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(ASI) Il timore di un alto livello di radiazioni a Tokyo e la paura di maggiori catastrofi legate alla rottura dell’impianto nucleare conseguente il terremoto e lo Tsunami di venerdì scorso, hanno portato un numero significativo di imprese danesi a chiudere i propri uffici in Giappone fino a nuovi avvisi. Altri rimangono aperti, ma hanno lasciato ai dipendenti la scelta di tornare a casa o di trasferirsi in luoghi più sicuri, come scrive in una nota il Copenaghen Post. Grundfos, compagnia leader mondiale nella costruzione di pompe, ha deciso di chiudere gli uffici commerciali a Tokyo e Sendai, e di far tornare in patria i dipendenti. “Gli è stata offerta la possibilità di trasferirsi ad Hamamatsu, a sud di Tokyo, ma gran parte di loro hanno deciso di stare con le loro famiglie” ha detto il direttore della comunicazione Frank B. Winther all’emittente pubblica DR. Soltanto uno di loro è rimasto in Giappone.  L’industria farmaceutica Lundbeck ha deciso di chiudere temporaneamente il suo ufficio a Tokyo, che fino ad ora contava 15 dipendenti.

Il gigante danese dell’export della carne, Crown, anch’esso ha un ufficio a Tokyo. Il Giappone è per questa azienda uno dei principali mercati per l’esportazione di carne suina. Quattro dipendenti giapponesi sono stati mandati a casa dalle loro famiglie, ma il direttore danese ha deciso alla fine di rimanere al suo posto.

La compagnia sanitaria Novo Nordisk ha una catena di produzione per l’insulina che sta a soli sessanta chilometri dalla centrale di Fukushima. Un gruppo di dipendenti è rimasto al lavoro per assicurare le necessarie dosi di insulina ai diabetici giapponesi. Dieci di loro, su cento, sono ancora al lavoro.

“Stiamo parlando con i nostri dipendenti uno ad uno. Fino ad ulteriori notizie, i nostri dipendenti danesi rimangono ancora in Giappone, ma ovviamente stiamo tenendo d’occhio ciò che le autorità raccomandano, ha confermato il direttore delle relazioni coi media di Novo Nordisk, Katrine Sperling.   Due ingegneri della compagnia di pompe e motori Sauer Danfoss sono stati richiamati in patria dal Giappone.

 

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