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Politica Estera

Per i repubblicani irlandesi i diritti umani sono inesistenti

Di Fabio Polese 31 Luglio 2011 – 09:34 2 min di lettura

(ASI) Se parlassimo di occupazioni, ingiustizie e diritti umani inesistenti, nell’immaginario collettivo, verremmo proiettati in un qualche paese sperduto ai confini del mondo. E invece, nel cuore democratizzato d’Europa, succede anche questo. In silenzio ovviamente.

                                                                                       Per i repubblicani irlandesi i diritti umani sono inesistenti

                                                                                                                             di Fabio Polese

(ASI) Se parlassimo di occupazioni, ingiustizie e diritti umani inesistenti, nell’immaginario collettivo, verremmo proiettati in un qualche paese sperduto ai confini del mondo. E invece, nel cuore democratizzato d’Europa, succede anche questo. In silenzio ovviamente. Tra media asserviti e politicanti impegnati a fare altro.

Brendan Lillis è un patriota repubblicano irlandese detenuto da 623 giorni in condizioni disperate e senza accuse formali che rischia di morire da un giorno all’altro. La sua storia potrebbe essere la storia di molti giovani nordirlandesi costretti ad una scelta tanto drammatica quanto inevitabile in quei tempi: impugnare le armi, come i padri prima di loro, per combattere l’occupante britannico. Brendan Lillis, entrato nella Provisional IRA nel 1971, ha trascorso sedici anni nella prigione di Long Kesh per possesso di esplosivi e armi da fuoco. Una volta pagato il suo debito con la giustizia, nel 1994, è tornato nella sua casa nella zona ovest di Belfast. Nel 2009, dopo una rapina avvenuta nella Contea di Derry, che nulla a che fare con la causa repubblicana, Brendan Lillis viene nuovamente arrestato. Recentemente la Corte Suprema di Belfast ha deciso che Brendan Lillis a causa delle sue condizioni di salute, non può sostenere alcun processo e, di conseguenza, tutte le accuse contro di lui sono cadute.

Nonostante questo, Brendan Lillis è rinchiuso nell’infermeria di Maghaberry rilegato nel letto di una cella senza finestre. E’ arrivato a pesare appena trentasette chili e ogni giorno le sue condizioni peggiorano. La famiglia e gli amici di Brendan da diversi giorni si sono mobilitati per richiederne il rilascio per questioni umanitarie ed assicurargli cure adeguate. A guidare la protesta c’è la compagna Roisin Allsopp che ha iniziato uno sciopero della fame insieme ad ex Blanketmen, ex Pows e altri militanti repubblicani. Anche in Italia è nato il coordinamento “Amici di Brendan Lillis” che venerdì 29 luglio, in una calda mattina romana, si è ritrovato davanti all’ambasciata britannica per unirsi al grido di giustizia e libertà del prigioniero repubblicano. Intanto, mentre Brendan Lillis rischia di morire, i fautori della libertà tout court, non intendono intervenire. Benvenuti nella democrazia occidentale. Da esportare, ovviamente.

Nota della Redazione

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