L'approccio aggressivo di Putin in Europa e in Siria può provocare reazioni da guerra fredda

(ASI) Berlino - Si chiama Iskander 9M72, ed è un missile a corta gittata che può montare testate nucleari. Si chiama Tartus, ed è uno dei porti strategici siriani sul Mar Mediterraneo.
Entrambi questi elementi, un'arma e un luogo, sono al centro della nuova strategia militare e di influenza del Presidente russo Vladimir Putin.
Da una parte Mosca sta consolidando la sua presenza in Siria, soprattutto sui porti della costa come Tartus e nella città di Aleppo per i recenti bombardamenti, facendo pagare costi umanitari enormi anche al resto della coalizione occidentale. Dall'altra parte lo schieramento dei missili a Kaliningrad, con una gittata di quasi 500 chilometri, sono in grado di raggiungere qualsiasi parte della Polonia e certamente i Paesi Baltici, fino a Berlino, dove questa mossa è stata vista con forte preoccupazione.

Angela Merkel è già pronta a reagire, rispondendo con nuove sanzioni nei confronti del Cremlino. Le prime, sempre di carattere economico, risalgono al 12 settembre 2014, supportate da Unione Europea e Stati Uniti per voler punire l'intervento del governo russo in Ucraina.
Oggi l'influenza che Putin già esercita nell'Europa orientale non sembra bastare e il presidente russo sa anche come approfittare dell'impasse generata dal cambio della guardia alla Casa Bianca, dove qualsiasi esito potrebbe comportare un momento di indecisione fra le fila americane, soprattutto in politica estera. Se Donald Trump resta un'incognita, per molti il lavoro degli ultimi due anni del segretario di Stato John Kerry è stato visto come un rimedio all'esperienza negativa di Hillary Clinton, colei che lo ha preceduto nel medesimo ruolo e che rappresenterà i democratici alle elezioni del prossimo 8 novembre.

Così la Germania è chiamata ad alzare la voce per il blocco occidentale, in un momento di stasi politica e di atrocità che continuano a ripetersi in Siria, violando qualsiasi tipo di tregua che era stata proposta e applicata con estrema difficoltà, tanto da fallire nel giro di breve tempo.
Di conseguenza, Putin ha preferito inevitabilmente attirare l'attenzione non solo per la dotazione di un nuovo sistema antiaereo, ma anche per imporre gradualmente un regime di No-Fly zone all'intera Siria, ora che anche i rapporti con Ankara sembrano riappacificarsi.
Un'alleanza quella con Erdogan e con l'Iran di Rouhani che sembra piano piano isolare Europa e Stati Uniti dai giochi politici sul Medio Oriente, non garantendo affatto un strada per risolvere la crisi umanitaria che imperversa oggi in Siria e che sembra peggiorare ogni giorno.

Altro strappo significativo risulta perfino la sospensione del trattato che, dal 2000, invitava alla Washington e Mosca alla riduzione del plutonio utilizzabile nelle bombe nucleari.

Le iniziative di Putin sono quindi preoccupanti per l'intera Europa e, sebbene gli Stati Uniti la definissero già la scorsa settimana un'opzione da non escludere, ora la richiesta di sanzioni della cancelliera Merkel si fa più forte, almeno nella volontà di isolare economicamente il Cremlino.
Ma anche se la Russia dovesse in futuro soffrire nuovi vincoli in settori nevralgici quali energia, difesa e finanza, di certo la presenza dei missili Iskander al confine con l'Occidente avrebbe già rispolverato un clima da piena guerra fredda, pari a quello della crisi di Cuba nel 1962.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa italia

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