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Politica Estera

Ags di Sigonella, Leonardo fornirà logistica e servizi di supporto alla Nato

Di Fabrizio Di Ernesto 22 Giugno 2017 – 07:22 4 min di lettura

siccitas copy(ASI) Sarà l’italiana Leonardo a fornire alla Nato i sistemi di supporto e la logistica al programma Alliance ground surveillance (Ags) di Sigonella.È la stessa società a riferirlo precisando di aver vinto una gara internazionale nell’ambito Nagsma (Nato ground support management agency) ottenendo il contratto per la realizzazione di una piattaforma integrata di logistica, che sarà utilizzata dalla Nato durante l’intero ciclo di vita del sistema, per la gestione dei servizi
operativi e di manutenzione a Sigonella, la principale base operativa del programma, oltre che nei siti dove verranno dispiegate le basi mobili e presso le organizzazioni di supporto logistico dell’Alleanza.

Nello specifico grazie alla Leonardo sarà possibile la pianificazione, il monitoraggio e la gestione della catena dei fornitori, le attività di riparazione e manutenzione e quelle di supporto sul campo, il controllo della contabilità e del magazzino, l’addestramento e l’impiego del personale. La piattaforma sarà utilizzata anche per la manutenzione degli apparati di base e della configurazione del sistema Ags, in conformità con le norme di sicurezza di volo.

Nell’ambito del programma Ags della Nato, Leonardo è anche responsabile del supporto alla missione (Mission operation support - Mos) e delle stazioni di terra trasportabili (Transportable general ground stations - Tggs). La funzione principale di queste due componenti è di acquisire dati e immagini dai droni per scopi di intelligence, elaborazione e analisi. Leonardo fornisce anche il Wide Band Data Link (Wbdl), sistema che assicura la comunicazione nella “linea di vista” tra il segmento di terra e i velivoli a pilotaggio remoto.

Il programma Ags è stato avviato nel 2012. Il sistema rappresenta il principale asset della Nato per gestire un’ampia gamma di missioni operative, che includono l’acquisizione ordinaria e straordinaria – in caso di potenziali minacce – di dati di intelligence, le operazioni di sorveglianza e ricognizione, la gestione delle emergenze, il supporto agli aiuti umanitari, la raccolta e l’analisi di informazioni per indirizzare gli interventi e la protezione delle truppe di terra. Ags è un sistema integrato che comprende tre segmenti: uno aereo, uno terrestre e uno di supporto.

La componente aerea è basata sulla versione Block 40 del velivolo a pilotaggio remoto statunitense RQ-4B Global Hawk, dotato di un’autonomia di volo elevata e in grado di operare a grandi altezze. Il drone sarà equipaggiato con un sensore radar di sorveglianza del suolo multi-piattaforma allo stato dell’arte e con un sofisticato sistema di trasmissione dati a larga banda con capacità di connessione entro e oltre la linea di vista.

In pratica questo sistema, denominato anche “occhio nel cielo”, funziona tramite una serie di radar altamente sofisticati posizionati sui veivoli utilizzati che pur volando ad alta quota riescono a monitorare il suolo sottostante trasmettendo le informazioni raccolte alle stazioni terrestri cui sono collegati.

A pieno regime grazie all’Ags si potrà arrivare ad identificare le truppe impegnate su ogni lembo di terreno perfino in luoghi impervi o teoricamente inaccessibili studiandone tutti i movimenti. Tra i veivoli scelti per questo compito i Global hawk, aerei privi di pilota capaci di operare ad oltre 20.000 metri d’altezza sia di giorno che di notte, in ogni condizione climatica con una autonomia di molte ore già ampiamente testati in Afghanistan.

Si è iniziato a parlare di questo progetto durante il vertice Nato di Praga del 2002;
tre anni più tardi a Bruxelles l’Alleanza atlantica sottoscrisse un contratto, del valore di 23 milioni di euro, con il consorzio Tips, formato da sei società: Eads, Galileo Avionica, General dynamics Canada, Indra, Northrop grumman e Thales, per sviluppare un progetto di sorveglianza terrestre.

A quel punto iniziò il dibattito relativo alla sede che avrebbe ospitato questo sistema, in pole era la base spagnola di Rota, nei pressi di Cadice poco prima scelta dagli Usa per farne un avamposto delle unità speciali per la lotta al terrorismo.

Le istituzioni italiane a quel punto si sono attivate e nel giugno 2008 l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, al termine di un incontro bilaterale con l’ex segretario alla Difesa Usa Robert Gates, sollecitava un adeguato sostegno da parte dell’amministrazione americana affinché fosse scelta la base di Sigonella per ospitare il nuovo sistema.

Il 20 gennaio 2009 la scelta diventava effettiva: il sistema Ags avrebbe trovato posto nella base siciliana di Piccola Saigon, come i militari Usa chiamano la località. Ciò ha determinato l’arrivo nel presidio di quattro veivoli Global hawk ed uno Sigint destinato al rilevamento delle onde elettromagnetiche, comprese quelle telefoniche. Le spese per l’acquisto dei droni sono a carico dell’Italia e degli altri paesi interessati, mentre la Nato si occuperà del loro mantenimento e della loro operatività per conto dei 28 alleati, da tenere presente però che ogni singolo stato, anche il nostro quindi, partecipa al bilancio dell’alleanza.

 

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 


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