(ASI) Le opposizioni contestano duramente la riforma del sistema valutario voluta dal presidente venezuelano Nicolas Maduro.
In particolare viene contestata la possibilità di varare la legge senza il consenso dell'Assemblea nazionale (An), il parlamento venezuelano dove l’opposizione detiene la maggioranza. A sostenere le rimostranze degli anti-Maduro tra gli altri il presidente della commissione Finanze dell'An, Rafael Guzman, denunciando una volta di più il coinvolgimento della Assemblea nazionale costituente (Anc) su materie ritenute "non di sua competenza".


Un paio di giorni fa il primo mandatario venezuelano ha lanciato un piano di rilancio dell'economia che prevede, tra le altre cose, l'introduzione di una nuova divisa con cinque zeri in meno rispetto a quella attualmente in circolazione.
La nuova divisa inoltre sarà agganciata al "petro", la criptomoneta legata alle riserve di idrocarburi di cui dispone il paese. L'ingresso della nuova valuta, destinata a "cambiare la vita monetaria e finanziaria del paese in modo radicale", era atteso per il 4 agosto (dopo un primo rinvio da giugno) e con una portata ridotta, solo tre zeri in meno. Con questa mossa, il governo punta tra le altre cose a combattere la corsa dei prezzi, uno dei problemi cruciali dell'economia nazionale. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi), non confortate da dati ufficiali, l'inflazione potrebbe entro la fine dell'anno toccare quota un milione per cento. Secondo Caracas, l'iperinflazione è in gran parte frutto di una "guerra economica", con azioni come lo spostamento massiccio di biglietti nella vicina Colombia.
Il progetto di rilancio dell'economia prevede anche la legge costituzionale sugli illeciti cambiari, che punendo le transazioni non legate al valore del nuovo conio, dovrebbe secondo gli auspici di Caracas, promuovere gli investimenti esteri. Il governo dispone inoltre l'esenzione per un anno di tutte le imposte per le persone che importino nel paese beni di capitale, materie prime e componenti per la fabbrica e l'agricoltura. Nel suo rapporto di aggiornamento sulle prospettive dell'economia globale, l'Fmi ha stimato per il Venezuela un calo del Pil del 18 per cento nel 2018 e un aumento dei prezzi con un’inflazione che vola vicino alla quota del 1.000.000 per cento a chiusura dell’anno. Nelle ultime previsioni diffuse ad aprile, l’organismo diretto da Christine Lagarde aveva ipotizzato un Pil in calo al 15 per cento e un’inflazione del 13.800 per cento. “La situazione è simile a quella registrata nella Germania del 1923 o nello Zimbabwe del 2008”, ha commentato Alejandro Werner, economista del Fondo, a capo del dipartimento che segue l’evoluzione dei paesi dell’America Latina. Il salario minimo in Venezuela, riassumeva il quotidiano spagnolo “El Pais”, è pari a 5,19 milioni di bolivares, circa 1,3 euro, una cifra con cui non possibile neanche comprare una scatoletta di tonno, il cui valore supera i 6 milioni di bolivares.

Fabrizio Di Ernesto-Agenzia Stampa Italia

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