(ASI) Il 2016 si sta affermando come un anno strategico nel quadro economico cinese. Dopo il rallentamento dei ritmi di crescita nel 2015, infatti, il Paese asiatico pare essersi ripreso subito molto bene, mettendo in campo nuove risorse e mostrando notevoli capacità di recupero.                                                     Se n'è accorto il Fondo Monetario Internazionale che, negli ultimi mesi, ha dovuto rivedere al rialzo, per ben due volte, le stime di crescita per l'anno in corso, spostando il tasso dall'iniziale previsione del 6,3% al 6,6%. Lo slowdown globale, il crollo del prezzo del petrolio e la forte instabilità sui mercati internazionali avevano reso estremamente nebuloso lo scenario durante lo scorso anno, rendendo difficile agli osservatori separare con nettezza la situazione di incertezza generale dai contemporanei effetti prodotti dai meccanismi di aggiustamento e rinnovamento, introdotti nel quadro della nuova riforma adottata da Pechino.

Dalla testo del nuovo piano quinquennale, pubblicato a marzo, sappiamo che nel 2020 ci troveremo davanti ad un Paese ulteriormente trasformato. Le cinque parole d'ordine dell'innovazione, della coordinazione, del verde, dell'apertura e della condivisione andranno a costituire il paradigma di sviluppo del nuovo corso. Nuovi meccanismi di riforma e trasformazione saranno applicati a tutti i settori della società, compresi quelli apparentemente più lontani dalla sfera economica, ma capaci di produrre ricadute a pioggia anche sull'industria e sulla finanza quali, ad esempio, la costruzione di un più efficace Stato di diritto, il contrasto alla corruzione, lo snellimento della macchina amministrativa, l'attenzione al rispetto dell'ecosistema e ai criteri della sostenibilità. Si tratta, cioè, di ambiti che, riformati nella giusta direzione, possono a vario titolo contribuire a creare un migliore clima per gli investimenti, una maggiore fiducia nello Stato e nella pubblica amministrazione ed un'immagine internazionale più carismatica ed attrattiva.

Il 2016 è anche l'anno della presidenza cinese del G20, un evento che ha già visto lo svolgimento di vertici di altissimo livello come la tavola rotonda dell'1+6 di Pechino tra il primo ministro cinese Li Keqiang e i massimi vertici delle prime sei istituzioni economiche e finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale, WTO, OECD, ILO e FSB), e il meeting di Chengdu tra i ministri delle Finanze delle prime venti potenze economiche al mondo. Il 4 e 5 settembre prossimi, invece, sarà la città costiera di Hangzhou ad ospitare il focale incontro tra i capi di governo dei Paesi racchiusi all'interno dell'organizzazione e la Cina diventerà, almeno in quei giorni, sede esclusiva del dibattito politico ed economico mondiale. Il ruolo centrale giocato dall'innovazione tecnologica e logistica nell'ambito dell'industria porterà il Paese asiatico ad un nuovo livello nel settore manifatturiero, capace di ripensare un modello finora principalmente basato sull'export, e dunque sulla produzione ad alta intensità di manodopera, per concentrarsi sull'incremento del valore aggiunto, e dunque sul mercato interno. Non a caso, il tema scelto per il G20 di quest'anno è quello di un'«economia mondiale innovativa, rinvigorita, interconnessa ed inclusiva».

Secondo Chen Xiaochen e Li Zhen, ricercatori presso l'Istituto di Studi Finanziari di Chongyang, intervenuti lo scorso 10 agosto sul People's Daily, «ciò che viene portato avanti è l'innovazione in senso ampio, nella scienza, nella tecnologia e, al di là di questo, nei concetti di sviluppo, nelle istituzioni e nei meccanismi, nei modelli di business e in un intero insieme di ambiti». Dal momento che «il problema più grande dell'economia mondiale è oggi l'assenza di forze trainanti della crescita» e che «la soluzione risiede nell'innovazione, nelle riforme e nell'aggiustamento», questa Cina in trasformazione diventa la potenziale protagonista di un generale processo di ripresa che coinvolgerà tutto il resto del pianeta.

I due studiosi, tuttavia, sottolineano il fatto che la Cina intende puntare molto anche sull'inclusività, sia «per ridurre il divario nello sviluppo esistente tra i Paesi» che per «sostenere fortemente l'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 [dell'ONU, ndt]» nel percorso verso il pieno raggiungimento degli obiettivi fissati nei settori delle infrastrutture, della sicurezza alimentare, della fiscalità, dell'inclusione finanziaria e dello sviluppo delle risorse umane.

E' il capo della missione del Fondo Monetario Internazionale in Cina, James Daniel, ad aver confermato soltanto due giorni fa a Xinhua, a margine della pubblicazione di un report sullo stato di salute dell'economia cinese, che l'organizzazione guidata da Christine Lagarde ha «una visione positiva della crescita della Cina mentre il Paese stesso continua a mobilitare le sue ingenti risorse e a recuperare il divario con le economie ad alto reddito». Secondo James Daniel, «molti Paesi possono solo sognare di raggiungere i tassi di crescita che la Cina ha fatto e presumibilmente farà registrare, che si riflettono positivamente sulle riforme che i decisori cinesi hanno intrapreso».

Secondo i dati del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), al suo interno la Cina ha già tolto dalla povertà estrema oltre 500 milioni di persone negli ultimi tre decenni. L'obiettivo della presidenza Hu Jintao (2003-2012) è stato, dunque, quello di creare le possibilità affinché questa enorme fascia sociale in ascesa potesse fare ingresso nella classe media, cresciuta esponenzialmente nelle città a partire dal 2002. Ora, con Xi Jinping, si tratta di consolidare ed aumentare queste possibilità, diminuendo la forbice dei redditi per consentire maggiore accesso ai consumi ed intervenendo per estendere lo spazio di manovra della piccola e media impresa. Cambiamenti che McKinsey&Company, già nel 2013, riteneva in grado di elevare, entro il 2022, l'insieme della classe media e della classe medio-alta ad una quota pari al 76% della popolazione totale.

Stando al recente report del FMI, «lo squilibrio interno ed esterno della Cina dovrebbe diminuire gradualmente a causa dell'invecchiamento e di una più solida rete di sicurezza sociale», mentre «i consumi delle famiglie dovrebbero continuare ad aumentare a seguito della diminuzione del risparmio e dell'aumento del reddito disponibile». Restano ancora le vulnerabilità legate all'eccesso di credito fornito alle aziende statali e all'aumento dei debiti societari, di cui il governo cinese è pienamente consapevole, ma per il FMI il significativo accumulo di risparmi, le ampie riserve a disposizione del sistema bancario e il crescente sviluppo del mercato azionario potranno facilitare le manovre di aggiustamento.

Quando spiegano il significato profondo del "rinvigorimento economico", Chen Xiaochen e Li Zhen indicano non solo l'atto di imprimere vitalità all'economia mondiale stagnante «esplorando nuove strade e stimolando nuove forze», ma anche il raggiungimento di «una governance economica e finanziaria globale più efficiente». Nello specifico, la Cina, sulla scorta di quanto sta realizzando entro i propri confini, indicherà a tutti gli altri membri del G20 «di rafforzare ulteriormente la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, di migliorare il sistema monetario internazionale e di rafforzare la cooperazione sulla regolazione finanziaria, sulla fiscalità internazionale, sulla finanza ecologica, sulla governance dell'energia e sul contrasto alla corruzione».

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

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