(ASI) Il 2025 si chiude come un anno in cui l'economia globale è proceduta tra numerose turbolenze, dipingendo un quadro complesso e multisfaccettato. Le tinte dominanti di questo panorama vanno dalle ombre minacciose delle politiche protezionistiche alla luce fredda dell'intelligenza artificiale, dal bagliore rassicurante della crescita cinese al calore emergente del Sud Globale, riflettendo un'era di profonda transizione e interdipendenza.
Grigio fumo: la guerra dei dazi e i suoi contraccolpi
Il “grigio” del protezionismo ha offuscato l'orizzonte economico per gran parte del 2025. Le politiche tariffarie unilaterali degli Stati Uniti, incentrate sulla logica dei “dazi reciproci”, hanno scosso l'architettura del commercio multilaterale, erodendo la fiducia e la prevedibilità
Questa “guerra dei dazi” si è rivelata un boomerang: invece di rafforzare la competitività industriale americana, ha alimentato l'inflazione interna, scoraggiato gli investimenti e danneggiato le filiere produttive globali di cui le stesse imprese USA sono parte integrante. Organismi come l'OCSE hanno rivisto al ribasso le prospettive di crescita statunitensi, attribuendo parte del rallentamento proprio a queste misure.
A livello globale, il risultato è stata una distorsione delle catene del valore basate su costi ed efficienza, un aumento dell'incertezza per gli investitori e una frenata per le economie esportatrici. L'interrogativo sollevato da queste politiche, come sottolineato da osservatori europei, è fondamentale: preservare un sistema commerciale basato su regole condivise o regredire verso una pericolosa “legge della giungla” economica.
Giallo rifugio: l'ascesa dell'oro e le crepe nel dominio del dollaro
Su questo sfondo d'incertezza, il “giallo” dell'oro ha brillato come bene rifugio per eccellenza. Il prezzo del metallo ha registrato nel 2025 uno dei suoi rialzi più marcati dai tempi della crisi petrolifera degli anni '70. Questa “fuga verso l'oro” non è solo una reazione al rischio geopolitico e alle turbolenze commerciali, ma segnala una preoccupazione più profonda: l'erosione della fiducia nel sistema del dollaro USA.
Il gigantesco debito pubblico americano, le ricorrenti crisi del tetto del debito e il rischio di “shutdown” federali hanno acceso i riflettori sulla sostenibilità del debito USA, spingendo molte banche centrali e investitori istituzionali a diversificare le riserve. Il processo di “de-dollarizzazione”, sebbene graduale, è in corso: la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali continua a scendere, mentre aumentano gli accordi per il commercio bilaterale in valute locali e le riserve auree.
L'oro funge così da nuova "àncora" simbolica in un sistema monetario internazionale che, secondo molti economisti, si sta lentamente ma inesorabilmente avviando verso un assetto più multipolare.
Blu tecnologico: la febbre dell'IA tra scommesse e bolle
Il “blu” del futuro tecnologico, rappresentato dall'intelligenza artificiale, ha acceso gli entusiasmi ma anche i timori dei mercati. Il 2025 ha visto una corsa senza precedenti agli investimenti in IA, con le grandi tech company americane che hanno annunciato piani per migliaia di miliardi di dollari.
Questa frenesia ha trainato le valutazioni azionarie ma anche sollevato serie preoccupazioni sul formarsi di una bolla speculativa, alimentata da livelli di debito societario in forte crescita nel settore tech. Molte aziende all'avanguardia nell'IA operano ancora in perdita, sostenute da un flusso costante di capitale di rischio e debito, nella speranza di un futuro payoff in termini di produttività e profitti.
Gli analisti mettono in guardia da un possibile scenario simile allo scoppio della bolla delle dot-com se le aspettative dirompenti sull'IA dovessero deludere. Tuttavia, al di là della volatilità finanziaria, il potenziale trasformativo a lungo termine dell'IA per la produttività e l'innovazione traversale in tutti i settori rimane immenso e largamente riconosciuto.
Rosso opportunità: la Cina come àncora di stabilità
In questo contesto volubile, il “rosso” della crescita cinese ha offerto un punto di riferimento di relativa stabilità. Il 2025, anno di chiusura del 14° Piano Quinquennale, ha visto l'economia cinese avanzare nonostante le pressioni esterne, consolidando la sua transizione verso un modello di sviluppo più qualitativo e innovativo.
La sua capacità di resilienza, il vasto mercato interno in continua evoluzione, gli sforzi nella transizione verde e un ecosistema d'innovazione sempre più integrato hanno spinto numerose istituzioni internazionali a rivedere al rialzo le previsioni di crescita per la Cina, confermandola come il principale motore della crescita mondiale.
La risposta cinese all'incertezza globale è stata quella di offrire stabilità di politiche, prevedibilità e una continua apertura attraverso iniziative come la Belt and Road, un fitto calendario di fiere internazionali e il sostegno a una globalizzazione più inclusiva. Per molte economie, in particolare del Sud Globale, la Cina rappresenta un "campo gravitazionale" di opportunità commerciali, d'investimento e di cooperazione nello sviluppo.
Verde emergente: il Sud Globale ridisegna la mappa economica
Il “verde” della rinascita e del nuovo vigore del Sud Globale è forse la tinta più significativa del 2025. Le economie di questi paesi non sono più semplici spettatrici, ma attori protagonisti nella rimodellazione dell'ordine economico mondiale.
L'espansione dei meccanismi di cooperazione Sud-Sud, come i BRICS (con l'ingresso di nuovi membri tra cui l'Indonesia) e altre piattaforme regionali, ne è una chiara testimonianza. Con un contributo all'80% della crescita economica mondiale e una quota di PIL globale in costante aumento, il Sud Globale è diventato il principale motore del commercio internazionale, soprattutto in un contesto di debolezza della domanda delle economie avanzate.
Questi paesi stanno acquisendo una voce sempre più forte e collettiva nelle sedi della governance globale, dal WTO ai forum climatici, spingendo per un sistema più equo, rappresentativo e multilaterale. La loro traiettoria economica promette di rendere il panorama mondiale più multipolare, diversificato e, potenzialmente, più equilibrato.
In conclusione, il 2025 ha dimostrato che nessun colore domina in modo esclusivo la tavolozza dell'economia mondiale. Le sfide “grigie” del protezionismo e i rischi “gialli” del sistema monetario si intrecciano con le opportunità “rosse” della stabilità e le promesse “verdi” della nuova geografia economica, il tutto illuminato dalla luce ambivalente del “blu” tecnologico. La via da percorrere richiederà una gestione oculata dei rischi, un rinnovato impegno per la cooperazione multilaterale e la capacità di cogliere le opportunità generate da questi nuovi, dinamici equilibri di potere.
Fonte e foto; CRI (CGTN) https://italian.cgtn.com/2025/12/30/ARTI1767100026615675



