(ASI) Ci avviciniamo alle celebrazioni del centenario della Grande Guerra e più che parlare di celebrare questo evento si parla di metterlo in discussione.

Dalla proposta di cambiare Ronchi dei Legionari (dato che proprio dal comune friulano che partirono i legionari di Gabriele D'Annunzio per l'impresa fiumana) in “Ronchi dei partigiani” fino alla pretesa della nuova giunta di Vittorio Veneto di cambiare la dicitura dello stendardo cittadino da “Victoria nobis vita” a “ Pax nobis vita”. Del resto, negli scorsi anni avevamo sentito insorgere i detrattori della Canzone del Piave per quel passaggio “Non passa lo straniero” (nonostante nella strofa finale sancisca “la pace non trovò né oppressi né stranieri”).

Questi i casi più clamorosi. Ma anche a Turbigo, paese di ottomila abitanti della provincia di Milano confinante con il novarese i “soliti noti” si sono dati da fare. A turbare i loro sonni è stata una via del paese intitolata nel 2009 a Ezio Maria Gray.


Nato nel 1885 da una famiglia della borghesia novarese, la vita Ezio Maria Gray ha attraversato la storia nazionale dall'adesione all'Associazione Nazionalista Italiana di Marinetti e Corradini al Movimento Sociali Italiano, passando per la Marcia su Roma e la Repubblica Sociale Italiana.
Ezio Maria Gray, uomo di pensiero e di azione : volontario della guerra in Libia nel biennio 1911-1912, della Grande Guerra e della seconda guerra mondiale sul fronte francese. Autore di una vastissima pubblicistica, che va dalla direzione di riviste come “L'Economia Nazionale” nel 1927 e quotidiani quali “La Gazzetta del Popolo” di Torino  fino al dopoguerra con il suo settimanale “Il Nazionale”, a libri quali “L'Italia ha sempre ragione” nel 1938 e “Dopo vent'anni. Il Fascismo e l'Europa del 1942” nei quali si parla di un'Italia e di un'Europa fondate sulla Tradizione.
Una miriade di testi di cui sono piene le biblioteche civiche e le università lombarde, piemontesi e forse di tutta Italia. “Andare verso il popolo con il cultura” doveva essere l'obiettivo secondo Gray : non si contano le donazioni che fece alle biblioteche civiche. Trentamila libri nella sola Novara. A Turbigo vi è il Fondo Gray, di duemilacinquecento libri che costituivano la sua biblioteca personale situata nel palazzo dei parenti (appunto Palazzo Gray De Cristoforis) e che è stato catalogato nel sistema bibliotecario nazionale e internazionale.

Come se non bastasse, i processi del dopoguerra i tribunali antifascisti lo assolsero dai reati di sangue e contro il patrimonio, limitandosi a condannarlo a vent'anni per la sua adesione al fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana. Gray si rifiutò di fuggire in Germania spontaneamente dopo il 25 luglio, rigettò le richieste del comando tedesco di Torino di fornire i nomi dei giornalisti dimessi dalla “Gazzetta del Popolo” per non avere aderito alla RSI, si consegnò spontaneamente alla questura di Como dopo il 25 aprile. Liberato dall'amnistia Togliatti continuò la sua attività politica nei banchi parlamentari del Movimento Sociale Italiano e con la direzione del suo settimanale “Il Nazionale”, fino alla sua morte nel 1969.

Ma se gli ex partigiani di allora non ebbero alcun problema a permettere a Ezio Maria Gray di rientrare nella vita politica italiana, gli antifascisti di oggi vorrebbero superare in antifascismo Togliatti e i comunisti di allora, ribollendo al pensiero di una via intitolata ad un parlamentare della Repubblica Italiana. Con una campagna di calunnia storica fondata solo su tesi di autori comunisti come Angelo Del Boca e il revisionista della foibe Giancarlo Restelli (senza nemmeno consultare la tesi di laurea “Ezio Maria Gray : nazionalista, fascista, parlamentare repubblicano” di Giuseppe Leoni presente nella biblioteca turbighese e recante una lettera autografa di congratulazioni all'Autore da parte del segretario del PSI di allora Pietro Nenni) l'ANPI è arrivata fino al consiglio comunale giovedì 24 luglio per chiedere all'Amministrazione turbighese la revoca dell'intitolazione.

Fortunatamente, il risultato ottenuto è stato l'esatto contrario delle loro aspettative : non solo perché il consiglio comunale ha rigettato la richiesta di revoca, ma anche perché varie persone nei mesi scorsi hanno iniziato un lavoro di ricerca storica reso pubblico nel convegno “Ezio Maria Gray : un Italiano fedele alla Patria” proprio a Turbigo nel maggio scorso che ha reso possibile la vittoria di questa coraggiosa battaglia fornendo alle istituzioni turbighesi il materiale storiografico per smontare i castelli di menzogna inscenati dall'ANPI locale.

Ezio Maria Gray, da volontario nella Grande Guerra contribuì alla Vittoria dell'Italia e al completamento dell'Unità Nazionale meritandosi due decorazioni (medaglia d'oro e medaglia d'argento) al valore militare. Come potrà in futuro tollerarsi – nel caso di un cambio di giunta – la revoca dell'intitolazione di una via ad un  soldato pluridecorato della Grande Guerra?

L'Associazione Memento, che pone tra le sue finalità “lo studio, l’insegnamento e la divulgazione delle biografie degli uomini che hanno lasciato esempi di eroismo, dedizione e fedeltà alla Patria” si è mobilitata a difesa della memoria storica di Ezio Maria Gray, ed oggi sul proprio sito (www.associazione-memento.org) celebra questo successo   pubblicando la biografia del Patriota novarese sul numero di luglio di “Storie di...”, una pubblicazione mensile dedicata di volta in volta alla biografia di personalità che alla Patria hanno dato tutto e che spesso sono state dimenticate.
Significativo che in questo numero sia riportato uno stralcio dell'ultimo comizio di Gray nel 1968:

Dal  1921  ad  oggi,  senza  tradire  il  nostro  motto  “CON  LA  NAZIONE  SEMPRE,  CONTRO  LA  NAZIONE  MAI” abbiamo  praticato  il  dovere  e  sentito  l'orgoglio  di  servire  in  pace  e  in  guerra,  nella  buona  e  nella  cattiva sorte.  Servire  la  Patria  nei  suoi  fondamentali  istituti  e  servire  il  popolo  nelle  sue  legittime  istanze.  Senza egoismi restrittivi ma senza avventure insensate. Questo abbiamo fatto escludendo dalla nostra norma di vita la paura, la slealtà e l'affarismo: sapendo dire di no anche quando dirlo era impopolare. Quando tutto crollò non fuggimmo e non ci nascondemmo. Sapevamo che chi perde deve pagare. Pagammo. Quando ci ritrovammo, riprendemmo la stessa strada della Patria e la continueremo finché Dio vorrà. Contro gli stessi avversari di sempre, perché anche se hanno mutato veste e formule, sono gli eterni bastardi che se l'Italia fosse in guerra coi pidocchi starebbero dalla parte dei pidocchi pur di non essere con l'Italia. Ci opporremo come allora alla loro congiura, che è decisamente antinazionale, antireligiosa, antisociale. Impediremo che riducano  l'Italia  a  colonia,  il  popolo  a  plebe  e  la  libertà  a  licenza  sfrenata.  Nessun  merito  alla  nostra costanza. Quando si è dato tutto alla Patria si è dato ancora meno di quello che alla Patria di deve.”

“Con la Nazione sempre, contro la Nazione mai”: una consegna alla quale si rimane fedeli anche e soprattutto difendo la memoria di chi ne fece uno stile di vita e che costituisce oggi un esempio per le generazioni future.

Valerio Zinetti – Associazione Memento www.associazione-memento.org


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