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(ASI) Tra i tanti progetti di cooperazione internazionale cui l’Italia è attualmente impegnata appare opportuno soffermarsi su quello dell’Eurogendfor, ovvero la Forza di gendarmeria europea. Questa è una iniziativa che coinvolge oltre al nostro altri 5 paesi della Ue: Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Romania, che però ha aderito successivamente a questo progetto.

Scopo dell’Egf quello di rafforzare le capacità di gestione delle future crisi internazionali e, soprattutto, contribuire alla politica di difesa e sicurezza comune e può a tutti gli effetti essere considerata  uno strumento integrato finalizzato a condurre missioni di polizia in diversi teatri, inclusi quelli destabilizzati, a supporto dell’Unione Europea, della Nato, dell’Onu o di eventuale coalizioni createsi ad uopo.

Si iniziò a parlare di questa iniziativa dieci anni fa, nel 2003, durante una riunione informale dei ministri della Difesa tenutasi a Roma; successivamente nella località olandese di Noordwijk venne sottoscritta la Dichiarazione di intenti tra i primi cinque paesi coinvolti; tale documento divenne operativo due anni più tardi, il 20 luglio 2006.

Il “battesimo di fuoco” è avvenuto l’anno successivo quando l’Eurogendfor ha effettuato la sua prima missione partecipando all’operazione della Ue denominata Alteha in Bosnia-Herzegovina; successivamente questo gruppo è intervenuto anche in Afghanistan ed ha fornito supporto all’Onu in una Haiti devastata dal sisma nel 2010.

Caratteristica principale di questa forza armata è sicuramente la sua grande flessibile tanto che può intervenire rapidamente in qualsiasi conflitto ad alta intensità sia sotto un qualsiasi comando militare sia sotto il controllo dei civili, agendo congiuntamente ad altre divisioni oppure in modo totalmente autonomo. Inoltre può intervenire in qualsiasi momento del conflitto: nella fase iniziale infatti avrà il compito di stabilizzare o ripristinare le condizioni d’ordine pre-esistenti affiancandosi o sostituendosi alle forze di polizia locali; durante la fase di transizione sarà chiamata a svolgere una missione prettamente militare coordinandosi con le autorità locali; infine nella fase finale agevolando il trasferimento delle responsabilità dai militari alla catena di comando civile.

Le modalità di intervento sono invece le seguenti: sostituzione delle forze di polizia locali in determinate aree dove lo svolgimento della normale attività civile appare più in crisi; può concorrere a rafforzare le strutture militari locali specie in uno scenario caratterizzato da un elevato livello di insicurezza e criminalità a causa della mancanza di un adeguato stato di diritto; come già accaduto ad Haiti può infine essere utilizzata in caso di disastri naturali. Non è tuttavia il possibile impiego durante avvenimenti ritenuti particolarmente a rischio come ad esempio gli annuali incontri del G8 o simili.

Il suo contingente è molto esiguo visto che può contare al massimo su circa 2500 uomini, in grado però di intervenire entro trenta giorni in ogni angolo del mondo.

L’Italia ha messo a disposizione di questa forza di polizia globale la caserma Chinotto nel vicentino ed ha scelto i suoi uomini migliori tra le fila dei Carabinieri inoltre i vertici del nostro ministero della Difesa hanno contribuito all’elaborazione del progetto puntando sul piatto le esperienze acquisite dalle attività svolte all’estero tramite l’Msu, Multinational specialized unit dell’Arma.

L’addestramento dei membri dell’Egf avviene nella stessa sede del Coespu, center of execellence for stability police units, dedicato alla preparazione ed alla formazione delle forze di polizia, in particolare ma non solo, di Stati africani ed elemento fondamentale della politica del G8 per la stabilizzazione di quel continente.

Tra le caratteristiche che rendono questo corpo di polizia inviso a molti anche i suoi poteri che per alcuni versi appaiono illimitati.

Stando infatti a quanto enunciato nel trattato istitutivo in base all’articolo 21 i locali, edifici, archivi, atti, file informatici, registrazioni e filmati di proprietà dell’arma sono da ritenersi inviolabili; l’art.22 garantisce invece un’immunità da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali, estesa alle proprietà ed ai capitali del corpo di gendarmeria, mentre l’art.23 dispone che le comunicazioni non possano essere intercettabili; la disposizione numero 28 annuncia che i Paesi firmatari, rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni, l’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor.

Nell’articolo 29 viene invece stabilito che i membri del personale di Eurogendfor non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

Quando l’Italia ha ratificato il trattato, marzo 2010, oltre a prevedere la partecipazione nei quadri dirigenziali di cinque ufficiale e sei marescialli, aveva messo in campo ben 291 mila euro l’anno, su un importo totale di poco superiore ai 400; attualmente anche per via della grave crisi l’esborso è stato rivisto al ribasso ed è finanziato nell’ambito dei decreti delle operazioni internazionali.

A breve, essendo però un progetto interno alla Ue, il parlamento italiano dovrebbe limitarsi solamente a registrare le uscite previste per il suo funzionamento senza poter esprimere pareri in merito.

 

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 

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