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Politica Estera

L’impero Usa verso la fine

Di Fabrizio Di Ernesto 16 Settembre 2013 – 23:00 3 min di lettura
(ASI) La storia è notoriamente fatta di corsi e ricorsi; uno dei più evidenti è che ogni impero prima o poi conosce il proprio declino ed ora sembra giunto l’inizio della fine per quello statunitense.

 

La vicenda siriana da questo punto di vista è stata emblematica. Obama, già Nobel per la Pace pur senza aver fatto nulla, avrebbe voluto scatenare una nuova guerra in Medio Oriente ma si è dovuto scontrare con la ferma opposizione della Russia di Putin, ed in parte della Cina. A Washington ovviamente non hanno preso bene questa sconfitta diplomatica e hanno ribadito che la possibilità di una azione militare contro Damasco rimane sul tavolo, anche se per i prossimi mesi l’opzione rimarrà sospesa per cercare una soluzione politica alla vicenda.

Ma perché la “grande democrazia” americana che di solito prima attacca e poi annuncia le nuove guerre in questa occasione ha abbassato la testa?

Varie le ragioni, in primis la volontà di evitare un nuovo Vietnam, l’esercito siriano è tra i più preparati della regione, secondo solo a quello israeliano, e una volta terminati i bombardamenti aerei, arte in cui l’aviazione Usa eccelle, per i marines sarebbero iniziati i problemi anche per via del territorio impervio. Da considerare poi l’impossibilità di trincerarsi dietro l’ombrello dell’Onu per poter scatenare il nuovo conflitto. L’intervento americano avrebbe poi rischiato far esplodere il Medio Oriente, zona che da quando è stato artificiosamente lo stato sionista non ha conosciuto un solo giorno di pace. Tutte ottime ragioni ma risibili per la Casa Bianca che dal suo ingresso nella I Guerra mondiale ha sempre anteposto i propri interessi politici ed economici alle ragioni umanitarie e civili, anche se da circa 70 anni la vulgata popolare, specie quella italiana prova a convincerci del contrario.

Se alla fine Obama sì è tirato indietro è solo perché l’opposizione russa lo ha messo con le spalle al muro e costretto alla resa.

La vicenda, tenendo conto delle differenze, ricorda a parti invertite la crisi dei missili cubani del 1961.

All’epoca gli Usa erano lanciati alla conquista dello spazio e del mondo ed erano guidati dal presidente Kennedy, una sorta di Obama bianco. L’Urss voleva installare i propri missili sull’isola di Cuba ma la ferma opposizione di Washington, che per giorni tenne tutti con il fiato sospeso per il timore dello scatenarsi della III Guerra mondiale, fece sì che Mosca tornasse sui propri passi segnando la supremazia della bandiera a stelle e strisce su quella rossa. Di lì a meno di 30 anni l’Urss si dissolse sconfitta politicamente ed economicamente dalla controparte, probabilmente guadagnando anche qualche anno grazie alle ingloriose presidenze Ford e Carter.

Oggi le posizioni si sono invertite e Obama che più che un nuovo Kennedy, che peraltro ha goduto di una pubblicistica fin troppo amica, appare come un maldestro emulo di Ford e Carter, sembra certificare l’inizio della fine di quello che è passato alla storia come il “secolo americano”.

Per carità la fine dell’impero è ancora lontana ma intanto il declino è iniziato, Si può solo sperare che nei prossimi 20/30 anni le barbarie prodotte a Washington non finiscano di distruggere la millenaria cultura e civiltà europea che non a caso negli ultimi 70 anni ha conosciuto un rovinoso declino.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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