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(ASI) Nel 1974, 29 anni dopo la fine della guerra e della resa del Giappone, il tenente Hiroo Onoda dell’esercito Imperiale Nipponico si arrese consegnando la sua spada al presidente delle Filippine e solamente dopo un preciso ordine di quello che nel 1942 era stato il suo comandante diretto e che, dopo la conquista di Mac Arthur delle Filippine, gli aveva ordinato di organizzare azioni di guerriglia contro il nemico.

Perché tanto accanimento e tanta determinazione che risultano incomprensibili nella cultura di oggi?

Semplicemente perché il Tenete Hiroo Onida non aveva più ricevuto nessun altro ordine e soprattutto non quello che gli permettesse di porre fine personalmente ad una guerra che per quanto gli constava era ancora in atto.

Certamente il tenente Hiroo Onoda avrà avuto dei dubbi, si sarà chiesto mille volte perché nessuno si ponesse in contatto e perché nessun sviluppo della guerra riguardasse la sua zona d’azione, ma non si chiese mai se fosse il caso di smettere di combattere per la Patria e per l’Imperatore, di lasciare perdere, di arrendersi …!

Commisurato ai criteri di giudizio della società moderna, il tenente Hiroo Onoda sarebbe oggi giudicato un pazzo, un illuso, un cretino e la cosa é assolutamente comprensibile dati i disvalori cui essa si ispira, la superficialità dei sentimenti che prova ed il vuoto di valori veri cui si ispira!

Ma il tenente Hiroo Onoda  era cresciuto in un’altra terra, in altri tempi e con altri valori tra i quali DOVERE, ONORE E FEDELTÀ non erano vecchie parole obsolete e prive di significato, ma i cardini su cui poggiava la dignità di un uomo e senza i quali nulla lo avrebbe più distinto dagli animali!

Per un soldato come il tenente Hiroo Onoda era stato naturale eseguire alla lettera gli ordini del suo diretto superiore così come lo era stato per i tre soldati che sopravvissero per tanti anni con lui a combattere nella giungla filippina per obbedire agli ordini!

Noi ci rendiamo perfettamente conto che personaggi come il tenente Hiroo Onoda sono oggi fuori moda, fuori tempo e soprattutto improponibili come esempi per il mondo in cui viviamo e per le persone che ci circondano, ma vogliamo ugualmente ricordarlo sia per ringraziarlo della inestimabile lezione morale che ha saputo darci, che per sottolineare che nella vita non è vero che esistano solamente le carriere, il tornaconto personale, il divertimento, lo sballo, la ruffiana sottomissione interessata ai potenti, la bigotta osservanza formale delle regole sociali, ma che ci sono anche valori come dovere, onore e fedeltà che se praticati innalzano l’uomo a vette morali che colpiscono e commuovono coloro che hanno la fortuna di assistervi ..!

Alessandro Mezzano

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