Contro ogni equivoco: la Francia non è entrata in guerra il 13 novembre 2015. Era già in guerra
(ASI) Dopo l'esecrabile azione terroristica che ha sconvolto la normalità di una Parigi del venerdì sera, c'è stato un ininterrotto susseguirsi di rullii di tamburi e di proclami di guerra.
Un presidente Hollande attonito e tumefatto che fa ai suoi connazionali una grande rivelazione: "La Francia è in guerra". Ma a chi credeva di rivolgersi? A degli sprovveduti? I Francesi sapevano benissimo di essere già in guerra, anche se non sono stati sufficientemente informati e difesi: informati dei rischi che correvano a causa di una politica estera 'disinvolta'; difesi adeguatamente dagli apparati statali. Sono anni che la Francia è militarmente operativa, senza soluzione di continuità fra i governi Sarkozy (destra conservatrice) e Hollande (sinistra progressista), anche se variano i bersagli: prima l'Africa centrale (Repubblica Centroafricana, Mali, Costa D'Avorio, ecc.), poi quella settentrionale (Libia) ed infine in Medio Oriente (Iraq e Siria). Evidentemente per Hollande ed il suo entourage il problema era fondamentalmente uno: come fare a mettere i Francesci di fronte a questa verità imbarazzante. Compito che senz'altro gli è stato facilitato dai terroristi.
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