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(ASI) Viviamo in un universo tecnologico, nel quale ci troviamo continuamente a comunicare, ciò nonostante abbiamo iniziato a sacrificare le conversazioni in cambio della tecnologia. A casa le famiglie si siedono assieme ognuno concentrato a leggere le proprie e-mail e a mandare sms, a lavoro durante le riunioni tutti mandano messaggi e controllano le e-mail, durante le lezioni all’università e quando andiamo ad un appuntamento ci troviamo sempre con il telefono in mano a mandare messaggi e a “chattare” su internet.

Mio fratello, di 17 anni mi ha spiegato che esiste una nuova specializzazione che consiste nel riuscire a scrivere e rispondere con un occhio mentre con l’altro guardi la persona che hai davanti e cerchi di intrattenere una conversazione. La nostra vita è ormai svolta in costante connessione internet una sorta di vita in Wifi, e quei piccoli oggetti quali il Blackberry e l’Iphone non solo cambiano la nostra vita ma cambiano anche chi siamo. Ci siamo abituati ad un nuovo modo di vivere da soli ma in compagnia. Grazie alla tecnologia possiamo essere in una sorta di compagnia virtuale, siamo insieme ma ognuno vive nella propria bolla tecnologica, costantemente attaccati ai nostri “touchscreen” e ai nostri telefonini. A lavoro molti colleghi arrivano e tirano fuori il loro i-Pad, il Mac, l’Iphone e poi si mettono le cuffie, sembrano dei piloti di aereo nella cabina di pilotaggio. Nel silenzio della connessione molta gente si conforta nell’illusione di essere in contatto con un sacco di gente. Mandando sms, scrivendo bbm sul blackberry e postando status su facebook possiamo presentare l’immagine di noi che vogliamo.

Le relazioni umane sono ricche, sono difficili e richiedono devozione. Abbiamo imparato a pulirle con la tecnologia e siamo passati dalla conversazione alla connessione e più passa il tempo meno ci rendiamo conto che tra due cose esiste una differenza. Le e-mail, i tweet, facebook non sostituiscono le conversazioni. Per capire e conoscere un’altra persona non bastano i bbm, gli sms e i tweet, mancano tutte le nuance, le espressioni facciali, le emozioni che si provano, e quando si sostiene una conversazione siamo esposti anche al punto di vista del nostro interlocutore. Le conversazioni ci insegnano l’arte della pazienza, mentre quando comunichiamo sui nostri aggeggi tecnologici impariamo abitudini diverse. La connessione è talmente veloce che alla stessa velocità con la quale mandiamo il messaggio, ci aspettiamo con altrettanta velocità una risposta, e per ottenere una risposta in minor tempo scriviamo frasi più semplici rendendo le conversazioni demenziali .

Non esiste termine che meglio rispecchi la nostra generazione di “Horror Vacui”.

Quanta gente vediamo intorno a noi camminare senza guardare avanti ma con la testa china a leggere e-mail, tutti sembrano super indaffarati a leggere, spedire, comunicare….

Sarà colpa solo degli smartphone ? non credo.

Il problema lo aveva scoperto Aristotele e si chiama “Horror Vacui” che sarebbe la paura del vuoto ! ossia la teoria Aristotelica che si riferiva al fatto che la natura rifiuta il vuoto e lo riempie costantemente.

Credo fermamente che il vero problema sia questo, non ci piacciono gli spazi vuoti e li colmiamo con cose inutili. Nel mentre la Apple ci ha costruito sopra un impero.

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

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