Nel nome del Codice della Strada”: viaggio sulle strade italiane, dalle prassi negative alla rivoluzione stradale

(ASI) 
La sicurezza stradale è uno di quei temi di cui tutti parlano. Cartelli, autovelox, ztl, limiti, controlli, sanzioni: un sistema che dovrebbe avere un unico obiettivo, ridurre i rischi e tutelare le persone. Eppure, quando si scende sotto la superficie, il quadro diventa più complesso.

È proprio da questa zona grigia che prende forma “Nel nome del Codice della Strada”: viaggio sulle strade italiane dalle prassi negative alla rivoluzione stradale, di Gianantonio Sottile Cervini, Presidente dell’Associazione Nazionale Tutela Utenti della Strada (Altvelox), con la prefazione a cura di Barbara La Rosa, Presidente di Federazione Italia.

Non è un romanzo né un saggio teorico. È un racconto documentato che entra nel funzionamento reale di controlli, procedure, atti amministrativi e decisioni operative legate alla gestione della sicurezza stradale. Il punto di partenza è semplice e, allo stesso tempo, scomodo: l’idea che la legge sia davvero uguale per tutti non sempre regge alla prova dei documenti. Il libro mostra come dietro la retorica della prevenzione possano nascondersi pratiche opache, le cosiddette prassi che hanno fatto rassegnare l’autonobilista, automatismi burocratici e scelte che incidono direttamente sulla vita delle persone senza un adeguato livello di trasparenza e controllo. Non si parla per sentito dire: ogni passaggio è ancorato a atti, date, protocolli e responsabilità precise.
Una domanda attraversa l’intero testo ed è tutt’altro che astratta: cos’è la vera sicurezza stradale? È prevenzione, pianificazione, segnaletica corretta, interventi mirati e verifiche tecniche rigorose. Ma quando la priorità diventa l’incasso, tutto cambia. Cambiano le motivazioni, cambiano le urgenze, cambiano persino le narrazioni ufficiali. Il confine tra tutela dei cittadini e gestione dei bilanci pubblici diventa sottile, e spesso invisibile. Un capitolo centrale è dedicato alle oltre 200 denunce presentate da Altvelox e al tema della cosiddetta “giustizia a due velocità”: lenta quando si chiedono verifiche su documenti e procedure, rapida quando si colpisce chi insiste nel pretendere risposte. È una dinamica che emerge solo osservando la sequenza completa degli eventi, non attraverso slogan o prese di posizione ideologiche.

Il libro affronta anche un passaggio raramente raccontato in modo diretto: le perquisizioni e i sequestri subiti da Altvelox. Non come bandiera o vittimismo, ma come fatto concreto, utile a comprendere quanto possa diventare scomoda la richiesta di legalità quando tocca equilibri consolidati e interessi strutturati. “Nel nome del Codice della Strada” non cerca consensi facili e non offre soluzioni preconfezionate. Mette il lettore di fronte a una realtà documentata, lasciando che siano i fatti a parlare. I fatti raccontati sono realmente accaduti, i nomi sono reali, gli atti esistono, i protocolli pure. E le conseguenze, come sempre, non sono astratte: le pagano persone vere. È un libro per chi vuole capire come funzionano davvero certe dinamiche, senza filtri, senza favole e senza scorciatoie narrative. Se qualcuno si riconosce in queste pagine, non è un caso: è perché c’era davvero. I fatti raccontati in questo libro sono realmente accaduti, i nomi sono reali, gli atti esistono, i protocolli pure e le conseguenze le pagano persone vere. Se qualcuno si riconosce, tranquilli, non è un caso, è perchè c’era davvero.

“Il Codice della Strada esiste, è scritto, ma viene tradito da una prassi illegittima divenuta normalità. Come spiega con onestà intellettuale, lucidità e realismo, l’autore di questo libro, noi siamo assuefatti dal: ‘tanto funziona così’, ‘il sistema non può cambiare’, ‘inutile lottare, tanto non serve a nulla’. Il sistema della Sicurezza Stradale oggi si regge sulla rassegnazione dei cittadini, sulla loro non più acuta capacità d’indignarsi, non sulla forza della norma. Con questo libro, a partire dall’analisi attuale dello stato dell’arte, si vuole lavorare sull’inversione di tendenza. Le morti sulla strada sono tutte inaccettabili e chi non rispetta le regole, compresi quelli che si sono arresi alle prassi negative, sono anch’essi colpevoli di Omicidio Stradale. L’autore, con questo libro, supportato da tutti noi rivoluzionari, non vuole voltarsi dall’altra parte. Vuole guardare negli occhi il problema e risolverlo” – È quanto scritto da Barbara La Rosa, Presidente di Federazione Italia, nella prefazione al volume.

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