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Medicina e Salute

  La flora intestinale alleata contro i tumori

Di Redazione ASI 15 Luglio 2022 – 16:21 2 min di lettura
(ASI) Da uno studio condotto dai ricercatori del Pascale la memoria immunitaria indotta dai batteri residenti nell’intestino umano potrebbe bloccare o addirittura contenere lo sviluppo o la progressione delle neoplasie. Primi autrici della ricerca due giovani contrattiste dell’Istituto dei tumori di Napoli.                                                                                   
 
 
E’ stato pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Translational Medicine il lavoro, dal titolo Molecular mimicry between tumor associated antigens and microbiota-derived epitopes, del gruppo di Modelli Immunologici Innovativi dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli, diretto da  Luigi Buonaguro. Primi autori, in condivisione,  Concetta Ragone e Carmen Manolio, due giovanissime contrattiste del Pascale. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35836198/
 
Lo studio ha dimostrato, per la prima volta in letteratura, che antigeni tumorali espressi da vari tumori hanno una notevole omologia di sequenza e di struttura con antigeni derivati da batteri che compongono la flora intestinale (definito come molecular mimicry). In alcuni casi, la omologia è pari al 100 per cento.
 
In pratica, nello studio viene descritto che ci sono batteri residenti nell’intestino umano non patogeni, in grado di presentare al sistema immunitario antigeni potenzialmente capaci di indurre una memoria immunitaria che può essere riattivata in caso di sviluppo di un tumore che esprima antigeni ad elevata omologia. <Una memoria immunitaria “anti-microbiota” diventa, così, - spiega Luigi Buonaguro - una immunità “anti-tumorale”. L’effetto finale porterebbe a un contenimento, o addirittura al blocco della crescita tumorale>.
 
 Il potenziale impatto di questi risultati sulla immunologia ed immunoterapia dei tumori è davvero notevole. Infatti, a livello individuale: soggetti con memoria immunitaria indotta dagli antigeni della flora intestinale, sarebbero a tutti gli effetti vaccinati preventivamente nei confronti di un tumore. Di conseguenza, potrebbero essere protetti dallo sviluppo e progressione dei tumori stessi. A livello generale: gli antigeni non-self della flora intestinale sono molto più efficaci per sviluppare vaccini terapeutici e terapie cellulari (CAR-T cells) anti-cancro. Le strategie immunoterapeutiche sarebbero, dunque, di gran lunga più efficaci.
 
<Uno studio importante – dice il direttore scientifico dcell’Irccs partenopeo, Alfredo Budillon – che conferma lo sforzo e le competenze che il Pascale ha costruito in questi anni nel campo dell’immunoterapia antitumorale>.
 
Vista la notevole potenziale ricaduta clinica gli antigeni identificati sono anche oggetto di una richiesta di brevetto depositata dal Pascale nelle scorse settimane.
 
<Estremamente interessante – dichiara il direttore generale del polo oncologico, Attilio Bianchi – questa scoperta dei nostri ricercatori. Apre la strada a innovative prospettive di approccio alla cura dei tumori. Complimenti a Luigi Buonaguro, alla sua equipe e a tutti i ricercatori dell’Istituto, il cui impegno porta sempre più alto la asticella della ricerca sul cancro>.

 

*Nella foto Luigi Buonaguro con la sua equipe

 

 

 

 

 

Nota della Redazione

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