Attacco USA al Venezuela. Quando la forza bruta prende il posto del diritto

(ASI) Il 5 gennaio 2026 sarà ricordato come una data spartiacque nelle relazioni internazionali. Con un’operazione militare lampo, gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, scatenando una crisi diplomatica globale.

Ma al di là della cronaca, ciò che inquieta è il principio che rischia di affermarsi: quello secondo cui la forza può sostituire il diritto.

L’ONU ha reagito con fermezza, denunciando una “violazione flagrante della sovranità venezuelana”. Ma le parole, per quanto dure, sembrano impotenti di fronte a un’azione unilaterale che ha ignorato ogni meccanismo multilaterale. Il Consiglio di Sicurezza, paralizzato dal veto americano, si è rivelato ancora una volta incapace di agire quando a violare le regole è una superpotenza.

Le reazioni internazionali sono state eloquenti. Russia e Cina hanno parlato apertamente di “atto di guerra” e “neocolonialismo”. Il Brasile ha evocato il rischio di un ritorno alle logiche da Guerra Fredda in America Latina. L’Europa, pur più cauta, ha chiesto un’inchiesta indipendente. E mentre Washington celebra la “liberazione” del Venezuela, il mondo si interroga: chi sarà il prossimo?

Non si tratta di difendere Maduro, la cui gestione autoritaria ha causato sofferenze e repressione. Ma il punto è un altro: se oggi un Paese può decidere da solo chi è legittimo e chi no, se può invadere, arrestare e rimuovere un capo di Stato senza alcun mandato internazionale, allora nessuno è al sicuro. Oggi è Caracas, domani potrebbe essere Teheran, Algeri o persino un alleato scomodo.

La Carta delle Nazioni Unite non è un optional. È il patto minimo che tiene insieme un mondo già fragile. Svuotarla di significato significa spalancare le porte all’anarchia globale. E in un’epoca di crisi climatiche, disuguaglianze crescenti e instabilità diffusa, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

La vera forza di una democrazia non si misura nei missili lanciati, ma nella capacità di rispettare le regole anche quando è scomodo. Se l’Occidente vuole davvero essere guida morale del mondo, deve dimostrarlo con l’esempio. Altrimenti, sarà solo un’altra potenza che predica bene e colpisce duro.

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