(ASI) L'astensione alla elezioni presidenziali del prossimo 20 maggio in Venezuela dovrebbe assestarsi intorno al 67%. Su un elettorato di poco meno di 20 milioni di aventi diritto dovrebbero così votare tra i cinque ed i sei milioni di venezuelani, anche se un venezuelano su dieci ancora non ha han deciso se votare o meno.


Nonostante l'alta astensione per Ruben Chirino, direttore dell'istituto Meganalisis Maduro non avrà comunque problemi a vincere, anche per la mancanza di valide alternative.
In un analogo sondaggio effettuato il mese scorso, Meganalisis censiva una percentuale di astensione pari al 61 per cento, mentre il 5,8 per cento si diceva incerto sulla volontà di recarsi o meno alle urne. Una precedente inchiesta di Meganalisis aveva suscitato polemiche nel paese. A giugno 2017, l'istituto segnalava che alle elezioni della Assemblea nazionale costituente (Anc), l'organo voluto dal presidente Maduro per mettere fine alla crisi politica del paese, si sarebbero recati poco più di due milioni e mezzo di elettori. Le cifre ufficiali del voto, celebrato il 30 luglio, parlano di una affluenza superiore agli otto milioni di elettori, il 41,53 per cento degli aventi diritto.
Alle presidenziali parteciperanno cinque candidati: oltre al presidente uscente Nicolas Maduro correrà Henry Falcon, appoggiato dal partito Avanzata progressista (Ap), dal Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente (Copei) e dal Movimento al socialismo (Mas), uno dei partiti più vecchi del paese. Ex governatore dello stato di Lara, Falcon è ad oggi il nome più conosciuto nel lotto degli oppositori reso scarno dalla defezione dei partiti aderenti al Tavolo dell'unità democratica (Mud). In pista anche Reinaldo Quijada, ingegnere che si professa legato al "processo rivoluzionario" dell'ex presidente Hugo Chavez, ma oggi in opposizione a Maduro. La sua corsa è appoggiata dal partito Unità politica popolare (Upp89). Infine c'è la candidatura di Javier Bertucci, predicatore evangelico sostenuto dal gruppo Speranza per il cambio e l'indipendente Luis Alejandro Ratti, descritto dai media locali come "chavista" della prima ora e oggi su posizioni molto critiche nei confronti dell'esecutivo.

Fabrizio Di Ernesto-Agenzia Stampa Italia

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