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Cultura

Nino Buttazzoni e i Nuotatori Paracadutisti "Solo per la bandiera"

Di Cristiano Vignali 25 Settembre 2026 – 12:21 4 min di lettura

​(ASI) Venezia - In questo speciale storico tratteremo brevemente la figura del comandante Nino Buttazzoni e dei suoi Nuotatori Paracadutisti che dopo l'armistizio dell'8 Settembre 1943 aderirono alla X Mas di Junio Valerio Borghese per continuare a combattere contro gli Alleati "Solo per la Bandiera".

"Noi"Noi siamo soldati e come tali abbiamo combattuto contro gli invasori per riscattare l'Onore della nostra Patria, ma voi insistete a chiamarci fascisti. Ebbene, se amare la Patria, volere l'Onore della Bandiera, volere Trieste italiana significa essere fascisti, allora vi grido in faccia: io sono Fascista!".
Quando queste parole risuonarono nel 1947 all'interno dell'aula di tribunale dove si celebrava il processo per collaborazionismo a carico dei vertici militari della Repubblica Sociale Italiana, a pronunciarle non era un teorico del regime o un gerarca politico, bensì un ufficiale del Genio Navale della Regia Marina: Nino Buttazzoni. Triestino di nascita, classe 1912, Buttazzoni incarnava l'archetipo del tecnico prestato alle armi, un pioniere che negli anni più cupi del conflitto mondiale aveva legato indissolubilmente il proprio nome alla nascita e al comando di un corpo militare d'élite destinato a fare scuola: i Nuotatori Paracadutisti.
​Le origini di quella vicenda affondavano nel 1941, quando Buttazzoni, uscito dall'Accademia Navale di Livorno un decennio prima, venne inviato alla Scuola Paracadutisti di Tarquinia con un incarico senza precedenti: fondere l'esperienza anfibia dei marò del Reggimento San Marco con le tecniche di aviolancio dell'Esercito. Da quella sua intuizione nacque ufficialmente, nella primavera del 1943, il reparto autonomo dei Nuotatori Paracadutisti (NP). Si trattava di un nucleo d'avanguardia assoluta, addestrato a lanciarsi nel vuoto sul terreno o in mare aperto, a compiere lunghe infiltrazioni notturne a nuoto con autorespiratori ad ossigeno e a condurre ricognizioni e sabotaggi dietro le linee nemiche; una formula operativa che avrebbe poi costituito l'ossatura tecnica del moderno Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare.
​La frattura dell'8 settembre 1943 travolse le Forze Armate italiane, ponendo ogni soldato di fronte a un bivio drammatico. Mentre le gerarchie si dissolvevano e l'esercito andava in pezzi, Buttazzoni compì la sua scelta: salvaguardare il nucleo degli NP e farlo confluire nella riorganizzata Xª Flottiglia MAS guidata da Junio Valerio Borghese. Per l'ufficiale giuliano non fu una decisione dettata dal fanatismo ideologico, ma dalla radicata convinzione che l'armistizio rappresentasse una resa vergognosa e che la dissoluzione dello Stato lasciasse sguarnito il fronte più fragile di tutti, la sua terra d'origine. Con la Venezia Giulia, l'Istria e Trieste esposte all'avanzata delle formazioni partigiane jugoslave di Tito e i loro fiancheggiatori Comunisti italiani e strette dalla diffidenza germanica, la priorità di Buttazzoni rimase ancorata alla difesa dei confini orientali e al mantenimento dell'identità italiana di quei territori.
​La condotta bellica del Battaglione NP si distinse nettamente da quella di altri reparti della Repubblica di Salò. Gli uomini di Buttazzoni non vennero impiegati nelle operazioni di rastrellamento e controguerriglia antipartigiana dell'entroterra padano o tosco-emiliano, ma rimasero un'unità strettamente combattente di prima linea. Dapprima operarono sul fronte orientale a sbarramento delle infiltrazioni del IX Corpus jugoslavo, per poi essere trasferiti, nella primavera del 1945, lungo la linea del fronte convenzionale tra le valli di Comacchio e il delta del Po, a contrastare l'avanzata dell'8ª Armata britannica. La ritirata finale fino a Venezia si concluse il 2 maggio 1945 con una resa formale e ordinata, al punto che gli stessi comandi britannici riconobbero al reparto l'onore delle armi prima di avviare gli ufficiali alla prigionia.
​Nel clima incandescente delle epurazioni post-belliche, Buttazzoni fu chiamato a rispondere davanti alla giustizia della sua adesione alla RSI. Fu in quel contesto processuale che l'ufficiale respinse l'etichetta di complice di crimini di guerra, rivendicando la natura puramente militare del proprio operato a presidio della Nazione e della popolazione civile. I giudici riconobbero la fondatezza di quella linea: l'istruttoria accertò la totale assenza di crimini di guerra, violenze arbitrarie o ritorsioni contro la popolazione, certificando che le azioni degli NP erano rimaste nell'alveo dei compiti bellici e della tutela territoriale. Il verdetto fu la piena assoluzione.
​Chiusa per sempre la parentesi della guerra, Buttazzoni seppe reinventarsi nella vita civile mettendo a frutto l'ingegno tecnico e l'esperienza subacquea: fondò la Micoperi, trasformandola in una realtà ingegneristica di riferimento mondiale nel settore delle grandi opere marittime e offshore.
Buttazzoni fu anche presidente della Associazione dei Combattenti della Xa Flottiglia Mas dal 1974 al 1987, succedendo direttamente al Comandante Borghese scomparso in quell'anno a Cadice. 
Nel suo libro di memorie, intitolato significativamente "Solo per la bandiera", lasciò la testimonianza di una generazione di soldati che, nel disastro del 1943, scelsero la trincea nel convincimento di difendere non un regime, ma l'esistenza stessa della propria Patria, l'Italia. 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

Foto: Nello scatto si nota il Comandante  Nino Buttazzoni  nella tipica tenuta dei reparti paracadutisti della Marina della RSI, caratterizzata dal caschetto da lancio imbottito, il giubbone di panno e i distintivi di reparto (tra cui il brevetto da paracadutista e i gradi sul bavero).

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