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(ASI) Alvaro Fiorucci, redattore capo del tg3 Umbria e il suo ultimo libro “48 small. Il dottore di Perugia e il mostro di Firenze”(edizioni Morlacchi, 2012) protagonisti a “Ventiquattromilarighesottoimari”, Festival del noir, in programma a Senigallia dal 22 al 26 agosto.

La rassegna, promossa dal Comune marchigiano e dalla Fondazione Rossellini per la letteratura popolare, richiamando una fortunata serie televisiva, ha per sottotitolo ”Lex and the city”. L’accostamento vuol sottolineare il legame tra un contesto territoriale e un fatto criminoso che vi si è svolto. Raccontare un crimine può essere una chiave di lettura di determinata realtà sociale economica e politica. Un nesso causale sempre vero o, a volte, meramente casuale? La domanda sarebbe da porre con riferimento ad alcuni fatti di cronaca nera  per i quali lo scenario potrebbe essere indifferentemente una città o un’altra, come ci sembra potrebbe dirsi per il caso raccontato da Fiorucci.

Ma il festival di Senigallia sceglie comunque la chiave del territorio come scenario non casuale o, se si vuole, dello scenario raccontato tramite i suoi legami con un fatto di nera che vi si svolge. E, allora, con il libro di Fiorucci entra in scena anche Perugia. Insieme ad altre città e luoghi come Urbino, che fa da sfondo al libro di Marcello Simoni “I sotterranei della Cattedrale”; Modena e Parma, “Ducati criminali” dei libri di Luigi Guicciardi e Valerio Varesi; la Roma di Giovanni Ricciardi in “Le inchieste del Commissario Ponzetti”; la Toscana di provincia di Marco Malvaldi e la sua trilogia degli Investigatori del Bar Lume”.  E così da letteratura di genere, il noir italiano, diventa lo strumento per tinteggiare i problemi delle realtà italiane di oggi: la criminalità organizzata, la sofisticazione alimentare, la collusione tra mafia e politica, l’apatia sociale.

Il libro di Fiorucci, la cui presentazione è in programma domenica 25 alle 18h45, ripropone la lettura rigorosamente cronachistica del caso del medico perugino Narducci. Caso che, sul piano giudiziario, è stato archiviato come suicidio ma che, nell’immaginario collettivo, è stato collegato ad uno dei più grandi misteri italiani, quello dei delitti del mostro di Firenze.  E ciò, proprio a partire da uno degli elementi da cui prende titolo il libro di Fiorucci: il corpo ripescato dalle acque del Lago Trasimeno, non corrispondeva alla corporatura del medico (48) ma a quella di un uomo di qualche taglia più robusto. Recentemente la Corte di Cassazione ha in parte rivisto il caso giudiziario, decretando che debba essere riaperto il dibattimento in una nuova udienza preliminare relativamente ad alcuni elementi a carico di alcuni indagati per false dichiarazioni, presunte pressioni sui consulenti e supposti tentativi di creare intralci nelle indagini al gides Giuttari. Ciò, pur sgombrando il campo definitivamente dall’accusa di associazione a delinquere (che la Suprema Corte ha definito priva di elementi processualmente rilevanti)) che era alla base della tesi dello scambio di cadaveri e dei legami della vicenda con quella del mostro di Firenze.

Malgrado questo ulteriore chiarimento in sede processuale, quella del medico perugino Narducci resta nella collettività locale una vicenda che non sembra chiarita in tutti i suoi aspetti. E, perciò, destinata a riproporre dubbi e perché tipici di un “mistero” italiano, nel quale la cronaca si intreccia con le leggende metropolitane, la realtà giudiziaria con la verità supposta che subito si diffonde nel contesto cittadino. Il libro di Fiorucci, nel raccontare fatti e atmosfere come uno scrupoloso cronista locale deve fare, dà conto di questa irrisolta doppia verità.  Ù

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia



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