime settimane. Non a caso, Xi Jinping, in un moto d'orgoglio nazionale, fra le varie cose ha affermato che «se vince Wuhan, vince l'Hubei, e se vince l'Hubei vince la Cina».

Antonio Guterres, segretario generale dell'ONU, da Islamabad, in Pakistan, ha lanciato ieri un messaggio al mondo, affermando di confidare nelle capacità della potenza asiatica di contenere e sconfiggere l'emergenza sanitaria. «Le misure messe in atto dal governo cinese - ha detto Guterres - rappresentano un'impresa gigantesca e siamo molto fiduciosi che gli sforzi fin qui compiuti permetteranno la progressiva riduzione della patologia». Nonostante sia ancora presto per poter parlare di una soluzione efficace, a partire dalla produzione di un vaccino per il quale i tempi potrebbero essere ancora piuttosto lunghi, il segretario dell'ONU ritiene che la Cina abbia fornito «una risposta poderosa e impressionante». Effettivamente se - come pare ormai quasi certo - ci sono state iniziali sottovalutazioni del rischio da parte di alcuni funzionari del governo provinciale dello Hubei, silurati da Pechino e già sostituiti, la macchina istituzionale centrale ha invece risposto in modo tempestivo intuendo che a livello locale la situazione rischiava di sfuggire di mano.

Nelle ultime settimane si sono diffuse un po' in tutto il mondo varie critiche a Pechino, spesso alimentate da chi per ragioni politiche non manca di strumentalizzare persino un'emergenza sanitaria. In realtà, la Cina è un Paese estremamente complesso, grande quasi come un subcontinente, popolato da circa 1,4 miliardi di persone, suddiviso in 31 soggetti amministrativi a livello provinciale e 2 regioni amministrative speciali (Hong Kong e Macao). Le misure di sicurezza scattate a partire dall'ultima settimana di gennaio, poco prima del Capodanno lunare, hanno visto decine di migliaia tra medici, infermieri, inservienti, operatori e fattorini impegnati in turni di lavoro straordinari per garantire le cure ai pazienti (soprattutto a Wuhan e dintorni, dove si sono fiondate squadre sanitarie sia civili che militari da tutto il Paese), l'assistenza materiale e psicologica alla popolazione, la costante disinfestazione dei luoghi e mezzi pubblici più frequentati (metropolitane, bagni, stazioni, treni, aerei, centri commerciali, aeroporti ecc. ...) e la consegna di pasti a domicilio per i tantissimi cinesi rimasti di fatto chiusi in casa.

Le immagini provenienti dal Paese asiatico lasciano effettivamente stupefatti non tanto per la capacità di organizzazione delle strutture pubbliche quanto per la compostezza e la responsabilità della popolazione, che ha immediatamente accettato il nuovo stile di vita provvisorio evitando quanto più possibile viaggi e spostamenti sia all'interno che all'estero. Anche l'intelligenza artificiale, l'e-commerce e la robotica - settori che in Cina conoscono da anni una crescita esponenziale - stanno giocando un ruolo non secondario in questa crisi. Il compito di disinfestare le strade in alcune città è stato assegnato ai droni, molti acquisti e transazioni sono stati effettuati on-line, le aziende ancora poco digitalizzate stanno sviluppando rapidamente sistemi di logistica innovativa e i pazienti di alcuni ospedali hanno persino ricevuto le proprie pietanze in camera da un porta-pasti robotico capace di compiere autonomamente il giro delle stanze al posto degli infermieri per ridurre i contatti tra gli ammalati ed il personale medico.

Sistemi di geolocalizzazione, elaborazione e proiezione dati su base globale, inoltre, stanno aiutando esperti di tutto il mondo a capire quando potrebbe essere raggiunto il picco e quando l'emergenza pandemica potrà dirsi effettivamente rientrata. La condivisione trasparente ed aperta delle informazioni, su cui Xi Jinping ha subito posto l'accento, è un elemento determinante, non solo per risolvere questa crisi. Come i precedenti degli ultimi quarant'anni (Ebola, H5N1, SARS, MERS, A/H1N1 ecc. ...) hanno dimostrato, le zone calde e umide del pianeta sono quelle più a rischio per l'emersione e la diffusione di nuovi virus sconosciuti o erroneamente ritenuti limitati al mondo animale. Il problema non è perciò limitato al solo focolaio epidemico contingente ma assume una dimensione del tutto globale. La collaborazione sanitaria internazionale diventa così un fattore decisivo per il contenimento di nuove potenziali pandemie in futuro. Parafrasando Xi Jinping, insomma, se vince la Cina, vincerà anche il resto del mondo.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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