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Economia

Grecia 2026: la ripresa è reale ma non uniforme

Di Rino Milone. 18 Agosto 2026 – 10:52 9 min di lettura

(ASI) RIceviamo e Pubblichiamo - Il PIL continua a crescere più dell’area euro, la disoccupazione è scesa a una cifra e i conti pubblici sono tornati in avanzo. Ma inflazione, produttività, debito estero e forti divari territoriali impediscono di parlare di un miracolo compiuto.

La Grecia che si presenta nell’estate del 2026 non è più il Paese sull’orlo dell’uscita dall’euro raccontato durante la crisi del debito. Cresce più rapidamente della media europea, crea posti di lavoro, attrae capitali e registra avanzi di bilancio. Nello stesso tempo, però, rimane un’economia con un debito pubblico molto elevato, una forte dipendenza dalle importazioni e dal turismo, salari reali sotto pressione e differenze marcate tra Atene, le isole turistiche e le aree interne. La fotografia più corretta è quindi quella di una ripresa solida, ma ancora incompleta e territorialmente diseguale.

Il PIL cresce ancora, ma il ritmo rallenta

Nel 2025 il prodotto interno lordo reale è aumentato del 2,1% per il terzo anno consecutivo. Nel primo trimestre del 2026 la crescita è proseguita: +2,0% rispetto allo stesso periodo del 2025 e +0,2% sul trimestre precedente. Il dato più interessante riguarda gli investimenti fissi, saliti del 12,1% su base annua; consumi ed esportazioni hanno dato un contributo positivo più contenuto. La composizione della crescita è dunque migliore rispetto a una ripresa sostenuta soltanto dalla spesa delle famiglie.
Per l’intero 2026 le stime convergono su un rallentamento moderato: la Commissione europea prevede +1,8%, la Banca di Grecia +1,9%. Sono percentuali inferiori al 2,1% del 2025, ma ancora superiori alla crescita attesa per l’area euro. A sostenere l’attività sono soprattutto i fondi europei del Recovery and Resilience Facility, il credito alle imprese, gli investimenti diretti esteri e una domanda turistica ancora robusta. Il piano greco di ripresa vale 35,95 miliardi di euro e, secondo la Commissione, a giugno 2026 ne erano stati erogati 24,6 miliardi.
Il confronto con il passato, tuttavia, invita alla prudenza. Nel 2025 il PIL reale era ancora quasi il 14% sotto il picco del 2008 e il reddito pro capite, misurato a parità di potere d’acquisto, si fermava al 68,4% della media dell’Unione europea. La Grecia sta recuperando terreno, ma la convergenza è lenta: la Commissione stima una crescita reale di lungo periodo intorno all’1,5%.

Occupazione: la svolta c’è, ma non è completa

La disoccupazione è scesa all’8,0% nel giugno 2026, dal 9,2% di un anno prima. È uno dei risultati più visibili della ripresa e riporta il Paese su livelli che non si vedevano prima della lunga crisi. Rimane però superiore al 6,3% dell’area euro e nasconde divari importanti: nello stesso mese il tasso era del 19,5% tra i giovani sotto i 25 anni, del 10,4% tra le donne e del 6,0% tra gli uomini. I dati mensili possono oscillare, ma il messaggio strutturale è chiaro: il miglioramento è notevole, senza essere ancora pienamente europeo.
Nel primo trimestre del 2026 la domanda di lavoro è cresciuta soprattutto nella manifattura, nel turismo e nei servizi amministrativi, di supporto e professionali. Le carenze di personale restano evidenti nell’edilizia, negli alberghi e nella ristorazione. È un paradosso solo apparente: disoccupazione e posti vacanti possono convivere quando competenze, territorio, condizioni di lavoro e stagionalità non coincidono. La Commissione segnala inoltre una partecipazione al lavoro ancora bassa e una disoccupazione di lunga durata vicina al 5% della forza lavoro, tra le più elevate dell’Unione.
Anche la qualità della crescita occupazionale merita attenzione. Nel primo trimestre le retribuzioni nominali per dipendente sono aumentate del 3,3%, ma in termini reali sono rimaste sostanzialmente ferme, perché i prezzi sono cresciuti allo stesso ritmo. A luglio l’inflazione nazionale era al 3,4%, con rincari particolarmente pesanti per abitazione ed energia e per i trasporti. Più occupazione, dunque, non significa automaticamente un recupero equivalente del potere d’acquisto.

Conti pubblici e banche: il grande cambiamento rispetto alla crisi

Sul piano finanziario, la distanza dagli anni più bui è netta. Nel 2025 il bilancio delle amministrazioni pubbliche ha registrato un avanzo dell’1,7% del PIL e il saldo primario ha raggiunto il 4,9%. Per il 2026 la Commissione prevede ancora un avanzo complessivo dello 0,8%, nonostante tagli fiscali, aumenti di pensioni e stipendi pubblici, sostegni contro il caro energia e maggiori spese per la difesa.
Il debito resta enorme, ma la traiettoria è discendente: dal 146,1% del PIL nel 2025 al 140,7% previsto nel 2026 e al 134,4% nel 2027. È ancora il rapporto più alto dell’Unione europea, ma avanzi primari, crescita nominale, rimborsi anticipati e una struttura delle scadenze favorevole riducono il rischio di una nuova crisi di finanziamento. I titoli sovrani greci sono tornati nell’area investment grade presso le principali agenzie di rating.
Anche le banche sono più robuste. A marzo 2026 il rapporto tra esposizioni deteriorate e prestiti era sceso al 3,4%, dal 3,8% di un anno prima; a maggio i depositi del settore privato ammontavano a 215 miliardi di euro e il credito alle imprese non finanziarie cresceva del 9,8% annuo. Resta però una coda della crisi fuori dai bilanci bancari: alla fine del 2025 i gestori specializzati amministravano circa 80 miliardi di euro di debiti deteriorati, pari al 32,2% del PIL.
La principale vulnerabilità macrofinanziaria è oggi il disavanzo delle partite correnti. Per il 2026 la Banca di Grecia lo stima al 6,2% del PIL e la Commissione, in uno scenario più sfavorevole legato all’energia, al 7,1%. La Grecia importa molti beni capitali, combustibili e materie prime: gli stessi investimenti che alimentano la crescita possono quindi allargare il deficit estero. Turismo e trasporti generano valuta, ma da soli non bastano a riequilibrare l’economia.

Dove l’economia è più fiorente

Non esiste un’unica classifica. “Fiorente” può indicare il peso sull’economia nazionale, il reddito per abitante, il ritmo di crescita oppure la capacità di attrarre visitatori e investimenti. Inoltre, gli ultimi conti regionali completi disponibili nel 2026 si riferiscono al 2023. Letti insieme ai dati turistici del 2025, delineano comunque una geografia molto chiara.

Attica: Atene e il Pireo. È il centro economico dominante: nel 2023 produceva il 48,8% del valore aggiunto nazionale e aveva il PIL pro capite più elevato del Paese, 29.732 euro. Qui si concentrano finanza, servizi professionali, informazione e comunicazione, ricerca, immobili, sedi societarie, navigazione e logistica portuale. Nel 2025 l’Attica è stata anche la regione più visitata, con 9,7 milioni di visite e 5,84 miliardi di euro di entrate turistiche.

Macedonia Centrale: Salonicco. Con il 13,9% del valore aggiunto nazionale è il secondo polo economico. Ha una base più diversificata delle regioni insulari: manifattura, agroalimentare, commercio, università, servizi e logistica attorno al porto di Salonicco. Nel 2025 ha registrato 7,2 milioni di visite e 1,62 miliardi di euro di entrate turistiche, rafforzando anche il ruolo di destinazione urbana e porta dei Balcani.

Egeo Meridionale. Cicladi e Dodecaneso sono la potenza turistica del Paese. Nel 2025 la regione ha generato 6,62 miliardi di euro di entrate, il valore più alto della Grecia, e 53,1 milioni di pernottamenti. Il PIL pro capite del 2023, 21.610 euro, era il secondo più elevato dopo l’Attica. La prosperità è però molto stagionale e comporta costi crescenti per abitazioni, acqua, trasporti e servizi locali.

Creta. Unisce una potente industria turistica — 4,34 miliardi di entrate nel 2025 — a un’importante base agricola e agroalimentare. Nel 2023 rappresentava il 5,1% del valore aggiunto greco. La presenza di università e centri di ricerca, insieme agli investimenti in energia e infrastrutture, la rende una delle economie regionali più diversificate tra le isole.

Isole Ionie. Nel 2023 hanno segnato l’aumento nominale del valore aggiunto più rapido tra le regioni greche, +13,6%, e nel 2025 hanno prodotto 1,90 miliardi di euro di entrate turistiche. Corfù è anche il secondo porto del Paese per ricavi da crociere. È un’area dinamica, ma fortemente esposta alla stagionalità e ai costi ambientali del turismo di massa.

Meganisi: crescere senza perdere la propria identità.
Marco Rossano,imprenditore Leccese che vive a Meganisi,ci racconta che In questa cornice, la piccola isola ionica a est di Lefkada rappresenta un esempio significativo di sviluppo turistico discreto. La sua economia si è rafforzata grazie soprattutto alla nautica, alla ricettività e alla ristorazione, senza assumere finora i caratteri del turismo di massa. Il paesaggio naturale, tutelato anche dalla rete Natura 2000, i borghi di Vathy, Spartochori e Katomeri, l’accoglienza personale e la cura dell’ospite restano elementi centrali dell’offerta. Il valore economico di Meganisi nasce proprio da questo equilibrio: creare reddito e lavoro conservando autenticità, tranquillità e identità .

Grecia Centrale (Sterea Ellada). Ha meno visibilità internazionale, ma un profilo industriale forte: nel 2023 industria, energia, attività estrattive e gestione delle reti generavano circa il 41% del valore aggiunto regionale. È un polo produttivo importante e complementare ai servizi dell’Attica, anche se il suo andamento recente è stato meno vivace di quello delle regioni turistiche.
Il quadro opposto è offerto dalla Macedonia Occidentale, impegnata nella difficile transizione dalla lignite: nel 2023 il valore aggiunto regionale è diminuito del 2,4% e il PIL pro capite dell’1,0%. È il promemoria più evidente del fatto che la crescita nazionale non raggiunge tutti i territori nello stesso momento e con la stessa intensità.

Le fragilità che possono frenare la corsa

La prima fragilità è la produttività. Secondo la Commissione, quella del lavoro equivale soltanto al 54,6% della media UE, mentre i greci lavorano il maggior numero di ore per dipendente nell’Unione. La seconda è la dipendenza da attività a basso o medio valore aggiunto, imprese molto piccole e importazioni. La terza è il “gradino” del 2027: con la conclusione del programma europeo di ripresa, gli investimenti dovranno reggersi più sulla capacità privata e sulle riforme che sui trasferimenti straordinari.
A questi fattori si aggiungono il costo delle abitazioni, la lentezza della giustizia e della pubblica amministrazione, le competenze non sempre allineate ai bisogni delle imprese, il declino demografico e i danni crescenti provocati da incendi, alluvioni, siccità e ondate di calore. Sono problemi che pesano soprattutto sulle zone montane, rurali e più lontane dai grandi collegamenti.

In conclusione
Nel 2026 la Grecia è finanziariamente più credibile, cresce più dell’area euro e offre molte più opportunità di lavoro rispetto a dieci anni fa. Il motore più potente resta l’Attica, seguita dal polo di Salonicco e dalle economie turistiche dell’Egeo meridionale, di Creta e dello Ionio; accanto a esse emerge una Grecia industriale meno visibile, concentrata soprattutto nella fascia centrale del Paese.
La vera prova, però, viene adesso: trasformare il rimbalzo alimentato da turismo, immobili e fondi europei in un modello più produttivo, innovativo, esportatore e capace di creare buoni salari in tutte le regioni. Se riuscirà in questo passaggio, la Grecia non sarà soltanto uscita dalla crisi: avrà costruito una crescita durevole. Oggi i dati autorizzano un cauto ottimismo, non ancora il trionfalismo.

 Rino Milone.

 

 

 

*Fonte foto: Pexels.com questa foto libera da copyright. 

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